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Villaggio Olimpico: da quartiere premiato a villaggio dimenticato

Quando nel 1960, in occasione della XVII Olimpiade di Roma, fu realizzato il Villaggio Olimpico, questo venne riconosciuto come uno dei “migliori quartieri di edilizia pubblica” tanto da vincere nel 1961 il Premio IN/ARCH. Per capire cosa rimane oggi di quel bel quartiere bisogna ripercorrere le vicende che dalla fine degli anni 50 arrivano ai nostri giorni. Iniziamo col dire che gli edifici in cortina destinati ad ospitare gli atleti furono realizzati tra il 1958 e il 1959 e l’Ente committente, l’INCIS (istituto per le Case degli Impiegati dello Stato), ne affidò la progettazione ad un pool di architetti: Moretti, Cafiero, Libera, Luccichenti e Monaco.

La progettazione del lungo viadotto in cemento armato che avrebbe messo in comunicazione Ponte Flaminio con i Parioli fu affidato invece a Nervi.

Già alla fine del ‘60 le case furono assegnate, in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare, agli impiegati dello Stato che ne avevano fatto domanda. L’assegnazione degli appartamenti più grandi (quelli di Via Gran Bretagna avevano 6 vani con doppi servizi) suscitò, a detta di alcuni anziani residenti, numerose polemiche ma per chi proveniva da quartieri periferici e da vecchie e fatiscenti abitazioni il Villaggio Olimpico era come l’Eldorado.

Gli edifici, secondo una tecnica moderna, vennero realizzati su “palafitte di cemento” alternando le palazzine ad ampi spazi verdi. Altra novità erano gli infissi in lamiera zincata e il sistema di riscaldamento centralizzato gestito da centrali termiche parzialmente interrate.

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Durante i primi anni l’Istituto si fece carico della manutenzione degli edifici e degli spazi verdi, creò per ogni lotto un servizio di portierato e consentì, al di sotto delle palazzine, la realizzazione di numerosi esercizi commerciali. Il grande edificio esagonale utilizzato come mensa per gli atleti divenne, sullo stile USA, uno dei primi supermercati in Italia.

Con il tempo venne aperto un Ente Comunale di Consumo, fu realizzata una piccola chiesa e lungo le strade del quartiere furono montate, su basamenti di cemento, alcune statue in bronzo riproducenti coppie di atleti in abito adamitico (questo evento provocò da parte del parroco una vera e propria crociata per ottenerne la rimozione o quantomeno la copertura delle parti intime; le statue fortunatamente non vennero censurate ma attualmente sono sporche, ossidate e con i basamenti danneggiati).
Il Comune realizzò invece una bella fontana con un piccolo ruscello che per anni fu il vanto di quei grandi spazi con alberi, siepi e prati all’inglese.

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Inizia il degrado

Ma il periodo d’oro durò solo alcuni anni perché la gestione delle case passò ad altro istituto; il portierato fu soppresso, vennero dismesse le centrali termiche (ogni residente dovette realizzare in proprio il sistema autonomo di riscaldamento; oggi queste centrali prive di adeguate protezioni sono ricolme di rifiuti e liquidi sospetti), cessò la manutenzione degli spazi, le vie del quartiere si trasformarono in piste per autovetture e bus adibiti alla scuola guida mentre gli spazi aperti furono utilizzati come parcheggio di “lungo termine” per roulotte e camper.

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La bella fontana con ruscello, ridotta ad una pozza melmosa, fu abbandonata al suo destino mentre le grandi aree gioco realizzate sotto il grande viadotto di Nervi furono distrutte da vandali o da chi parcheggiava abusivamente.

Si cominciò ad utilizzare con frequenza lo Stadio Flaminio per concerti rock: la musica sparata dai grandi altoparlanti faceva vibrare, con grande disperazione dei residenti, gli edifici. Durante ogni concerto centinaia di telefonate di protesta raggiungevano i Vigili e le forze dell’ordine.
Dopo la musica vennero le prostitute e i trans che avevano scelto Via India e la zona del lungotevere adiacente al Bowling per esporre, la sera, la propria merce.

Quella parte di quartiere divenne così nelle ore serali off-limits e a nulla servirono le tante iniziative di protesta portate avanti dai singoli cittadini o dai Comitati di quartiere: in fin dei conti il fatto che prostitute e trans si fossero spostate dall’Acqua Acetosa e da Tor di Quinto al sonnacchioso Villaggio Olimpico faceva comodo a tutti, Istituzioni comprese.

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Arriva l’Auditorium

Ma il colpo di grazia arrivò con l’inizio dei lavori, nel 1995, del contestatissimo Auditorium che nelle intenzioni dei suoi ideatori avrebbe dovuto sanare una qualche frattura che si era venuta a creare tra Villa Glori e il Lungo Tevere; nella realtà si ignorò del tutto l’impostazione planimetrica decisa nel 1958 dal pool di architetti che dopo un’attenta valutazione dei fattori paesaggistici l’avevano basata essenzialmente sul rispetto dell’ambiente naturale.

Per i residenti del Villaggio le conseguenze furono gli affitti alle stelle, chilometri di righe blu e dozzine di parcometri, e migliaia di auto parcheggiate all’interno del quartiere in occasione dei vari eventi. Niente altro.

Nel 2004 si chiese la riqualificazione del quartiere con lo stanziamento di 8 milioni di euro necessari per la sistemazione delle strade e marciapiedi, per la riqualificazione del verde, per il recupero dell’edilizia pubblica e per dotare il quartiere di un centro socio-sanitario. Ma nei progetti di riqualificazione approvati dall’allora Sindaco Veltroni il Villaggio Olimpico non fu inserito.

Antonio Saccone, scrivendo al Sindaco di Roma, affermava: “Non è possibile che in un contesto dove arrivano opere di prestigio internazionale come l’Auditorium, vi sia un quartiere transennato e in abbandono, dove i cittadini sono emarginati ed ignorati”. Gli faceva eco l’Architetto Marina Paris scrivendo: “L’abbandono delle strade, delle fognature e del verde hanno ridotto quel quartiere ad un letamaio”.

Nel 2009 il quotidiano Repubblica dà voce ad un indignatissimo residente e pubblica alcune foto che mostrano come le vie del quartiere, dopo un breve acquazzone, siano allagate e marciapiedi e aiuole si trasformino in un mare di fango.

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Ed oggi?

Oggi il Villaggio Olimpico non è diverso da uno dei tanti quartieri di periferia; né meglio né peggio. Chi ci va lo fa perché deve fare compere al grande supermercato, oppure per disputare la partita di calcetto su uno dei campi in erba sintetica di un esclusivo circolo sportivo o per far fare i bisogni, su uno dei trascurati prati, al proprio cane.

Percorrere le vie del Villaggio Olimpico quando viene la sera è come fare un giro in una delle povere e lugubri periferie di uno dei tanti quartieri popolari di Mosca, vanto del passato regime comunista.
I giochi con il pallone, le grida dei bambini, le riunioni familiari al di sotto delle “palafitte”, la Messa domenicale e l’aperitivo al bar di Piazza Grecia non sono altro che uno sbiadito ricordo.

Le popolazioni di un grande centro urbano hanno lo specchio del loro modo di vivere – cioè della loro civiltà – nella misura, nel disegno, nella dislocazione degli spazi verdi di cui possono usufruire. Non sarà mai abbastanza la cura di chi ha la responsabilità di governo nell’avvantaggiare realisticamente e praticamente – e non con promesse e affermazioni teoriche – la quantità di verde e soprattutto la disposizione di questo verde nel territorio di una grande città” (Luigi Moretti)

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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26 COMMENTI

  1. Grazie Gargaglia per questo bel ricordo di ciò che era e la realtà di ciò che non doveva diventare il Villaggio Olimpico.
    Le case erano date agli statali secondo i figli: più figli più metratura.
    Se posso completare i ricordi, al Villaggio Olimpico vi erano molte recinzioni di zone edificate – in alcune vie ancora ne sussistono di basse a circondare alcuni edifici – e di alte reti che chiudevano delle zone. Inoltre vi erano le recinzioni in legno delle zone verdi che sono state rimosse o da vandali o in occasione di costruzioni o passaggi provvisori.
    Risultato è che ora le aree verdi sono usate come parcheggio e r idotte a fanghiglia.
    Risultato è che i piani piloty sono usati come autprimessa aperta abusiva perché non dotata, come ne lcaso della mia palazzina, del certificato prevenzione incendi necessario per la trasformazione da piano piloty ad autorimessa aperta e rilasciatodai Vigili del fuoco.
    Tra l’altro in alcuni casi il parcheggio è effettuato senza il consenso dei comproprietari, cosa necessaria dopo assemblea condominiale per il cambio destinazione d’uso.
    Naturalmente ciò comporta rischi di danno a cose e persone con responsabilità civili e penali che sembrano non preoccupare i ricchi nuovi acquirenti.
    Per completare il quadro c’è da rammentare che prima correvano parallele Viale De Coubertin e Via De Coubertin; quest’ultima fu chiusa e inglobata come piazzale per l’Auditorium.
    Anche il megaparcheggio interno fu programmato perché, sempre secondo quanto leggo, altrimenti il quartiere non avrebbe sopportato l’impatto delle auto richiamate.
    Infatti così è, dato che pochissimi usano il parcheggio suuddetto.
    E… le stelle stanno a guardare.

  2. E magari sembrasse la periferia di Mosca: lì non vi sono tutte queste auto che umiliano il quartiere a parcheggio.
    Il parcheggio della musica.

  3. Comunque meglio non fotografare il degrado; perché c’è il rischio di invitare a riqualificare nuovamente; e sappiamo, per esperienza, cosa accade quando si riqualifica: arrivano nuovi benestanti che vogliono spazio per le loro auto e negozi per le loro compere, fino a ridurre quel poco che rimane di verde a una periferia ad alto traffico e piena di megamagazzini, che a loro volta, richiamano altre auto.
    Un po’ di sano squallore e degrado a volte è più utile di una riqualificazione; parlo per esperienza.

  4. Basterebbe solo: mettere paletti parapedonali lungo tutti i marciapiedi; recintare tutte le zone verdi; recintare, come da Regolamento edilizio urbano, tutte le proprietà private; disostruire le fogne; piantare tanti, tanti alberi e seminare i prati;
    rimettere in funzione le fontane.
    E dichiarare il Villaggio Olimpico zona pedonale. La cultura si fruisce anche meglio a piedi, nel silenzio, nell’aria pulita e con la musica del cinguettio degli uccelli.

  5. I trans erano anche a Via De Coubertin, ove ora sorge l’Auditorium.
    Non si riuscì a mandarli via fino a che non iniziarono i lavori per l’Auditorium.
    Ciò che fino ad allora, per tanto tempo sembrava impossibile, fu immediatamente possibile.
    Potere della volontà.
    Per i concerti dell’epoca allo Stadio Flaminio ricordo che le prime volte pensammo al terremoto: lampadari e librerie che si muovevano, crepe nei muri condominiali.
    A casa mia intervennero anche dei tecnici a verificare.
    Per quel che riguarda le polemiche relative alle assegnazioni delle metrature degli appartamenti a seconda del numero dei figli sembra che in alcuni casi vi furono delle eccezioni alla regole e, persone con pochi figli, ebbero in assegnazione case con numerosi vani.
    In merito sarebbe bene aprire una indagine.

  6. Spesso ci si sente dire: “vi lamentate? Con l’Auditorium sono stati mandati via i trans”. Cos’è, un ricatto? Non si può avere il rispetto della legge e cacciare via i trans anche senza bisogno che occorra la costruzione di qualche opera per ottenerlo?

  7. Le centrali termiche dismesse, ripiene di liquidi e immondizia, nonché allevamenti di zanzare in estate, c’è il problema che occorrerebbe prima che si capisse chi siano i proprietari e poi che qualche istituzione intimasse la messa a norma delle stesse onde evitare possibili problemi alla salute.
    Più semplice di così…
    Però ciò che dovrebbe essere semplice e dovuto, il rispetto delle regole, in Italia e al Villaggio Olimpco in particolare, nonostante esposti e segnalazioni che pure hanno avuto risposte, non riesce a risolversi, sembrerebbe evidente.

  8. Però, al riguardo delle centrali termiche dismesse ripiene di liquido – acqua piovana che si accumula e si asciuga solo quando a luglio agosto il sole la fa evaporare, cosa che rende la vita una bellezza per le numerose zanzare che vi si riproducono finché si asciughi – occorrerebbe che qualcuno facesse un esposto formale a chi di competenza.
    Altrimenti è inutile lamentarsi.
    In realtà, dato che ogni anno generalmente vengono emesse ordinanze per la lotta alle zanzare, qualche organismo competente in merito dovrebbe esserci.
    Forse la Asl?
    O il Comune?
    Armiamoci e partiamo.

  9. Ricordo bene? Una mattina uscendo da casa trovammo tutte le statue dei lottatori con delle mutande cucite addosso.
    Bei tempi, quando l’etica, l’estetica andavano parallele all’umorismo da paese.
    Ora non c’è più tempo neanche di scherzare, tutti corrono.
    Ma dove corrono, che nessuno ha più lavoro?
    Perché e verso dove, corrono?
    Corrono tanto per correre?
    La lentezza induce al pensiero e il pensiero richiede la capacità di gestirlo.

  10. Dal basso all’alto c’è di tutto; dal linguaggio volgo al linguaggio colto.
    Potrebbe la Redazione tradurre?
    Eppure sono conciso e preciso.
    Ma perché la Redazione allora continua a permettere interventi fuori tema e che criticano le persone e non il tema del blog?
    La Redazione compia il suo compito e elimini gli interventi volgari o fuori tema,

  11. La storia del villaggio olimpico deve farci riflettere su cosa ci aspetta con il nuovo villaggio olimpico e villaggio media previsti a tor di quinto e nella casema lancieri di montebello per le Olimpiadi 2020.
    A tale proposito vorrei citare la parte finale di un interessante articolo di Carlo Petrini pubblicato da Repubblica,il 18 gennaio u.s. dal titolo “Basta ruspe: salviamo l’Italia”: “E’ il momento di fare una battaglia comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni di italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi intorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. E’ una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni”

  12. Informiamo che i ragazzi del Popolo di Roma del coordinamento Roma Nord, con sede presso il Pub SPQR in via Germania, 7. Hanno dichiarato che, nonappena farà più caldo ed il clima lo permetterà, effettueranno un opera di volontariato per tutto il Villaggio, ripulendo i giardini e le statue rovinate dal degrado.

  13. Giuseppe ,
    Statue con le mutande , ratti che dal letto ti fissano negli occhi , gente che corre senza meta ( magari fanno solo footing ) , zanzare felici e prolifiche, periferie moscovite , ma che è ?
    Capisco la preoccupazione per l’incuria di un quartiere ma il troppo è troppo, Giuse’ !

    Popolo di Roma ! Possibile che qualche grado di temperatura in meno sia di ostacolo ad un immediato intervento ? Non sarete mica preda delle “mollezze dell’impero” mi auguro.

  14. aragorn io direi che già il fatto che si sono messi a disposizione è lodevole…non sono obbligati nè pagati…aspettare un clima migliore è saggio poichè a mio avviso consentirà un lavoro migliore.

  15. Se quelli del Popolo di Roma si astenessero ad attaccare ovunque i loro manifesti o a sporcare le mura del Villaggio Olimpico con le loro scritte, sarebbe già un buon segno.
    L’inizio del degrado del V.O. c’è stato quando, con il passaggio non voluto all’ATER, gli abitanti scelsero di accelelare i tempi per il riscatto delle case (con lotte anche dure, ricordo almeno un inverno passato senza riscaldamento!), passando da affittuari a proprietari (con un inevitabile aumento dell’individualismo). Stesso discorso quando la nuova chiesa è stata costruita sull’unico spazio che c’era per giocare gratis a pallone (oltre ai prati, con le nuove piante sono diventati impraticabili). Se mio figlio oggi volesse giocare dovrebbe andare al Futballclub (ma pagando bei soldi!).

  16. Ciao a tutti
    che ne dite delle potature eseguite al villaggio durante le due ultime ESTATI?
    Vere e proprie capitozzature che oltre al danno estetico irrimediabile per tutto i quartiere hanno compromesso la salute delle piante che saranno attaccate da funghi e parassiti.
    Eseguite da personale non qualificato che senza alcun discrimine per fare prima ha sfigurato degli alberi bellissimi.
    Sono d’accordo con Giuseppe: meglio l’incuria di tanti anni.
    Capisco gli alberi a ridosso della carreggiata ma non ha alcun senso all’interno dei giardini. Anzi gli alberi che sono degli equilibristi naturali perdono staticità : penso ai platani ai quali sono stati tagliati i rami laterali alzandone il baricantro altro che sicurezza…l’opposto.
    Un attacco al verde pubblico di Roma senza precedenti storici.
    Ma che fa il servizio giardini di Via Gran Bretagna oltre a tagliare l’erba? Perchè non ripianta qualche albero visto il gran numero di piante abbattute?
    Una chicca: i tre eucalipti di via degli olimpionici nei pressi di Viale Tiziano (il quarto è stato abbattuto).

  17. Ciao a tutti, siamo nuovi del quartiere.Qui si sta una favola, è silenzionso, ampio, accomodante e finalmente con gli alberi bassi e i prati alti. Almeno al taglio del prato, avremo paglia e fieno per il bue e l’asinello. Noi abbiamo fatto una marea di esposti all’ama comune e municipio per gli interventi del verde pubblico, abbiamo affisso volantini con i nomi e gli indirizzi e-mail per importunare gli enti dormi”enti”. Finalmente qualcosa si è mosso…speriamo non ci presentino il conto.
    Qui si dovrebbe istituire un consorzio. Capisco che noi tutti già si paga le tasse, ma gli organi competenti non si attivano. quindi bisogna che noi tutti ci attiviamo.
    Ma in realtà la popolazione del “menga” è folta, e figlia di quel “Zotico” Gretto Burino che nacque fu cresciuto vive e prolifica ed educa in nome del CHEMMEFREGA…. tanto non è er mio…poi io ar paese c’ho l’oio bbono e me lo bbevo mentre me vedo la roma o la lazio col 300 pollici ellecciddì…
    Approposito, la mattina per chi volesse, vorremmo creare un centro di accoglienza e rasatura barboni al parco del Carrefour, ovviamente area bimbi.
    Per la pulitura e affilatura delle lamette ci son le panchine del suddetto parco.
    ma tanti CHEMMEFREGA, non so le mie….

  18. Salve,
    vivo al VO dal 1960.
    Mi adopero spesso per sensibilizzre le new entry.,ma …è questione di culture diverse.
    Ho fatto foto , scritto al sindaco, discusso …e sono arrivata alla conclusione che devi fare praticamente qlc (passare ai fatti),ognuno si dovrebbe adoperare per ciò che può e sa fare.
    In Italia si chiacchiera troppo e si fa troppo poco (un po’ come accade nel governo del Paese)!
    Si DEVE partire dalle fam., scuole e poi tutti noi.
    Fa tanto male assistere a questa agonia del Villaggio!
    Saluto e ringrazio chiunque Lo abbia nel cuore.
    Den

  19. mi chiedo se quest opera edilizia è destinata ad uso popolare perchè oggi sono la sede di uffici ? … io presto un attività occasionale di marketing per uno di questi che tra l altro neanche paga , mentre loro sono ben vestiti e si atteggiano a gran signori ….. che tristezza …………………………………………..

  20. Il Villaggio l’ho visto nascere ed assisto tuttora al suo Essere.
    Era un Paradiso popolato da famiglie semplici, con la stessa o quasi cultura ed educazione civica. Il problema oggi è proprio la mancanza di rispetto verso animali, piante, persone.Mancanza di Educazione Civica.
    Si dice tanto di quando c’erano i Trans…be’ vi diro’ era comunque un’Eden rispetto ad oggi e molto meno pericoloso.
    Si poteva andare a prendere l’autobus al Palazzetto dello Sport tranquillamente senza essere molestati…Oggi basta niente !
    I trans non si vedono più ma dormienti sotto al viadotto, sotto le case auto parcheggiate per farsi o bere od altro , di gente che viene da fuori anche per buttare l’immondizia .. Si consente di fare i bisogni sotto le palazzine, per le scale….però la colpa diventa dei cani! Ci sarebbe tantissimo da dire ma basterebbe pochissimo da fare…A cominciare dalle famiglie e poi dalla scuola!

  21. Den
    PS che ne direste se i barboni e la zingarella del supermercato si dessero da fare a racogliere le cartacce, gli stracci, le bottiglie che seminano in cambio di un euro per chi li incontra d’incoraggiamento e gratitudine? Tutti noi risparmieremmo…
    Per il servizio giardini a consorzio credo non ci siano speranze perche’ la gente si è fatta due conti..
    Non sono tutti Signori.

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