Home AMBIENTE Parco di Veio – Bonelli (Verdi): veti incrociati bloccano il piano d’assetto

Parco di Veio – Bonelli (Verdi): veti incrociati bloccano il piano d’assetto

“La Polverini non ci ha mai risposto. Loro non rispondono alle interrogazioni, si sono adeguati al motto berlusconiano secondo cui le aule del Parlamento, e quindi del Consiglio regionale, sono inutili”. Così Angelo Bonelli, presidente dei Verdi e consigliere regionale nel Lazio, commenta con AgenParl,  l’Agenzia Parlamentare, la mancata risposta ad un’interrogazione sul Parco regionale di Veio. “E’ un fatto assolutamente grave che i piani di assetto non siano mai stati fatti – aggiunge – sono sono stati bloccati dai veti incrociati e da interessi che nulla hanno a che vedere con la tutela del Parco.”

“In quei dodici mesi che ho fatto l’assessore ho mandato un’istruttoria per l’approvazione finale di quasi tutti i piani d’assetto, ma anche la giunta di centrosinistra ha una sua responsabilità. Il centrodestra lo conosciamo, ma anche il centrosinistra si è adeguato a quello stile”.

C’è un legame tra la mancanza dei piani d’assetto e il dilagare dell’abusivismo edilizio nei Parchi? chiede AgenParl a Bonelli. “In questo caso no, perché vigono le misure di salvaguardia. Un Parco è un Parco. Non è che poiché non c’è piano d’assetto allora c’è tana libera tutti. Il piano d’assetto è quello strumento di regolazione ambientale che ti dice le cose che si possono fare o che non si possono fare, certo è una situazione di disagio nel rapporto con la popolazione, su questo non c’è dubbio. Ma l’abusivismo edilizio non c’entra nulla, perché non è assolutamente consentito”.

“Io ho chiesto da settembre in un’interrogazione di avere i curriculum dei commissari dei Parchi – aggiunge il presidente dei Verdi – ma non me li danno. In un’audizione, un dirigente, l’ingegner Cialdi, ha detto a verbale che lui non darà i curriculum perché avrebbe violato la privacy e avrebbe dovuto chiedere il permesso ai diretti interessati. Siamo nel Burundi. C’è una persona che dirige una struttura complessa e i cittadini del Lazio non hanno il diritto di sapere se quella persona ha i requisiti per poter dirigere quel Parco.”

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2 COMMENTI

  1. Mi vedo costretto a correggere Angelo Bonelli riguardo alla sua certezza per cui non ci sarebbe dilagare dell’abusivismo nei parchi perché vigono le misure di salvaguardia, che in effetti vietano nuove costruzioni in zona agricola e prevedono l’intervento dell’Ente di gestione in caso di abusi edilizi con la “riduzione in pristino” dello stato antecedente dei luoghi.
    Purtroppo continua ad esistere una grande differenza tra ciò che prescrive la legge e chi invece la deve poi rispettare e far rispettare: nel corso dei 10 anni in cui mi sono battuto per istituire il parco di Veio, cercando nel frattempo di difenderlo da ogni tipo di speculazione ai suoi danni, mi sono trovato a denunciare un numero di abusi edilizi che è risultato paradossalmente inferiore alla quantità di abusi poi sempre da me denunciati a parco istituito, malgrado le misure di salvaguardia.
    Nei soli primi 7 anni successivi alla sua istituzione, tra piccoli e grandi abusi risultano esservi state solso da me accertate e denunciate ben 143 violazioni, con una media di circa 20 abusi all’anno e quindi di quasi 2 abusi al mese: 90 di queste violazioni hanno riguardato veri e propri abusi edilizi o comunque trasformazioni illecite del territorio (la maggior parte delle quali a tutt’oggi non represse), mentre le rimanenti 53 riguardano i cartelloni pubblicitari abusivi, tutti denunciati esclusivamente dalla associazione VAS di cui sono responsabile.
    Il dilagare di questo abusivismo è stato di fatto incentivato dall’inerzia dei Presidenti e dei Direttori dell’Ente Parco che si sono fin qui succeduti e che sono stato costretto a denunciare addirittura come membro allora del Consiglio Direttivo.
    Sulle “misure di salvaguardia”, che molti vedono come totale ostacolo ad ogni tipo di “sviluppo”, debbo far presente che molti parchi nazionali sono senza piani di assetto anche da più di 50 anni, senza che le rispettive popolazioni si lamentino più di tanto: le opere, gli impianti e gli interventi realizzabili ad ogni modo dentro il Parco di Veio con l’attuale regime di misure di salvaguardia sono ben 39.
    Per quanto riguarda il Piano di Assetto del Parco di Veio, di cui viene continuamente imputato il ritardo all’Ente di gestione, per l’esperienza che ho vissuto sia da dentro (fin da quando sono stato membro del 1° Consiglio Direttivo) che da fuori, mi sento di affermare (potendolo dimostrare con diverse prove in mano) che se di colpa si deve parlare, questa va attribuita invece alla “politica” in generale che ha sempre voluto e continua a volere di fatto le mani libere e non gradisce quindi far apporvare definitivamente delle “regole” che deve poi anch’essa rispettare e che curano gli interessi di tutti e non certo quelli dei pochi.
    Proprio per queste ragioni l’attuale stallo è dovuto alla Regione Lazio che non vuole riconoscere i gravi vizi di legittimità del Piano di Assetto del Parco di Veio che così come adottato il 9.12.2009 regala cubature addirittura in violazione delle prescrizioni di inedificabilità assoluta imposte dai Piani Paesistici. Questi vizi di legittimità sono stati riconosciuti dalla stessa Comunità del Parco e soprattutto dal Ministero dell’Ambiente, per violazione della Direttiva CEE sulla Valutazione Ambientale Strategica (VAS): ciò nonostante l’Assessore regionale all’Ambiente, con il tacito consenso del Presidente della Giunta Regionale, considera “regolare” l’adozione di uno strumento così importante da parte di 3 soli membri del Consiglio Direttivo, che in base allo Statuto dello stesso Ente doveva invece essere fatta a maggioranza assoluta dei componenti in carica del medesimo Consiglio Direttivo.
    In questo modo è stato perso un anno intero che sarebbe stato più che sufficiente per correggere il Piano di Assetto, riportandolo sulla strada del rispetto della legalità, e per provvedere alla sua pubblicazione, avviandolo così rapidamente alle successive procedure finali necessarie per la sua definitiva approvazione e per la cessazione delle misure di salvagauardia.

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