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SOS, Foro Italico alla deriva

Mosaici Foro ItalicoUn tempo a Roma si diceva che quello che non avevano fatto i barbari l’avevano fatto i Barberini; il tempo passa ma le cattive abitudini restano e così ancora oggi esistono luoghi dove sporcizia e vandalismo sono di casa. Uno di questi è il Foro Italico da anni investito da una generale trascuratezza e sottoposto a trasformazioni che ne hanno modificato l’impianto. Non c’è bisogno di intrufolarsi tra i suoi marmi per capire che c’è qualcosa che non va: dal camper che vende la porchetta alle giostre, dalle centinaia di scooter che occupano le aree lastricate ai poveri mosaici danneggiati e poi rabberciati.

L’impianto del Foro Italico, in origine Foro Mussolini, è un complesso di edifici sorti sulla riva destra del Tevere e ai piedi del monte Mario comprensivi di un nucleo centrale (l’ ex Accademia Fascista di Educazione Fisica) e di alcune opere come lo Stadio dei Marmi (capienza di 20mila spettatori), lo Stadio Olimpico (un tempo Stadio dei Cipressi), il gigantesco monolite in marmo bianco di Carrara, il Palazzo delle Terme e la bellissima Casa delle Armi opera di Luigi Moretti.

Quale che sia il significato fortemente simbolico che il fascismo volle attribuire a questa opera monumentale oggi ha scarsa importanza, resta invece il fatto che si tratta di un progetto architettonico di grande valore portato avanti da geniali architetti alcuni dei quali giovanissimi.

Forse il Foro Italico può non piacere per la sua linearità e razionalità oppure può essere snobbato per il suo richiamo ad un periodo storico “difficile” però è indiscutibilmente un’opera che coniuga il classico con il moderno e che richiama alla memoria il fascino e la grandezza dell’antica Roma e dell’Impero.

Tra le tante realizzazioni, in asse con l’obelisco, c’è un lungo viale pavimentato in marmo bianco e decorato con mosaici a tessere nere e la Fontana della Sfera, un monolite di tre metri di diametro.
Entrambe le realizzazioni, nonostante alcuni interventi di restauro, sono in pessime condizioni.

La fontana oggi è tutt’altro che il simbolo della perfezione semmai potrebbe essere quello del degrado e della imbecillità umana; la sfera sporca e imbrattata di scritte è circondata da gradinate circolari rotte, sbrecciate e sporche. Eguale sorte hanno subito i mosaici opera delle maestranze di Spilimbergo che per sei anni si affannarono per realizzare una sorta di gigantesco “fumetto” raffigurante le opere del fascismo.

Se non fosse stato per i soldati americani che alla fine della guerra occuparono quell’area ci saremmo già tolti il “problema” perché già allora si cercò di abbattere il monolite e distruggere quei 7.500 mq di mosaici unici al mondo.

Quello che ha salvato l’US Army non lo hanno salvato le varie amministrazioni che si sono succedute: oggi per il cittadino e il visitatore straniero ha poca importanza sapere a chi compete la manutenzione e la cura di quest’opera.
Quello che importa è che una realizzazione che ha espresso il talento di architetti, ingegneri, mosaicisti e artisti italiani, se ne vada in malora.

Ed entrando dal “Piazzale dell’Impero” si ha proprio questa impressione: grande chiazze di cemento, con scritte, date e impronte di cane, sostituiscono i lembi di mosaico danneggiato mentre alcune “gobbe” si sono create lateralmente alla gradinata centrale.
E poi lastre e gradini di marmo sgangherati, danneggiati e sudici: come dimenticare che per anni questo luogo è stato utilizzato intensamente da pattinatori e skeater che ne hanno fatto la loro palestra per corse ed esercizi acrobatici?
E che dire di quei poveri marmi alla base dell’obelisco, spaccati, frantumati e polverizzati tanto da lasciare scoperte ampie zone di terreno polveroso?

Qualcuno potrebbe obiettare che sono le conseguenze naturali di un uso intensivo di questa area per le manifestazioni sportive che vi si tengono: dal calcio al rugby, dal nuoto al tennis.

A queste persone vogliamo rispondere con le parole di Sandro Bari che a conclusione del suo “Il Foro Italico e la damnatio memoriae” scrive: “Sara’ arduo salvare il Foro Italico dai danni compiuti da una generazione che, dopo averlo edificato, ha ritenuto di “purificarlo” sacrificandolo: forse noi, che l’abbiamo conosciuto nel dopoguerra ancora abbastanza integro e consacrato allo sport, non faremo in tempo a vederlo restaurato. Facciamo però in modo che le nuove generazioni, più lontane da coinvolgimenti politici ed ideologici, e quindi in grado di apprezzarne lucidamente i soli valori architettonici, estetici e funzionali, non ne trovino soltanto miseri resti“.

Francesco Gargaglia
                                                © riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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1 commento

  1. Ringrazio l’autore dell’articolo per la citazione, ma ancor più per l’interesse dimostrato verso un’opera architettonica impagabile, ormai destinata purtroppo alla distruzione.
    La mia lotta per salvare il Foro Italico si è infranta contro leggi e istituzioni che ne hanno permesso lo smembramento, la privatizzazione, il cambio di destinazione, lo sfruttamento commerciale, l’edificazione selvaggia di strutture estranee.
    Tutto quello che hanno fatto e che faranno è legale, perché ormai il CONI è padrone o assegnatario del Complesso e tutti i vincoli di carattere paesaggistico, urbanistico e architettonico sono stati violati e superati con la connivenza di chi avrebbe dovuto proteggerli (dopo che si era riusciti a mantenerli dal 1928 al 2000 circa).
    Ecco perché ho smesso di fotografare, documentare e denunciare, e con me anche gli altri giornalisti, ambientalisti, storici e urbanisti che hanno partecipato alla lotta senza speranza contro la nuova cultura dell’accaparramento, dello sfruttamento economico, dell’incuria verso il nostro patrimonio (che è l’unica ricchezza che ci era rimasta).
    Ultimo lamento, anche se sterile, voglio rivolgerlo rammentando come, in tempi non lontani, denunciai la criminale operazione di sabbiatura che veniva compiuta sui marmi del Foro per una presunta pulizia: gli esperti sapevano che sarebbe risultata dannosissima. Specialmente per quanto riguardava il Monolite, opera unica al mondo, in marmo di Carrara lucidato a specchio.
    Il Monolite è rimasto ingabbiato per anni, con la scusa di pulirlo, solo per apporvi manifesti pubblicitari che portavano grossi introiti economici, senza che vi fosse effettuato alcun lavoro. Dopo le reiterate denunce di tale vergogna, hanno provveduto ad effettuare una rapidissima pulizia, naturalmente con una sabbiatura effettuata di nascosto (e negata da chi avrebbe dovuto sorvegliare, ma da me documentata), che come prevedibile ha reso il marmo poroso e meglio attaccabile dallo smog e da ogni altro tipo di inquinamento.
    Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: guardate la cima del Monolite, come è ridotta. Non era mai stata in queste condizioni nei precedenti ottanta anni, durante i quali nessuno vi aveva messo le mani, in quanto non era necessario. Ora sono bastati due anni.
    Chi ringraziare per queste operazioni di scempio, per queste criminali iniziative, per la colpevole incuria documentata da questo articolo, lascio a voi scoprirlo: le competenze istituzionali, ormai, su Internet, è facile scoprirle.
    L’unico innocente, stavolta, è il Comune di Roma, il quale purtroppo non ha alcuna competenza su tutto il Complesso, che è demaniale o privato. Ma sugli altri responsabili, c’è da sbizzarrirsi. E naturalmente, nessuno può impedirci di sospettare che qualcuno ci abbia speculato.
    Ottima la documentazione fotografica di Francesco Gargaglia, che apprezzo sia per il suo impegno di denuncia sia per i suoi progetti in materia “tiberina”, che come sapete condivido; non nutro fiducia che ci permetteranno mai di realizzarli, ma almeno, anche e soprattutto grazie a VignaClaraBlog, potremo sempre affermare: “Noi l’avevamo detto, noi l’avevamo proposto”.
    Sandro Bari

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