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Auditorium – Giovedi’ 23 settembre (con replica venerdi’) l’Ottava e la Nona Sinfonia di Beethoven

Quarto ed ultimo appuntamento per l’esecuzione integrale delle sinfonie di Beethoven all’Auditorium Parco della Musica: giovedì 23, con replica venerdì 24 settembre, con inizio alle ore 21, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretti da Kurt Masur, eseguiranno l’Ottava e la Nona Sinfonia scaturite dal genio del compositore nato a Bonn nel 1770.

L’Ottava Sinfonia, composta fra il 1812 e il 1813, brillante e spirituale, può essere considerata una composizione in linea con la tradizione classica. E’ la più breve tra le sinfonie di Beethoven, richiedendo circa 23 minuti per la sua esecuzione, e si articola in quattro movimenti: allegro vivace e con brio, allegretto scherzando, tempo di menuetto, allegro vivace.

La Nona Sinfonia è una delle opere più note di tutta la musica classica e costituisce indubbiamente uno dei grandi capolavori di Beethoven. Detta Corale e completata nel 1824, quando ormai il compositore era completamente sordo, nell’ultimo movimento include parte dell’ode An Die Freude (Inno alla Gioia) di Friedrich von Schiller, cantata da solisti e coro. Animata da un ideale di fratellanza universale e di pace, per cui è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, questa sinfonia celebra anche la libertà dell’uomo. Infatti, si deve rilevare che in tedesco il termine “freude” (gioia) è simile a “freiheit” (libertà) e che negli anni successivi alla rivoluzione francese, quest’ultima parola era proibita in molti teatri europei. Così, non pochi autori e poeti utilizzavano scientemente la parola permessa intendendo però quella censurata. Ricordiamo che il 25 Dicembre 1989, in occasione dei festeggiamenti per la caduta del Muro, a Berlino Leonard Bernstein sostituì la parola freude con freiheit nella convinzione che Beethoven avrebbe dato la propria benedizione.

Ludwig Van Beethoven morì a Vienna nel 1827 quando aveva 57 anni. Ai suoi funerali parteciparono migliaia di persone e l’orazione funebre fu scritta dal suo amico, scrittore e drammaturgo, Franz Grillparzer, che così concludeva: “chi verrà dopo di lui non continuerà, dovrà ricominciare, perché questo precursore ha terminato l’opera sua dove sono collocati i limiti dell’arte”.

Kurt Masur, 83 anni, universalmente noto per la sua attività musicale e per il suo impegno umanitario, uno tra gli ultimi grandissimi esponenti della splendida tradizione direttoriale tedesca che include “bacchette” leggendarie del calibro di Furtwängler, Klemperer e Von Karajan, dirige con grazia ed energia, con piglio e leggerezza soave. Riguardo al festival di settembre dell’Accademia di Santa Cecilia dedicato all’intera opera sinfonica di Beethoven e che si conclude venerdì prossimo, Masur ha spiegato che: “affrontare l’integrale delle Sinfonie è come raccontare la storia dell’umanità, con le sue gioie e i suoi dolori” e, a chi gli domanda quale sia il segreto della sua eterna giovinezza, non manca di rispondere: “la Musica!”.

Giovanni Berti

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