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Labaro laboratorio (musicale): i Taverna Zebra

taverna-zebra.jpgI Taverna Zebra sono una band di musica popolare tradizionale attiva dal 2008 e di base nella zona di Labaro. Nati dall’incontro di musicisti provenienti da generi musicali molto diversi tra loro, propongono una gustosissima commistione tra musica folk riconducibile principalmente all’area dell’alto Lazio e sonorità provenienti dalle varie culture del mondo. L’anno scorso figuravano nel cartellone di “Piazza Bella Piazza”, l’annuale rassegna musicale patrocinata dalla CGIL che si tiene alle Terme di Caracalla e che propone ogni volta, oltre a nomi noti della scena nazionale, realtà semisconosciute ma non per questo meno interessanti.

In effetti quando uno pensa al folk nostrano la mente corre automaticamente a cose tipo pizzica, taranta et similia, ignorando che l’universo della musica etnica è molto più variegato e arriva a comprendere tutta una serie di richiami, influenze e miscele sonore che includono elementi anche molto lontani tra loro, sia musicalmente che geograficamente.

Quello che i Taverna Zebra si propongono di fare è rendere questi mondi meno lontani, cercando di annullare le distanze tra realtà sociali, popoli e culture tanto diverse.

Ne parliamo con Biagio, che assieme a Secondo, Susanna e Alessandra, ci riceve nella sala che utilizzano per le loro prove all’interno del Teatro Melchiade, a Labaro, in via Monti della Valchetta 4.

Partiamo dal nome. Qual è la genesi dell’appellativo che avete scelto per il vostro ensemble?
Beh diciamo innanzitutto che il nome è composto da due parole aventi ognuna un significato ben preciso: la taverna è un luogo d’incontro, di condivisione, è il posto in cui, specie in passato, operai e braccianti, al termine della giornata lavorativa, si ritrovavano al tavolo davanti a una bottiglia di vino per raccontarsene di belle. Un po’ quello che accade a noi, che non potendo vivere della nostra musica, nella vita ci occupiamo di tutt’altro e ci troviamo qui in sala al termine della giornata per scambiarci idee e influenzarci a vicenda; la zebra invece rappresenta, proprio per la particolare colorazione del suo mantello, una realtà duale in cui il bianco e il nero – due opposti – si integrano senza mescolarsi e mantenendo ognuno la sua particolarità.

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Un genere come quello che proponete necessita ovviamente di una formazione abbastanza numerosa. Quanti elementi conta la vostra band ?
Io in verità più che una band la definirei un vero e proprio laboratorio musicale che negli anni ha visto succedersi una varietà di formazioni diverse, fermo restando il nucleo storico. L’assetto attuale conta sette elementi, tra cui due voci femminili.

Avete influenze particolari alle quali vi rifate, sia a livello di musica che di testi ?
Sì, le influenze sono più d’una. Come ti dicevo, siamo in sette e ognuno porta all’interno della band un proprio bagaglio fatto di ascolti che spaziano tra i generi più vari: dal jazz al folk passando per funk, classica e – ovviamente – musica di tradizione popolare, che è poi il nostro stile di riferimento. Se mi chiedi di farti dei nomi, al livello personale direi gente come Carlo Siliotto e il suo Canzoniere del Lazio, Piero Brega e il folk italiano degli anni settanta in generale.

Quando ci siamo sentiti mi avevate parlato di un disco in dirittura d’arrivo. Vi sono state novità a riguardo nel frattempo ?
Il disco – che è autoprodotto – teoricamente sarebbe pronto, il problema è che alcuni intoppi di natura burocratica relativi alla SIAE ne hanno rallentato l’iter di pubblicazione e quindi al momento siamo in una fase che definiremmo di stallo. Contiamo però di superarla quanto prima e di poterlo presentare in uno dei nostri prossimi spettacoli dal vivo.

Tra l’altro so che dal vivo avete un repertorio molto cospicuo oltre alle canzoni presenti sul CD.
Sì, in totale abbiamo 18-19 pezzi finiti che scegliamo di volta in volta a seconda del contesto nel quale ci esibiamo, che si tratti di una serata a tema o di un concerto benefico.

Immagino che abbiate un vostro metodo di composizione oramai ben rodato, data l’immagine di coesione e armonia che trasmettete all’esterno, almeno agli occhi del sottoscritto. Come nascono i vostri pezzi ?
In verità non abbiamo un metodo di lavoro predefinito. Solitamente entriamo in sala con un’idea ancora in fase embrionale, magari una melodia da sviluppare o un’atmosfera sonora che rievoca determinate sensazioni. Successivamente, con l’apporto strumentale di tutti gli elementi, questa idea viene sviluppata sulla base dell’ispirazione del momento. E in questa fase è di capitale importanza la sezione ritmica. A volte l’idea originaria può essere rimasticata così tante volte da lasciar venire fuori qualcosa di totalmente diverso da quelle che erano le intenzioni di partenza.

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Dovendo far convivere le vostre vite private coi ritmi imposti da un progetto come il vostro, trovate difficoltà a conciliare due dimensioni apparentemente così lontane?
Il difficile è proprio questo. Abbiamo ognuno il proprio impiego, la propria famiglia e a volte non è semplice rendere logisticamente compatibili le varie esigenze, però al momento abbiamo raggiunto un buon punto di equilibrio che ci permette di riservare il giusto tempo alla band dosandolo tra il lavoro in studio, che è alla base di tutto, e le esibizioni dal vivo.

Avete in programma concerti dal vivo nel breve?
Al momento abbiamo in cantiere un’esibizione a Gennaio ma ancora non c’è nulla di definito ufficialmente. Ad ogni modo ne daremo conto per tempo attraverso il nostro profilo su Facebook (www.facebook.com/pages/TAVERNA-ZEBRA/85072473305) o sul nostro Myspace (www.myspace.com/tavernazebra)

L’invito rivolto a tutti è quindi quello di visitare le pagine a loro dedicate e, soprattutto, non prendere impegni quando suoneranno dal vivo. Stay tuned.

I Taverna Zebra sono: Susanna Slamic (voce); Alessandra Belfiore (voce); Biagio Biondi (basso); Mario Gabrielli (chitarre); Maurizio Basile (chitarre); Saverio D’Adamo (flauto); Secondo Flex (batteria & percussioni); Massimo Ventricini (percussioni).

Valerio Di Marco

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