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Gli amici di Ponte Milvio ci sono. Ma gli amici del Tevere dove stanno?

pm.jpgDa Sandro Bari, presidente del Comitato per il Tevere, riceviamo e pubblichiamo. Qualcuno osserverà che la pulizia di Ponte Milvio spettava agli operatori preposti dalle istituzioni. Ed ha ragione. Però, vedere sabato mattina una folta schiera di giovani e giovanissimi intenti con entusiasmo a risanare i danni combinati dai loro coetanei è un segnale, vale come simbolo del fatto che ci sono ancora ragazzi col cervello a posto, che sacrificano il sabato mattina facendo volontariamente un lavoro che non è di loro competenza. Segnale che deve spronare le istituzioni a compiere il loro dovere, prima di tutto impedendo la vendita sul Ponte di pennarelli indelebili (che lasciano comunque tracce delle loro scritte), sequestrando le merci, multando venditori e utilizzatori.

Per tutta la mattinata, ragazzi in magliette colorate hanno spennellato prodotti “antigraffiti”, hanno tolto le erbacce infestanti, hanno ripulito pali, cartelli e pareti; alcuni hanno piantato decine di gerani, petunie e altre coloratissime piante sul prato dell’isola centrale del Piazzale, mentre volenterosi operatori comunali lavoravano di pala e piccone per preparare le buche. Il risultato è stato positivo: il piazzale e il Ponte hanno un altro aspetto, ora, anche se crediamo che durerà poco.

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Ma è l’esempio che conta: forse qualche altro giovane si renderà conto di quale criminale idiozia sia imbrattare i monumenti cittadini, anche aggiungendo alle già pesantissime cataste altri lucchetti, simbolo non certo dell’amore, che non ne ha bisogno, ma dello spirito di emulazione degli imbecilli.

Ma mentre l’opera meritoria di tutti questi giovani volontari ha avuto un esito positivo – e speriamo che qualcuno non ci mescoli come sempre la politica – , ci si chiede dove siano quelli che si autodefiniscono amici del Tevere e che si danno tanto da fare costituendo associazioni e consorzi (mai gratuiti), coinvolgendo politici e amministratori in imprese che hanno caratteristiche più commerciali che culturali.
Vanno mai sul Tevere a vedere quello che vi accade? Vanno, ad esempio, a vedere sotto Ponte Duca d’Aosta l’immenso cumulo di detriti, tronchi e rifiuti che sta pericolosamente sventrando l’imbarcadero dei Battelli di Roma? Come mai nessuno segnala tale situazione di grave pericolo, oltre che di incuria e di indecorosa vergogna? Non sarà perché Battelli di Roma, responsabile della manutenzione, fa parte del loro consesso?

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Abbiamo già segnalato più volte la ignobile speculazione della “navigazione sul Tevere”, spacciata per un grande affare e una panacea per il traffico, risolta in un fallimento economico totale ed una presa in giro per romani e turisti. La maggior parte del percorso dei “battelli” (mezzi inadatti adoperati senza criterio) è stato abbandonato nonostante esista sulla carta. Il biglietto che doveva costare un Euro (e per ognuno venduto il Comune “rimborsava” un altro Euro ai gestori), ora costa dodici Euro, con la scusa di darti in omaggio un miserabile auricolare. Gli imbarcaderi inutilizzati sono stati abbandonati. L’accesso al Fiume dal Lungotevere della Vittoria, indispensabile via di fuga e punto di approdo per la Protezione Civile, è stato chiuso, e vorremmo sapere per ordine di chi e a vantaggio di chi. Chi si professa amico del Tevere dovrebbe difenderlo contro le speculazioni e salvaguardarne la salute; tra loro ci sono “pezzi grossi”, e stiamo ancora aspettando di sentirne la voce, almeno una volta.

Sandro Bari , presidente del Comitato per il Tevere

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