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Cosa c’è nell’acqua dei fossi e dei fiumi a Roma Nord?

apertura.jpgUn monitoraggio empirico, senza nessuna pretesa scientifica, condotto in alcuni punti d’acqua fra Ponte Milvio e via Cassia partendo da un dato: chi pensava che fossimo i soli, in Europa, ad avere i fiumi in cattive condizioni può anche consolarsi perché siamo in buona compagnia: una ricerca ha accertato che in Francia almeno il 50% dei corsi d’acqua sono inquinati.

Un duro colpo per un paese che vanta fiumi e torrenti dalle acque limpide ed impetuose che scorrono in valli e canyons: un vero e proprio paradiso per canoisti e amanti del rafting.

Nel 2015 tutti i paesi dell’area Euro, secondo una direttiva comunitaria, dovranno avere i corsi d’acqua in “buone condizioni”: un obiettivo difficilmente raggiungibile per chi ha percentuali così alte di inquinamento.

I fiumi francesi sono inquinati da “piralene” una sostanza altamente tossica e cancerogena; il piralene, che produce diossina, era contenuto negli oli utilizzati per il raffreddamento di generatori e motori elettrici. Quando si è cominciato a smantellare queste macchine si è pensato bene di sversarlo nei corsi d’acqua con un risultato drammatico.

Questo notizie per niente rassicuranti ci hanno spinto a chiederci cosa mai potrà esserci nei nostri fiumi e fossi e così abbiamo cercato, in maniera del tutto “empirica”, di capire qual è la purezza delle acque.

Sappiamo bene che Tevere e Aniene sono in cattive condizioni così come la maggior parte dei fossi che attraversano zone ad alta densità abitativa ma abbiamo voluto approfondire la questione effettuando un monitoraggio che non ha nessuna pretesa scientifica.

Per farlo ci siamo rivolti alla DEI una libreria tecnica altamente specializzata dove abbiamo acquistato un “misuratore della purezza dell’acqua” della Lutron; un tester digitale in grado di misurare la purezza dell’acqua in base alla sua conduttività.

L’acqua pura è un cattivo conduttore di elettricità ma se al suo interno sono disciolti dei sali minerali la sua conducibilità aumenta in proporzione alla quantità delle sostanze presenti.
Il tester della Lutron è quindi in grado di misurare il valore della conduttività che per l’acqua distillata è approssimativamente 10 uS (ovvero uSmicro Siemens); valori elevati indicano invece la presenza di impurità.

Ovviamente le “acque minerali” di cui facciamo abbondante uso contengono in modesta quantità utili materiali minerali (ad esempio calcio, magnesio, sodio, potassio, bicarbonato) perciò hanno normalmente un alto valore di conduttività.

Ben consci del valore del tutto indicativo del test abbiamo cominciato con il fare delle prove con acqua distillata, con quella proveniente dai rubinetti e con quella minerale; quella utilizzata per il ferro da stiro ci ha dato, come previsto, un valore di 9uS mentre quella corrente si è attestata intorno ai 500 uS (è noto che l’acqua di Roma contiene calcio).

Allora siamo passati all’acqua minerale e i valori registrati dal tester sono variati 470uS fino a 1640 uS.
Nell’acqua con il valore più alto, abbiamo accertato dall’etichetta, essere presenti i seguenti elementi: bicarbonato, calcio, silice, sodio, potassio, cloruro, magnesio, solfato, fluoruro e 5 mg di nitrato per litro. E’ bene precisare che il valore di conducibilità, registrato con una temperatura di 20°, è comunque riportato sempre sulle etichette applicate alle bottiglie.

Esaurite le prove domestiche siamo scesi sul campo affrontando quello che è il nostro incubo quotidiano, ovvero il Tevere; le campionature le abbiamo fatte nei pressi di Ponte Milvio evitando comunque le acque stagnanti.

A valle del ponte, nel tratto che arriva al Ponte della Musica, abbiamo registrato valori compresi tra i 1240 e 1270 uS; il valore maggiore invece lo abbiamo letto a monte, proprio in vicinanza dei piloni: 1314 uS.

Ora poiché le acque del Tevere non sono né “minerali” né tantomento potabili è logico dedurre che si tratta di acque contenenti un’alta concentrazione di impurità dovute, probabilmente, alla presenza di nitrati.

Se i nitrati di per se sono innocui, in determinate circostanze (ad esempio le alte temperature, l’acidità delle acque ecc.), si trasformano in nitriti con effetti altamente tossici.

La presenza di nitrati e fosfati nelle acque è dovuta per lo più all’uso intensivo di prodotti chimici in agricoltura,

Lasciato il nostro amato e maltrattato Tevere ci siamo spostati in via dei Due Ponti dove scorre il fosso della Crescenza all’interno del Centro Ricerche Agricole: ci sarebbe piaciuto avere anche una attrezzatura per registrare la presenza di batteri fecali (in considerazione della presenza di un piccolo affluente proveniente da Via dei Due Ponti che è una vera e propria fogna) ma ci siamo dovuti accontentare del Lutron.

Il valore registrato, che si è attestato intorno a 1000 uS, non è dissimile da quello della prova successiva effettuata sul fosso della Rimessola che sapevamo, un tempo, avere una buona ecologia: 998 uS.

Una buona notizia ci viene invece dalle acque del piccolo specchio d’acqua all’interno del Parco di Via di Villa Lauchli: nonostante il laghetto abbia il fondo melmoso e sia ingombro di rifiuti il valore registrato si attesta intorno ai 600 uS, molto al di sotto di quello del Tevere e dei fossi che abbiamo monitorato.

Nella nostra ricerca abbiamo lasciato da parte due corsi d’acqua “difficili”: l’Aniene e il Fosso dell’Acqua Traversa a cui vogliamo dedicare controlli più approfonditi.

Le prove che abbiamo effettuato sul campo sebbene non abbiano valore da un punto di vista scientifico dimostrano però un’alta concentrazione di materiali chimici disciolti nelle acque, materiali sulla cui natura sarebbe opportuno indagare per escludere pericoli per la salute umana nella considerazione che queste acque spesso vengono usate per l’irrigazione.

Alle scadenze imposte dalla CE mancano ancora tre anni; se il compito delle Istituzioni è quello di fare in modo che i nostri fiumi e fossi per il 2015 si presentino in condizioni ottimali, quello dei cittadini è di vigilare e controllare che questo avvenga denunciando qualsiasi abuso o ritardo.

Francesco Gargaglia
                                                © riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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5 COMMENTI

  1. Due parole: schifo e indignazione più totale. Il Tevere sembra una fogna a cielo aperto più che il fiume che ha permesso la nascita della città eterna.

  2. Interessante, ma troppo poco approfondito.

    Sarebbe molto più interessante se effettuaste i prelievi in tutti i fossi ed affluenti, a monte e a valle di insediamenti “importanti”.
    Quindi va bene il Tevere (prima e dopo Aniene, magari, e prima e dopo Prima Porta), va bene l’Aniene, ottimo il laghetto di villa Lauchli, ma i fossi della Crescenza e dell’Acqua Traversa andrebbero analizzati all’inizio, a metà ed alla foce.
    Idem i torrenti Valchetta e Cremera, per esempio, entrambi in XX Municipio, nei quali si possono ancora pescare gamberi di fiume nei tratti iniziali…

    Un servizio di questo genere consentirebbe di scoperchiare fatti tutt’oggi vergognosi, come quello che molte abitazioni della cassia non hanno fogne e buttano direttamente nel fosso dell’Acqua Traversa, che all’inizio è una sorgente d’acqua pura (si spera).

    Io penso che, se fate le raccolte dell’acqua nei vari punti ed etichettando di conseguenza le provette, potreste poi portarle ad un centro analisi attrezzato e pubblicarne i risultati. Non credo che sarebbe costoso farlo, ed anzi sarebbe un servizio informativo importantissimo da parte vostra.

  3. si potrebbe chiedere al Municipio un contributo per far analizzare doverosamente una ventina di campioni prelevati in zona. sarebbe doveroso, anche se so che non lo farebbero mai…

  4. Grazie a Francesco per la sua buona volontà.
    Come disse un famoso presidente, fate ciò che potete, dove siete, con ciò che avete

  5. Concordo con quanto espresso da l Sig Carnovale, ma credo che lo scopo dell’articolo sia quello di dare un sull’attenti agli organi preposti.
    In questo lo trovo molto ben fatto, instillando il dubbio, denunciando un dato di fatto, non dando adito a contraddittorio su risultati di “studi scientifici” sempre oppugnabili.
    Non plus ultra mi viene in mente il tormentone caro ai nostri satiri : “ce lo chiede l’Europa” !

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