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Los Colores Quimbaya, mostra di Jairo Gonzalez alla Torretta Valadier di Ponte Milvio

Patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del XX Municipio, un’interessante esposizione di arte contemporanea del pittore colombiano Jairo Gonzalez sarà inaugurata sabato 22 gennaio alle 16 alla Torretta Valadier di Ponte Milvio. Il titolo della mostra, “Los Colores Quimbaya” lascia già trasparire colori vivaci, tonalità calde, toni e sensazioni forti. La pittura di Gonzalez, infatti, colpisce subito l’occhio per la scelta dei colori densi e intensi della materia, per cui la realtà rappresentata sembra moltiplicata per se stessa più volte: il cielo è più cielo, l’acqua è più acqua e la terra è più terra.

Qualche anno fa Alberto Bevilacqua ebbe così a descriverlo: “Jairo Gonzalez usa tecniche e materie che esulano dalla mia competenza. Ma a me interessa che la sua pittura racconta spunti dal passato, anche remoto, per farne paradossali nostalgie di un futuro vissuto fortemente con una fantasia che la realtà contemporanea tende a spegnere.
Nel sistema logico di luci, adottato da Jairo, è rintracciabile la limpidezza di un discorso, un discorso autenticamente personale. Le tinte sembrano spaccare le superfici, diffondere trame di terremoto, sollecitano all’allarme.
Chissà perché, penso a un gotico intellettuale; chissà perchè penso a certi scorci di Simone Martini, concettualmente intendo. “Li angelichi fiorecti, rose, e gjgli, – Onde s’adorna lo celeste prato…. “. Insomma, esiste, qui una sintesi sacro-civile dove finisce per trionfare un ritualismo. E, in questo ritualismo, ecco emerge una minuta automizzazione dei colori, quasi la realtà vista si sfaldasse, lasciando l’artista in preda ad un privato delirio di religione.
C’ è l’istinto della miniatura. C’ è il gusto dell’adornare. Figure che sembrano sostanza di sogni,accompagnate da una gentilezza quasi malata, feticci e icone. Con innegabile felicità. Jairo ha un controllo sicuro della frase pittorica, secondo la voce intima che gliela detta. Ogni quadro rammenta una sindone ove si effigia, a tratti confusi, la mortale delicatezza di un profeta scomparso nel tempo, e sempre atteso.”

La mostra prosegue domenica 23 gennaio dalle 11 alle 19 mentre sarà aperta dalle 14 alle 19 nei giorni successivi, lunedì 24, martedì 25 e mercoledì 26 gennaio.

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