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Assicuratore di Vigna Clara ucciso da giovane collega per motivi di lavoro

vignastelluti157.jpgLa paura di perdere gli affari, di non ricevere più la gestione di polizze remunerative stipulate nella ricca zona di Vigna Stelluti. Sono questi i motivi che hanno scatenato l’ira di Flavio Pennetti, 30 anni, assicuratore, che al culmine di un violento litigio ha ucciso Massimo Carpifave, 60 anni, titolare dell’agenzia Assirisk di via di Vigna Stelluti 157 e residente con la famiglia sulla Cassia.

Una mazza da baseball l’arma usata per il delitto dopo il quale il corpo è stato gettato in una scarpata lungo la strada che collega Leonessa a Rieti ed occultato con sassi e terriccio.

Dalla ricostruzione dei fatti da parte della Polizia e sulla base delle dichiarazioni dell’omicida, si apprende che i due assicuratori, l’uno con la sua affermata agenzia in Via di Vigna Stelluti e l’altro con un’agenzia aperta da poco tempo in zona Pineta Sacchetti, collaboravano da circa 4 anni. Il primo dava da gestire al secondo delle polizze stipulate a Vigna Clara e dintorni avendo in cambio quota parte della percentuale spettante al secondo.

I due, nel pomeriggio di giovedì 22 luglio, si erano recati insieme con l’auto del giovane a Leonessa per concludere un affare, ma tornando verso Roma, si è acceso un forte litigio, basato su incomprensioni, su un diverso modo di vedere intendere la gestione dei loro affari. Un litigio che ha accecato la vista e la ragione di Flavio Pennetti che, colpendo violentemente e ripetutamente la sua vittima con una mazza da baseball, lo uccide.
“Era un dittatore. Mi ha insultato in tutti i modi, poi quando ha cominciato a parlare della subagenzia, quando mi ha fatto capire che poteva anche chiuderla e revocarmi l’incarico, ho accumulato uno stress nervoso impressionante. Non ci ho visto più. E quando sono sceso per far rientrare il parafango con la mazza non ce l’ho fatta più e l’ho ucciso”. Così confesserà poi l’omicida alla Polizia.

Dopo averlo ucciso, Pennetti si è sbarazzato del corpo di Carpifave gettandolo in una scarpata lungo la strada che collega Leonessa a Rieti, in località Fuscello, e nascondendolo con sassi, terriccio e foglie. Si è poi disfatto della mazza utilizzata per il delitto e, strada facendo, anche di alcuni oggetti appartenuti alla vittima.

Nella stessa serata del 22 luglio la moglie di Carpifave denuncia la scomparsa del marito. Alla Polizia la donna riferisce che il Pennetti le ha detto telefonicamente di aver lasciato il marito nella su agenzia di via Vigna Stelluti, agenzia nella quale il telefono squilla però a vuoto. La Polizia chiede ed ottiene dalla magistratura l’autorizzazione ad indagare sul tracciato telefonico dell’assicuratore scomparso dal quale scopre che il cellulare di Carpifave, muto, era fermo in località Fuscello di Leonessa. Viene interrogato Pennetti che cerca di mentire, sostenendo di aver lasciato Carpifave a Roma. Poi, messo alle strette, crolla, confessa l’omicidio e consente alla polizia di ritrovare il corpo occultato di Massimo Carpifave.

Fabrizio Azzali

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