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La magica chitarra di Jeff Beck ammalia l’Auditorium

jeff-beck-small.jpgEntrata nella sua settimana più calda, “Luglio suona bene“, la prestigiosa rassegna dei concerti estivi nella cavea dell’Auditorium, lunedì sera ha proposto al pubblico romano l’esibizione di uno dei chitarristi più influenti ed importanti della storia della musica: Jeff Beck, 66 anni, supportato da un eccellente gruppo, ha fatto sognare gli spettatori capitolini in uno show di novanta minuti nel quale ha proposto i pezzi del suo ultimo disco Emotion & Commotion insieme a perle del suo sterminato repertorio.

Sono le 21.09 e sommessamente fanno il loro ingresso sulla scena i musicisti insieme alla star della serata: Jeff Beck. Nato a Wallington, una cittadina ad una manciata di chilometri da Londra, il 24 giugno del 1944, l’artista britannico è senza ombra di dubbio uno dei più influenti e importanti chitarristi della scena musicale, l’uomo che con la sua tecnica sopraffina ed il suo stile originale, con le sue scelte spiazzanti e fantasiose, ha rivoluzionato e definito la chitarra moderna in un ampio spettro di generi che vanno dal blues rock all’heavy metal, dalla fusion fino all’hard rock.

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La leggerissima dilazione nella partenza dello show, questa volta, coglie in contropiede solo una manciata di ritardatari cronici: è un nutrito pubblico di fedelissimi, questo di stasera, e la maggior parte di loro erano nell’area dell’auditorium con molto anticipo rispetto all’orario prefissato (le 21) per l’inizio dell’evento. Mentre gli ultimi arrivati prendono posto e l’aria umida rende appiccicosa la notte romana, la cavea viene armoniosamente riempita dalle note di Eternity’s Breath. E’ un avvio travolgente, con i primi tre pezzi che  danno un saggio assai significativo dello stratosferico talento di Jeff Beck, che imbraccia una Stratocaster bianca che la Fender ha realizzato su sue specifiche, e della eccezionale bravura dei membri della band: in particolare, si mettono in evidenza Narada Michael Walden, che picchia come un ossesso e con grandissimo senso del ritmo sulla sua batteria e Rhonda Smith, l’affascinante e strepitosa bassista che ha suonato a lungo anche insieme al gruppo di Prince, senza dimenticarsi delle tastiere di Jason Rebello, coautore di alcuni brani dell’ultimo disco.

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Jeff Beck non ci tiene proprio a fare la prima donna, anche se è il protagonista indiscusso dello spettacolo, ed è uno che arrangia le canzoni (le proprie e quelle di altri) mettendosi al servizio dell’esecuzione: è certamente vero che la sua chitarra sia spesso sugli scudi, filo conduttore di tutti i pezzi, ma in ogni canzone tutti hanno il loro spazio per esprimersi al meglio, in libertà e in armonia con il brano. Un lavoro da grandi talenti, questo, e i musicisti che lo affiancano lo sono sul serio.    Arrivano anche i primi brani dell’ultimo disco: da Emotion & Commotion, ecco Corpus Christi Carol, capace di evocare alte vette innevate, cieli dall’aria rareffata e limpidissimi ed aquile che volano con innata regalità, e la travolgente Hammerhead, pezzi che precedono la dolcissima Mná na h-Éireann (Woman of Ireland), un classico della musica tradizionale irlandese, al termine del quale lo spazio ed i riflettori sono tutti per Rhonda Smith che con il suo basso imbastisce un groove accattivante, mentre Jeff Beck si mette da parte. Segue il capolavoro scritto da Curtis Mayfield per i suoi Impressions e pubblicato nel 1965: People Get Ready è bellissima, suggestiva, commovente.

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Ancora Rhonda Smith grande protagonista con  Rollin’ & Tumblin’, il primo pezzo non strumentale della serata (in tutto il concerto, ne verrà eseguito soltanto un altro), in cui questa fantastica bassista mostra le sue capacità, non soltanto con lo strumento, ma anche con la sua splendida voce.   Ancora da Emotion & Commotion, è il momento di una cover sorprendente: Over the Rainbow, che Judy Garland cantava ne Il Mago di Oz, è delicatissima ed emozionante. Applausi scroscianti e meritati, poi seguono due pezzi da Who Else, l’album pubblicato nel 1999: Blast From the East, molto rock, e Brush With The Blues, assai blues. C’è ancora spazio per un paio di riuscitissime cover: arriva, intanto, il secondo ed ultimo pezzo non solamente strumentale, cantato da Rhonda Smith e con Narada Michael Walden ai cori, una supertravolgente, superenergetica, scatenata versione di  I Want to Take You Higher, la straordinaria canzone funky targata Sly & The Family Stone e datata 1969, seguita dalla deliziosa A Day in the Life che porta la firma della prestigiosa ditta Lennon & Mc Cartney.

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Sono arrivate le 22.30 e il set è terminato. Gli spettatori applaudono fragorosamente Jeff Beck e la band che lasciano il palco. Il pubblico chiede i bis. Dopo un paio di minuti, il gruppo e lo straordinario artista britannico sono di nuovo in scena: Jeff Beck imbraccia una chitarra Gibson Les Paul, segno evidente che sta per proporre, insieme ai suoi musicisti, un sentito omaggio al chitarrista ed inventore scomparso un anno fa all’età di 94 anni. Infatti arriva la ritmatissima How High the Moon, che proprio Les Paul e sua moglie Mary Ford eseguivano insieme parecchie decadi fa. Il pezzo finale è un’altra cover spiazzante, anch’essa presente su Emotion & Commotion, una versione bellissima e magica di Nessun Dorma, la celeberrima romanza della Turandot di Giacomo Puccini. Il pubblico del parterre è tutto in piedi, molti si avvicinano al palco, gli applausi sono fragorosissimi. Jeff Beck e la band ringraziano e se ne vanno alle 22.38.

Giovanni Berti 

© riproduzione riservata

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