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Dalla Cassia una sola voce: vadano al sociale i beni confiscati alle mafie

Le coincidenze sono spesso materia di riflessione. Anche quando si verificano con qualche chilometro di distanza quell’invisibile filo rosso che le lega non può distogliere l’attenzione da una casualità che non può essere tralasciata. Una coincidenza, due luoghi: un terreno nel XX Municipio, a due passi da Corso Francia, e Borgo Sabatino, in provincia di Latina. Cosa li unisce?

Nel primo caso si tratta di una manifestazione sui beni confiscati alle mafie che ha avuto luogo a Via Oriolo Romano sabato 22 ottobre, proprio di fronte a uno dei beni confiscati alle mafie (quaranta ettari di terreno e due casali) presenti sul territorio del XX Municipio.

Una manifestazione di grandissima importanza perché il tema dell’utilizzo dei beni confiscati alle mafie è tra i più scottanti.
Innanzitutto lo sono le cifre: nella sola Provincia di Roma i beni sottratti alla criminalità organizzata sono 383, nel Lazio 482. Nel Comune di Roma il 33,3% di questi beni non risulta essere utilizzato a fini sociali. Una percentuale enorme se si tiene conto di quante associazioni e cooperative sono oggi senza sede o le cui strutture non sono più in grado di far fronte alle necessità quotidiane.

Ma nel caso che vengano assegnati, che sono i benificiari di questi beni? L’uso che ne viene fatto è davvero utile alla comunità o è a solo vantaggio di amici e conoscenti che si vedono affidare terreni e strutture per poi trarne un profitto esclusivamente privato?

Anche di questo si è parlato alla manifestazione che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Tonino D’Annibale, Consigliere regionale – vice presidente della Commissione Politiche sociali, Daniele Torquati, Capogruppo PD al XX Municipio, Vincenzo Pira, Coordinatore PD del XX Municipio, Giulio Pelonzi, Consigliere PD al Comune di Roma, Tiziana Biolghini, Coordinatore del Forum Fattorie Sociali della Provincia di Roma e alcuni membri dell’Associazione Libera di Don Luigi Ciotti.

“Noi oggi apriamo la vertenza regionale per la trasparenza legata all’uso dei beni confiscati alle mafie nel Lazio – ha dichiarato a VignaClaraBlog.it Tonino D’Annibale – ma volevamo anche compiere un atto simbolico: piantare in questo terreno delle piantine di ulivo per costituire un’oasi della legalità, un tassello all’interno di un territori immenso. Più della metà dei beni confiscarti alle mafie nel Lazio si trova a Roma, un patrimonio immane abbandonato o occupato per attività improprie.”

“Nel XX Municipio – continua D’Annibale – ci sono ben diciannove beni confiscati alla criminalità organizzata, e il loro uso è nullo se non, in certi casi, distorto.
Alemanno ha consegnato ai propri amici questi beni, come Giuseppe La Fortuna, consigliere comunale PDL, carabiniere in aspettativa e presidente dell’Associazione Podgora, associazione che si occupa principalmente di distributori automatici nelle caserme del Lazio. Questo sarebbe l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie?”

” Noi proponiamo – incalza D’Annibale – un’iniziativa strutturata in quattro punti fondamentali: assegnazioni trasparenti a cooperative, associazioni o enti cui saranno destinati i beni, una graduatoria altrettanto trasparente relativa ai bandi, la necessaria indicazione dell’uso sociale dei beni sequestrati e infine una riapertura della vicenda relativa ai beni già asseganti: se utilizzati a fini sociali restino a quegli enti che se ne occupano, in caso contrario tornino all’utilità di tutti i cittadini. In ricordo di Carlo Alberto Dalla chiesa, dei giudici Falcone e Borsellino, di Giorgio La Pira, di tutti i cittadini inermi rimasti vittima della criminalità organizzata”.

“Non nego la mia soddisfazione nel veder partire questa vertenza dal XX Municipio – ha affermato Daniele Torquati – non solo perché qui abbiamo diciannove beni confiscati alla mafia, ma perché un paio di anni fa abbiamo scongiurato l’evenienza che tredici ettari di questi territorio fossero assegnati da Alemanno alla Rapahael Onlus senza un’esatta cognizione di causa. Questo perché noi crediamo che Alemanno e chi per lui debba fare scelte collegiali più attente al sociale, ricordando che la politica ha un dovere morale non solo nei confronti di chi è morto per la lotta alla mafie, ma anche verso quelle forze dell’ordine che hanno speso la propria vita per far si che questi beni venissero tolti alla criminalità organizzata.”

” Per questo la politica deve sentire tutta la responsabilità derivante dal secrificio e dalla battaglia di altre persone. In questo Municipio siamo aiutati da molte associazioni locali come i ragazzi di Libera e Gioventù Attiva. Per questo – conclude Torquati – chiediamo alle amministrazioni municipali che anche il XX Municipio faccia la sua parte, coinvolgendo quelle persone e quelle associazioni locali che hanno fatto di questa tematica una ragione di vita”.

La manifestazione si è poi spostata su Via dell’Inviolatella Borghese, dove sorge un terreno di tredici ettari che negli anni settanta divenne possesso della Banda della Magliana, e che oggi appartiene al X Dipartimento del Comune di Roma. Il Comune ha redatto un progetto di messa in sicurezza dell’area, e nel frattempo in molti si sono fatti avanti per chiedere l’assegnazione del terreno. Fra questi il Ministero della Pubblica Istruzione, che lo utilizzerebbe per progetti legati alla riscoperta e al rispetto dell’ambiente nelle scuole.

Questo è avvenuto a Roma, quando ancora in molti non sapevano che il “villaggio della legalità” dell’Associzione Libera (di cui alcuni esponenti erano presenti alla manifestazione) è stato devastato da ignoti nella notte tra venerdì a sabato.

È accaduto a Borgo Sabotino, in provincia di Latina, in un terreno confiscato per abusivismo edilizio e affidato all’associzione di Don Luigi Ciotti.

Un gesto intimidatorio nei confronti dell’attività di Libera che ha spinto il Presidente della Commissione sicurezza e lotta alla criminalità del Consiglio Regionale del Lazio, Filiberto Zaratti, a programmare una seduta straordinaria a Borgo Sabotino.

Il vile attacco all’operato di Libera ci ricorda che recuperare quelle strutture e quei terreni non è che un passo del più grande processo di lotta alla criminalità, e che abbassare la guardia, credere di aver “vinto” in certi casi è il può grande degli errori. Ieri un villaggio della legalità devastato e oltraggiato. Oggi un terreno della Banda della Magliana che probabilmente farà parte di un progetto del Ministero della Pubblica Istruzione. Difficile prevedere come sarà la situazione in futuro.

Una situazione, quella dei beni confiscati alle mafie nel XX Municipio, certamente problematica e sintomatica di un’amministrazione superficiale e distratta.
I beni confiscati alle mafie e poi distribuite “ad uso sociale” sono forse il simbolo più esaustivo di come da episodi di corruzione e degrado morale si possa giungere all’esatto contrario: a opere di bene pubblico, di utilità comune tesa a migliorare la vita di una comunità.

Lasciarli inutilizzati, o destinarli ad associazioni come quella presieduta dal consiglere La Fortuna vuol dire non solo negare ai cittadini questa possibilità, ma anche vanificare il lavoro di quanti (forze di polizia, amministrazioni, comuni cittadini) hanno contribuito alla loro sottrazione all’attività criminale.

Adriano Bonanni

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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3 COMMENTI

  1. Tutta la solidarietà ben meritata all’associazione Libera. Comunque alla manifestazione erano presenti anche la consigliera del PD Elisa Paris, del XX Municipio, ben visibile nella prima foto accanto a Daniele Torquati e rappresentanti del Comitato Cittadino per il XX Municipio.
    Stupisce che nella lunga cronaca della manifestazione , sicuramente meritoria, perchè pone l’accento sulla necessità di monitorare l’uso dei beni pubblici confiscati, non si faccia cenno all’impegno di tale Comitato, insieme con il Comitato Promotore per il Parco di Veio, per far passare al Comune di Roma prima e mantenerlo alla destinazione a parco pubblico poi, i tredici ettari all’interno del Parco di Veio nell’ex tenuta Agricola dell’Inviolatella Borghese, confiscati alla Banda della Magliana, che si trovano sulla destra di via dell’Inviolatella Borghese.. Eppure rappresentanti del Comitato sono intervenuti alla manifestazione ed hanno distribuito un volantino che inquadra la questione all’interno di quella più vasta di tutti i terreni pubblici al’Inviolatella di cui 50 ettari di propietà comunale e circa 150 ettari, con ingresso proprio da via Oriolo Romano, dell’ex Istituto Sperimentale di Agricoltura, ora CRA, ente del Ministero delle Politiche Agricole. . Mi rimane poi la curiosità di capire la collocazione del terreno di quaranta ettari con due casali al quale si fa cenno senza fornire ulteriori elementi.
    Ecco il testo del volantino:
    In difesa dell’Inviolatella Borghese nel Parco di Veio
    Contro la frammentazione. I cinquanta ettari di proprietà comunale tutti a parco pubblico aperto alla cittadinanza
    Roma, ottobre 2011

    Nel Parco di Veio, area naturale protetta che si trova per circa metà nel territorio del Comune di Roma (XX Municipio), è inclusa l’intera ex Tenuta agricola dell’Inviolatella Borghese dell’estensione di circa trecento ettari.
    La metà è di proprietà pubblica in quanto appartenenti al CRA- Centro Ricerche Agricole , (ex Istituto sperimentale per la Cerealicoltura) , con ingresso da via Oriolo Romano e incerto ne sarà il destino quando le attività agricole sperimentali cesseranno, come programmato.
    Il XX Municipio, dopo averne fatto oggetto della risoluzione n. 1 del 2009 non ha fatto nulla, così come non ha avuto seguito la risoluzione del 2007 (precedente consigliatura) sui beni confiscati.
    Altri cinquanta ettari della stessa ex Tenuta , grazie al pluridecennale impegno dei Comitati e dei cittadini contro la frammentazione delle proprietà e a favore della difesa dei valori paesistici ed ambientali, sono anche essi di proprietà pubblica ( Comune di Roma) e destinati a parco pubblico.
    Da tempo è stato chiesto uno studio di parco campagna che tenda, anche attraverso la valorizzazione delle attività agropastorali, a ricostituire quanto ancora possibile del’antica tenuta agricola dell’Inviolatella. Un banco di prova che potrebbe portare benessere e salute a cittadini assediati dal traffico, che abitano in quartieri nei quali non sono rispettati gli standard di verde pubblico.
    E nello stesso tempo sarebbero salvi i valori ambientali e paesistici di questo superstite lembo di campagna romana, sopravvissuto tra zone della città consolidata.
    In particolare circa tredici ettari, con accesso da via dell’Inviolatella Borghese, (seconda traversa a destra della Cassia Nuova per chi proviene da Corso di Francia), sono pervenuti al Comune dopo essere stati confiscati perché frutto di attività criminosa della banda della Magliana.
    Si tratta di terreni vincolati e inedificabili, inclusi, come i circostanti, nel perimetro del parco regionale di Veio, che sono rimasti al riparo della crescita a macchia d’olio della città grazie all’ impegno dei cittadini, che da circa dieci anni organizzano la Primavera nel Parco pubblico dell’Inviolatella Borghese anche per mantenere alta l‘attenzione pubblica su questioni ancora aperte, e hanno ottenuto, grazie anche alla presentazione di ricorsi al TAR, la revoca di precedenti provvedimenti e ordinanze del Sindaco che assegnavano l’area per destinazioni non compatibili (vedi in particolare l’assegnazione alla Fondazione Raphael per il villaggio degli Ercolini).
    Il bene è stato consegnato nel 2003 al Dipartimento all’Ambiente, in quanto destinato a parco pubblico, su parere del Prefetto Del Mese, che con lettera prot. 15062/03 Gab.O.S.P. comunica di essere favorevole all’assegnazione al Comune dei terreni sequestrati alla banda della Magliana (All Import & Export), per l’ampliamento del Parco dell’Inviolatella Borghese, secondo una richiesta formulata dal Comitato Promotore del Parco di Veio e fatta propria dall’Assessorato alle Politiche Ambientali ed Agricole il 2 aprile 2003.
    Nel 2005, con verbale di consegna del 16 novembre 2005 n. 2005/FLZ/2107 l’Agenzia del Demanio- Filiale di Roma, consegna al Comune di Roma – Patrimonio per le finalità di cui al provvedimento di Destinazione prot. N. 49340 del 19.01.2004, procede alla contestuale consegna al rappresentante del Comune – Dipartimento X.
    Di recente il Dipartimento all’Ambiente del Comune di Roma ha ottenuto dalla Regione Lazio un finanziamento per la messa in sicurezza dei tredici ettari sulla quale a luglio scorso è stato concesso il nulla osta dell’Ente Parco di Veio.
    Parallelamente l’Ente Parco di Veio ha chiesto da circa un anno al Comune di Roma la cessione in comodato d’uso di un piccolo fabbricato in rovina, sempre nel terreno confiscato all’autorità giudiziaria, all’inizio di via dell’Inviolatella Borghese, per adibirlo a sede dei guardia parco, in modo da poter assicurare una migliore sorveglianza della zona e informare la cittadinanza circa la fruibilità dell’area naturale protetta. I lavori di ristrutturazione (non compresi nei lavori del Comune) sarebbero a carico dell’Ente, che utilizzerà anche esso i fondi resi disponibili dalla Regione Lazio per la sicurezza delle aree verdi.
    Con l’effettivo uso pubblico si renderebbe inoltre impossibile, una volta per sempre, il sorgere di appetiti e aspettative nei confronti di questo bene pubblico indisponibile, amministrato dal Dipartimento ambiente per il recupero ambientale e perché ne sia assicurato l’uso pubblico ( vedi,. oltre al verbale di consegna, anche la nota 2 aprile 2003, prot. 7793, con la quale il Dipartimento X- Politiche Ambientali e Agricole del Comune di Roma, esprime il parere “di destinare il cespite suddetto nell’ambito del progetto di recupero ambientale della tenuta dell’Inviolatella Borghese, in collaborazione con l’Ente di gestione Parco di Veio al fine di poterne consentire l’uso ai cittadini”).
    per saperne di più: http://www.comitatoromaxx.it
    e-mail comitatocittadinoromaxx@gmail.com

  2. Dei beni assegnati al Comune  di Roma secondo la procedura standard, un 8,5% sono luoghi inutilizzati, un 24,3 % svolgono attività, per lo più non sociali, un 27,3% dichiarano di svolgerla ma realmente non lo fanno , un 39,3 % non è possible il monitoraggio.

    Il problema dei beni confiscati riguarda più di 12.000 spazi in tutta Italia ed ogni bene ha la sua storia e le sue problematiche (quello che va ristrutturato, quello sul quale pende ipoteca bancaria, etc.).

    Il Lazio è la sesta regione italiana per numero di beni confiscati alle mafie (482) e la Provincia di Roma con 383 beni è la settima a livello nazionale.
    Vanno in questo senso le proposte, rivolte al Comune di Roma, alla Provincia di Roma e alla Regione Lazio, con cui si conclude il dossier elaborato da vaire associazioni della società civile :

    l’istituzione di un Registro pubblico dei beni confiscati alle mafie nel Lazio;
    la definizione di bandi pubblici per l’assegnazione dei beni confiscati e destinati;
    l’istituzione di uffici per la gestione dei beni confiscati sia nella Provincia che nel Comune di Roma, prevedendo nella Capitale il coinvolgimento attivo dei Municipi interessati;

    lo stanziamento di risorse per la ristrutturazione dei beni e il sostegno alle attività sociali di gestione;

    Migliorare il funzionamento dell’Abecol, l’agenzia regionale per i beni confiscati.

    Occorre trasparenza, occorre efficienza e sensibilità sociale che finora le giunte, comunale e regionale, non hanno dimostrato.

  3. La prima puntata di REPORT ha dedicato largo spazio alla questione dei beni confiscati assegnati al Comune di Roma ( inizia a un’ora e ventuno minuti), ed è partita proprio dal XX Municipio, e dai tredici ettari all’Inviolatella, con una intervista al pastore.
    In fondo la destinazione a parco pubblico li pone, almeno in parte, al riparo da speculazioni..
    Cosa più scandalosa: i beni adiacenti utilizzati gratuitamente per scopo di lucro dall’Unione rugby capitolina. Pensate quante entrate ne potrebbero derivare! E la villa adibita a casa per anziani!
    Guardate in
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-63afd635-d15d-4188-a20c-6914d8d90b2e.html

    .E speriamo che Report svolga anche un’inchiesta sui beni degli Istituti sperimentali ora concentrati presso il CRA, dipendente dal Ministero delle Politiche Agricole. Anche questo un patrimonio prezioso, sparso in tuta Italia, con 150 ettari all’Inviolatella!

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