Home ATTUALITÀ Uffici anagrafici, come cambia il servizio nei Municipi romani

Uffici anagrafici, come cambia il servizio nei Municipi romani

sportello.JPGStop al termine della distribuzione del “numeretto” 30 minuti prima dell’orario di chiusura al pubblico, orari uguali ovunque, hostess e/o steward che accolgono ed aiutano i cittadini, nuove deleghe agli operatori. Queste in sintesi le novità della direttiva emessa dall’assessore capitolino all’Anagrafe, Enrico Cavallari, che ha come obiettivo quello di rendere più efficienti i servizi e snellire le pratiche agli sportelli degli uffici anagrafici dei Municipi di Roma.

“La direttiva – ha dichiarato sul sito del Comune l’assessore Cavallari – si è resa necessaria a seguito dell’incontro avvenuto nei giorni scorsi presso il Dipartimento Risorse umane alla presenza di tutti i direttori, dei presidenti dei municipi e delle sigle sindacali. L’obiettivo è quello di rendere istruzioni operative a tutti gli uffici demografici per armonizzarne l’operato su tutto il territorio capitolino, a vantaggio di servizi univoci ed uniformi. Dalla settimana prossima mi recherò personalmente presso le varie strutture decentrate per verificare di persona l’erogazione dei servizi che, sono certo, registreranno da subito un sensibile miglioramento grazie al nuovo assetto organizzativo”.

Inoltre – spiega ancora Cavallari – gli sportelli anagrafici non potranno limitare l’accesso con il contingentamento dei “numeri elimina-code”, in quanto tale iniziativa, adottata in maniera difforme presso le diverse strutture, si trasformerebbe in una sostanziale diminuzione dell’offerta oraria, generando disservizi alla cittadinanza e contrasti con i municipi limitrofi. Così ciascuna struttura territoriale dovrà accettare le richieste delle persone presenti all’interno degli uffici fino all’orario di chiusura, senza alcuna eccezione.

Per facilitare l’organizzazione del lavoro – si apprende ancora dal sito del Campidoglio – la direttiva predispone un servizio di pre-accoglienza, cui destinare personale anche non in possesso della delega di Ufficiale di anagrafe, per aiutare i cittadini nella compilazione dei moduli, segnalando la documentazione da presentare, e nel rilascio delle informazioni. In questo modo l’operatore di sportello potrà accogliere domande complete, snellendo sensibilmente il lavoro finale ed evitando, ad esempio, di ricevere allo sportello persone con una documentazione parziale.

orari estivi

Con l’occasione segnaliamo che, a partire da lunedì 2 luglio fino a venerdì 31 agosto 2012, gli orari di apertura al pubblico degli sportelli anagrafici del territorio, sono così articolati:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì : 8.30 – 12.00
Giovedì: mattina 8.30 – 12.00; pomeriggio 14.00 – 16.00
Nella giornata di giovedì 16 agosto sarà prevista la chiusura pomeridiana.

sportelli anagrafici del XX Municipio

Ricordiamo infine che nel XX Municipio gli sportelli anagrafici si trovano a
La Storta: Via Enrico Bassano (altezza Via Cassia 1821 incrocio Via Morbelli)
Prima Porta: Piazza Saxa Rubra 19
Cesano: Via Stazione di Cesano 838
Ci sarebbe infine da annoverare anche il tanto atteso e mai aperto ufficio di via Riano, a Ponte Milvio…ma questa è un’altra storia.

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4 COMMENTI

  1. Meritocrazia
    Parola utilizzata gratuitamente e mai applicata.
    Il numeretto completo di un sistema gestionale softwer sarebbe il toccasana per un sistema dove il prsonale ligio al dovere a volte si sobbarca anche le inefficenze di altri, senza remunerazione per i propri meriti.
    Si potrebbe cosi eliminare Lo Scavalco dei furrbetti che conoscono gl’impiegati, si potrebbe controllare meglio gli standard qualitativi tra le varie strutture dei Municipi.

    Questo se il nostro paese decide di divenire un CIVILE senza penalizzare i lavoratori ma incentivandoli a migliorare il SERVIZIO AL CITTADINO.
    Se poi ,invece di buttare i soldi con cose inutili si volesse far funzionare il portale con l’acesso diretto per avere informazioni di carattere generale , nonche’ certificati ONLINE saremmo tutti molto piu contenti , si eliminerebbero code ,traffico , arrabbiature ed i lavoratori degli uffici sarebbero meno stressati.
    “Sono quasi sette anni che sono iscritto al portale del comune di Roma ed il sevizio non funziona”.
    ” La PEC cosa Buona, legge 185 del 2008 Funziona al comun di Roma?”
    Marzo 2011 mi sono recato presso gli uffici del sindaco per protocollare un foglio ed ho ricevuto il numero telefonicamente il giorno dopo ” e’ normale tutto questo? “.
    ROMA CAPITALE

  2. rendiamoci conto che non abbiamo un ufficio all’interno del GRA……

    Ma che Municipio è???? Dai su…una continua presa in giro….

  3. Ma che ne è stato dell’l’ufficio anagrafico a Ponte Milvio? Ci hanno presi in giro arredandolo (si vede dall’esterno), con spreco di denaro perchè quando e semmai l’ufficio verrà aperto, tutto sarà già vecchio e danneggiato. E’ concepibile in un paese civile che per ottenere un documento chi abita per esempio a Ponte Milvio debba recarsi a Prima Porta? Si tratta di percorrere circa 9 km, che se vivessimo in un paese sarebbe come andare in un altro comune. Che schifo.

  4. Manfredi ed Io, il forestiere, All’Anagrafe
    o L’assurdo Incontro tra due Burocrazie

    1. Una lettera a Nino Manfredi

    Caro Nino,
    Senza chiederti il permesso, ti ho trascinato nel mio racconto, ormai stai lontano e non posso avere una tua reazione al riguardo, qualunque sia stata se fossi rimasto ancora con noi, mi avrebbe fatto felice. Magari, se ti fosse piaciuta la faccenda mi avresti risposto con un sorriso: “Vai avanti! sentiamo il racconto.” o se ti avessi infuriato, immagino che la tua risposta tipica “sciosciarina” sarebbe stata: “ Cammina, cammina, nun m’fa encazza’ ”. Guai però se fossi rimasto indifferente.
    Andiamo avanti e vedremo qualè il tuo ruolo nel racconto.

    2. L’incontro con Nino
    Nel 1969 venni a Roma per qualche giorno; una sera andavamo, un mio amico e io al cinema e questo fu il mio primo incontro con Manfredi. L’avevo visto anche prima, mai al cinema però, solamente qua e là come ospite alla TV.
    Dal film, composto da qualche scene, nelle quale Manfredi è l’attore principale, ricordo bene una, nella quale, il Manfredi ha bisogno di un’approvazione che è un cittadino romano e si reca all’anagrafe di Roma per ottenere tale documento.
    Entrando nel palazzo, gira un po’ a destra, a sinistra, ma non riesca orientarsi, finalmente trova l’impiegato delle informazioni; però, costui è occupato al telefono, sta discutendo con la moglie quali saranno i piatti per il prossimo pranzo; lei parla dell’abbacchio, lui si accorda con lei ma chiede però dei piselli come contorno, e cosi via.
    Il Manfredi lo sta ad ascoltare con tanta pazienza, ovviamente affamato; dopo aver terminato la sua conversazione cosi importante, l’impiegato si libera per i suoi doveri in ufficio. Alla domanda dove si ottiene detta approvazione dà la solita risposta romana: “Giù, in fondo a sinistra”. Se domandassi al tipico romano: “Dove’ via alfa beta?” anche se non la conoscesse cercherebbe sempre di aiutarti dandoti la solita risposta: “Giù, in fondo a sinistra”. Manfredi va giù, fino in fondo al corridoio, gira a sinistra e non trova l’apposito sportello, continua fino al fondo di questo corridoio – con gli stessi risultati, dopo il terzo giro trova il medesimo impiegato, che, tramite il telefono, sta provando, con delle apposite istruzione dettagliarle le varie componenti dello stesso pranzo per farlo magari più saporito.
    Cercando nei vari corridoi riesce trovare lo sportello desiderato e aspetta in coda, paziente come quasi tutte le vittime della burocrazia del mondo. Arrivato il suo turno, chiede il documento all’impiegato, ma questi richiede la carta da bollo. In Italia la carta da bollo di 400 Lire era una vera e propria istituzione, ogni richiesta, anche la minima dal cittadino per qualsiasi servizio dagli istituti dello stato, doveva essere presentata su tale carta.
    Il povero Manfredi esce quindi dall’anagrafe, va dal tabaccaio e ne compra una; al ritorno, vede la sua “500” già sul camion rimorchiatore, urla, grida, corre dopo il camion ma non è abbastanza veloce per raggiungerlo. Fallita l’operazione salvataggio ritorna umilmente alla coda.
    D’avanti di lui, in coda, sta un uomo alto e grasso, uno che è meglio non incontrare al buio; l’uomo arriva allo sportello dà la carta da bollo e l’impiegato mette la carta in una macchina grande, batte sulla tastiera e la carta passa nella macchina uscendo con la desiderata approvazione. Il grassone prende la carta e si allontana un po’ dallo sportello per poi leggere i risultati dell’operazione. L’impiegato ripete l’azione con la carta da bollo
    presentatagli da Nino, la carta esce fuori dalla macchina con una macchia blu invece dei requisiti dettagli; lui prova di nuovo, ma la macchia si è ingrandita. “Lei non risulta un cittadino romano” dice l’impiegato, il povero Nino si lamenta che pur non essendo cittadino romano le richieste per le tasse del comune trovano sempre il suo indirizzo.
    Passando disperato verso l’uscita si ferma vicino il grassone e gli dice: “ Beato lei Signore che ha ottenuto l’approvazione”, e il grassone gli risponde con la voce rauca: “Ma che, qui è scritto che sono nato nel 1854 e mi chiamo Lucia”.
    Cosi finisce la scena che mi aveva fato ricordare le mie avventure ell’anagrafe di Roma tre anni prima.
    A volte pensavo che dopo la partenza dei membri dell’imbattibile quartetto, Togniazzi, Gassman, Sordi e Manfredi non si sarebbero trovati dei degni successori, ma son felice che Benigni e Giannini siano qui con noi e di aver sbagliato.

    Capitolo 3. Un Incontro tra due Burocrazie

    Nel 1966 decidemmo mia moglie ed io che per le vacanze d’Agosto andremo con la nostra bimba in Francia. Mia moglie si mise alle preparazioni, già due mesi prima del viaggio, io dovetti solo iscrivere la bimba nel passaporto per consentirci il passaggio del confine, ormai questi controlli tra i due paesi non esistano più.
    Cosa non avrei fatto per la nostra Signorina “Occhioni”, e questo incarico fu per me non più di “A piece of cake”.
    La prima mia tapa fu il Consolato presso l’Ambasciata Israeliana a Roma. Una bella mattina, andai con il documento adeguato datoci dalla clinica romana nella quale mia moglie aveva partorito 6 mesi prima. Chiedevo all’impiegato di registrare i dettagli di nostra figlia nel passaporto e lui entrava in ufficio del console per consultazioni. Dopo 5 minuti uscivano entrambi e il console mi spiegò che prima della registrazione lui ne aveva bisogno del certificato di nascita firmato e timbrato dall’Anagrafe di Roma.
    Non potete immaginare come bella è la zona che circonda il palazzo dell’anagrafe; con tanto entusiasmo passavo per Piazza Venezia, Piazza San Marco, l’Ara-coeli, Piazza Campidoglio, largo Campitelli, il teatro Marcello e Santa Maria in Cosmedin per cadere poi nella trappola anagrafica. Entrai e cominciai chiedere dove potrei ottenere il desiderato documento, aspettavo in coda davanti due impiegati per poi capire che loro avevano nulla da fare con i certificati di nascita prima che fossi arrivato alla persona adatta. Gli presentavo la mia richiesta, e lo stesso documento dalla clinica e lui, indovinate….mi mandò dal tabaccaio per comprare la Carta da Bollo.
    A differenza di Manfredi io non sono stato testimone del rimorchio, ma in quel giorno avevo partito dagli uffici anagrafici con stessi risultati; dopo aver presentato la Carta da bollo all’impiegato, mi mandò al ministero italiano degli affari esteri per ottenere un altro pezzo di carta con l’approvazione che io ero un cittadino straniero in Italia, il mio passaporto non era sufficiente.
    Il Ministero degli affari esteri, situato vicino allo stadio olimpico di Roma, cioè dalla altra parte della città. Lo stadio per me era stato l’università delle parolacce, durante una sola partita potevo arricchire il mio vocabolario con almeno una dozzina di parole che mai avrei sentito nei nostri ambienti; ma questa è un’altra storia.
    Di nuovo, altri impiegati, altri sportelli, per poi capire che prima di tutto io dovetti andare dal console israeliano per avere una sua lettera riguardante la mia cittadinanza. Il giorno dopo ottenni la lettera dal console e andai al ministero degli affari esteri; mi diedero il documento e mi chiesero di farlo firmare e timbrare anche presso il ministero della giustizia.
    Gli uffici romani del ministero si trovano nel palazzo della Giustizia, detto:”Il Palazzaccio”; pur essendo situato in una bellissima zona (sulla riva del Tevere, da una parte e in piazza Cavour dall’altra) i romani lo odiano e lo chiamano cosi perché lo considerano pomposo, pesante, cioè brutto; io sostengo che rifletta l’aspetto del sistema giudiziario che rappresenti, decorazioni, formalità, pesantezza e consente perfino agli avvocati di svolgere le loro attività – commercio di fumo – entro le sue mura.
    Dopo 30 minuti nel palazzo, cercando l’apposito sportello decisi di smetterla perché avevo già il documento firmato dal ministero degli affari esteri e indubbiamente gli impiegati dell’anagrafe non avrebbero potuto indovinare dove mi avevano mandato gli impiegati del ministero degli affari esteri – avevo ragione.
    Lo stesso impiegato dell’anagrafe, mi mandò alla segretaria, la conversazione tra lei e me si sviluppò più o meno nel modo seguente.
    Lei: “Signore, desidera il certificato o l’estratto di nascita?”
    Io: “Qual è la differenza?”
    Lei: “Il primo non deve contenere i nomi dei genitori (Nota: cosi si risparmia la vergogna ai nati illegittimi), mentre il secondo contiene il loro nome.
    Io: “Mi prepari per favore l’estratto”
    Lei:”Abbiamo l’estratto con un fascio color blu e un altro dorato”
    Io: qual è la differenza?”
    Lei:”Il prezzo del primo e di 1500 mentre l’altro costa 2500 Lire”
    Io: “Scelgo il primo”
    Lei:”Va bene, glielo preparo per il prossimo Lunedì”
    Io: “Grazie Signorina”
    Partii con certa leggerezza, ecco, quasi fatto.
    Il Lunedì successivo mi mandò la stessa segretaria in un corridoio per spettare davanti ad un ufficio per far firmare l’estratto. Arrivato il mio turno entrai in ufficio e l’impiegato che mi era sembrato cosi importante, solo per le dimensioni del suo ufficio, mi chiese di sedermi davanti a lui.
    Dando un’occhiata al estratto mi chiese:”Dove sono i testimoni?” Io non sapevo nemmeno che avrei dovuto portarli con me. Uscii deluso dal suo ufficio, però, passando nel corridoio vidi due uomini, mi bastò un pacco di sigarette americane per convincerli che erano stati testimoni della nascita di mia figlia, loro firmarono il documento davanti all’impiegato, e ringraziando tutti, partii dall’anagrafe, con il documento in mano, per non tornarci mai più.

    Fuori, all’incirca fra 50 e100 metri dal palazzo vedi sempre una coda di turisti che vogliano avvicinare la Bocca della Verità. Da quel giorno, io, dopo le bugie da me sparse all’anagrafe, non osavo e non proverei mai avvicinarmi più a questo monumento.

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