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Da qui al 2015 per ogni nuovo nato a Roma 500 mq di centro commerciale

Logo CNA CommercioQuesto, secondo CNA Commercio, uno dei risultati del Piano Commercio approvato dalla Giunta Capitolina, discusso questa mattina nell’incontro organizzato da CNA al quale hanno partecipato diversi mini sindaci e rappresentanti politici dei Municipi di Roma ed Ugo Cassone, Presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale.

Durante l’incontro introdotto dal Direttore della Cna di Roma, Lorenzo Tagliavanti, Giovanna Marchese Bellaroto, responsabile del settore Commercio di Roma di CNA, e Stefano Zarfati hanno presentato, diapositive alla mano, la ricerca sugli effetti che il  futuro Piano del Commercio avrà sulla Capitale. Piano del Commercio sul quale ben dieci municipi su diciannove, ad oggi, hanno dato parere negativo. Tra questi, anche alcuni di centro-destra.

I risultati della ricerca di CNA Commercio di Roma

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Invasione di Centri Commerciali

Un’invasione di centri commerciali che provocherà la morte di tre negozi su dieci. Senza alcun vantaggio in termini occupazionali. Perché una grande catena di abbigliamento, per fare un esempio, occupa un addetto ogni 300 mq, mentre un negozio di vicinato che vende gli stessi articoli, per 100 mq, dà lavoro a ben tre persone. Specializzate e meglio tutelate. Nonostante il piano regolatore generale sia spalmato su un arco temporale di 25 anni (2008-2033), il 60% delle superfici commerciali, su cui sono destinati a sorgere le mega-strutture, verrà utilizzato presumibilmente non oltre il 2017.

A Roma chiusi 436 negozi al dettaglio da Gennaio a Marzo 2012

Tradotto in termini pratici: entro il prossimo quinquennio la Capitale rischia di essere invasa da nuovi centri commerciali, a tutto danno dei negozi di prossimità già duramente messi alla prova negli ultimi anni. Per la prima volta il saldo tra iscritti e cessati, nella Capitale, è negativo: nei primi tre mesi del 2012, calcola Cna di Roma Commercio, la natimortalità è stata pari a -863. Delle 1960 imprese commerciali cessate, oltre la metà (1.130) sono negozi al dettaglio per i quali il saldo è pari a -436 unità.

Le richieste e le proposte di Cna Commercio

Cna Commercio chiede un cambio di passo all’amministrazione per tutelare il commercio di strada. Che non significa solo garantire occupazione, ma anche restituire le strade ai cittadini e assicurare un controllo sociale. Perché una via deserta è spesso sinonimo di criminalità.

  1. Un patto sociale tra piccola, media e grande distribuzione sul rispetto delle sette festività principali e del riposo  domenicale, per salvaguardare il diritto di tutti i lavoratori a passare il tempo libero in famiglia e  per tutelare il commercio di vicinato;
  2. Blocco dei centri commerciali con una moratoria di 3/5 anni;
  3. Riduzione dal 27 al 15% della superficie da destinare alle medie e grandi strutture;
  4. Garanzia di funzioni (commercio, artigianato, cultura eccetera) per servire i nuovi insediamenti residenziali.
  5. Distribuzione nel tempo della realizzazione del Piano, assegnando una percentuale massima del 30% nel primo quinquennio, da destinare solo alle medie strutture.

Non è d’accordo l’assessore Bordoni

Di tutt’altro avviso l’assessore al commercio della Capitale, Davide Bodoni, che proprio oggi, in concomitanza dell’incontro indetto da CNA, ha rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione.
”Mi dispiace apprendere, dalle agenzie di stampa, come il Piano del commercio continui ad essere interpretato esclusivamente come uno strumento meramente politico quando vuole e deve essere soprattutto un mezzo necessario per regolamentare la crescita commerciale della città all’interno del nostro Piano regolatore generale’. Si chiama Piano delle medie e grandi strutture di vendita – aggiunge l’assessore – perchè risponde alle disposizioni di legge ma ciò’ non significa che abbiamo dimenticato i negozi di vicinato, la cui promozione e’ stata infatti inserita nell’apposito capitolo dei centri commerciali naturali. Chi continua ad esprimere parere contrario, nella convinzione che cosi’ facendo tutelerà il piccolo negozio dalla grande distribuzione, e’ purtroppo fuori strada”.

”Il Piano del commercio – prosegue Bordoni – che salvaguarda le zone del centro cittadino e pone seri limiti a nuove cubature commerciali in tutta Roma serve a porre un freno alla crescita commerciale incontrollata che ha creato evidenti squilibri tra piccola, media e grande distribuzione. Il Piano deve quindi andare avanti, per tutelare lo sviluppo del commercio della nostra Capitale.”

”Abbiamo dato ai municipi 90 giorni, invece dei 30 canonici, per esprimere il parere di competenza ed approfondire un argomento che presenta importanti elementi tecnici e amministrativi. Evidentemente – conclude l’assessore – questi non sono bastati per entrare nel merito della questione ma terremo comunque conto di tutti i pareri espressi dagli organi decentrati dell’amministrazione”.

Alemanno getta acqua sul fuoco

E nel pomeriggio giunge una dichiarazione del sindaco Alemanno che sembra andare nella direzione richiesta da CNA.
“Il piano del commercio di Roma Capitale deve essere rivisto – ha infatti affermato il primo cittadino – anche alla luce della modifica della legge regionale n. 33. Bisogna garantire la tutela del piccolo e medio commercio e il blocco degli insediamenti della grande distribuzione organizzata, tenendo conto dell’evoluzione delle normative di carattere nazionale”.

Fabrizio Azzali

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1 commento

  1. Non sono d’accordo con il patto sociale: poter acquistare di domenica è uno dei grandi vantaggi della capitale.

    Per il resto, concordo con l’articolo.

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