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Digital Valley a Prima Porta, una nuova realtà culturale e produttiva potrebbe sorgere a Roma Nord

Un innovativo centro dedicato alla ricerca e all’innovazione nel campo televisivo e cinematografico unito ad un parco tematico sulla storia della televisione e del cinema potrebbero sorgere a Prima Porta, nel verde del parco di Veio. A supportarne il progetto in prima fila il XX Municipio ed il Comune di Roma, ma l’ultima parola spetta alla Regione Lazio. E’ stato infatti presentato martedì 1 giugno nel Centro di Produzione Videa il progetto per la realizzazione di nuovo Parco tematico sulla Storia del Cinema e della Televisione, con un innovativo Polo dedicato alla ricerca e soprattutto alla formazione di giovani per la creazione di nuove figure professionali in ambito cinematografico e televisivo nell’area del digitale. L’obiettivo è valorizzare il territorio di Prima Porta creando un centro di eccellenza a livello internazionale.

A presentare l’iniziativa Sandro Parenzo, presidente del Centro di Produzione Videa supportato dagli architetti Enzo Criscione e Walter Ballarini., Gianni Giacomini, presidente del XX Municipio accompagnato dal consigliere Marco Petrelli presidente della commissione Grandi Parchi, ed il consigliere comunale Roberto Cantiani, membro della commissione capitolina per l’ambiente. In sala, fra gli ospiti ed un nutrito drappello di rappresentanti della stampa tra i quali anche VignaClaraBlog.it, i consiglieri municipali Cesarino Lelli, Francesco Petrucci e Marco Tolli, vice presidente della commissione Grandi Parchi.

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 Il progetto presentato da Sandro Parenzo nasce dalla consapevolezza che l’industria cinematografica e televisiva sono per Roma e la regione Lazio un patrimonio da valorizzare, tramite l’innovazione, la ricerca, la sperimentazione e la didattica. L’obiettivo è quello di affrontare le sfide dei nuovi mercati e delle nuove tecnologie, formando nuove figure professionali specializzate, adatte a raccogliere la sfida di un mercato cinematografico e televisivo in rapida trasformazione. L’avvento del digitale terrestre, che impone nuovi format e nuove professionalità costantemente aggiornate, è un’opportunità da non perdere anche per il territorio.

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L’idea di realizzare questo polo innovativo dedicato alla ricerca ma soprattutto alla formazione di giovani ha mosso i primi passi nel 2003, quando Regione Lazio, Comune di Roma e l’Ente Parco di Veio siglarono un Protocollo d’Intesa. Poi, da allora, si sono succedute alterne amministrazioni regionali ed il protocollo è rimasto al palo. E’ stato il Consiglio del XX Municipio, il 3 maggio 2010, votando un apposito Ordine del Giorno, a riportarlo alla ribalta chiedendo formalmente a Regione Lazio, Campidoglio ed Ente Parco di avviare un tavolo di lavoro con un calendario ben preciso per dare il via concretamente all’iter di realizzazione.

Con orgoglio Sandro Parenzo sottolinea che la digital valley potrebbe diventare realtà a Prima Porta “che è un pezzo nobile della storia del cinema italiano, dove fino ad ora sono stati prodotti 150 film, tra i quali tre premi Oscar.“Ma agli amministratori presenti ricorda che “la rapida evoluzione del mercato nazionale e internazionale televisivo e cinematografico impone uno sforzo per non perdere questo primato di eccellenza. E’ più che mai necessario favorire la ricerca e la sperimentazione, in un momento in cui Roma e il Lazio stanno progressivamente perdendo la loro storica posizione di centralità ideativa e produttiva“.

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E’ certo atipico il fatto che nel giorno in cui vengono snocciolati tutti i dettagli sulla manovra finanziaria con forti tagli nel campo artistico culturale in tutte le sue manifestazioni, ci sia chi parli di investimenti, di ricerca e d’innovazione proprio in tale campo, pronto a farlo senza chiedere nulla alla pubblica amministrazione tranne che l’autorizzazione a procedere. Certo, stiamo parlando di un ampliamento significativo del centro di produzione Videa che risulterebbe quasi raddoppiato – da 60 a 110 ettari – all’interno del Parco di Veio in una zona attualmente congelata “a destinazione agricola” dal recente Piano di Assetto adottato ma non ancora approvato dalla Regione Lazio. Un progetto dunque che potrebbe far sorgere diverse perplessità di tipo “ambientalistico” se non conosciuto nei dettagli così come è stato presentato nel corso della conferenza stampa. Un progetto basato sull’idea che il Parco di Veio, o quanto meno la frazione dello stesso in discussione, non dovrebbe essere un oggetto da tenere sotto una campana di vetro con un approccio conservatore ma un luogo di propulsione di vita, di cultura e soprattutto di posti di lavoro.

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Esiste l’opportunità di creare un centro di produzione in digitale di estrema attualità. La domanda c’è ed è forte, oggi chi opera nel digitale si rifugia all’estero, noi potremmo trattenerlo qui, a Prima Porta, dove un migliaio di addetti potrebbero trovare occasione di lavoro” dichiara convinto Sandro Parenzo che non nasconde la sua soddisfazione quando subito dopo il presidente Giacomini afferma che “se gli amministratori locali restassero insensibili a questi argomenti sarebbe il fallimento completo della politica” e nel sottolineare le ricadute positive sul territorio di un’iniziativa del genere conferma che ” il progetto potrà creare numerosi posti di lavoro, per questo stiamo sollecitando l’amministrazione a tutti I livelli, dalla Regione fino al Comune per concretizzare una buona idea basata sulla sinergia fra pubblico e privato. Vogliamo fare di Prima Porta la cittadella della televisione“.

Vediamo il progetto, presentato nei dettagli dagli architetti Enzo Criscione e Walter Ballarini.
Il Centro Produzione Videa si trova nella zona di Roma Nord, a 5 minuti d’auto dal centro produzione RAI di Saxa Rubra ed a meno di 2 km da Prima Porta lungo la strada che va a Sacrofano, esattamente a via Livigno 50. Nasce dalla ristrutturazione degli studi Vides di Franco Cristaldi dove hanno lavorato giganti della storia del cinema italiano come Visconti, Fellini, Germi, Pontecorvo e dove hanno visto la luce premi Oscar come Divorzio all’italiana, Amarcord e Nuovo Cinema Paradiso. Oggi è un centro di produzione indipendente all’avanguardia: Rai, Mediaset, LA7 ed altri vi registrano i loro programmi televisivi più importanti, le fiction, o scene di film.

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L’area in cui è prevista la nascita di Digital Valley si estende, a proseguimento del Centro di Produzione Videa, su una superficie di 60.000 mq. Il progetto è stato pensato per inserirsi in modo coerente all’interno del Parco di Vejo, tutelando e valorizzando il verde circostante e limitando l’impatto ambientale. La televisione e il cinema hanno infatti cicli produttivi non inquinanti e rispettosi dell’ambiente, in quanto lo stesso paesaggio è un bene vendibile per l’industria televisivo-cinematografica. Il nuovo centro sarebbe dunque ecologicamente sostenibile e virtuoso, perché adotterebbe tutte le tecnologie in grado di ottimizzare l’efficienza energetica e minimizzare lo sfruttamento delle risorse ambientali.
Il progetto prevede l’edificazione di 6 edifici. Nell’ordine, la Digital Valley Academy, per la formazione di nuove professionalità; un Campus dove alloggiare, far vivere e lavorare, col concetto del training on the job, gli studenti; un centro laboratori; un teatro per produzioni televisive; un ristorante ed infine la scenotecnica, un luogo per la lavorazione di tutti i materiali necessari alla esecuzione delle scenografie.

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Il tutto per circa 56mila metri cubi realizzati con concetti eco-sostenibili adottando tutte le tecnologie in grado di ottimizzare l’efficienza energetica e minimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali. Gli edifici saranno dotati di un sistema di pannelli fotovoltaici, integrati architettonicamente nelle strutture di copertura, in modo da produrre energia elettrica destinata alle utenze degli edifici, che nei periodi di non utilizzo sarà immessa direttamente nella rete energetica nazionale, adottando la soluzione dell'”andare a scambio” che permette di cedere nei periodi di non consumo e di prelevare dal gestore quanto necessario, definendo poi un saldo sul conto energetico globale. La produzione di energia termica e frigorifera per il riscaldamento e la climatizzazione degli ambienti sarà garantita da sistemi a pompa di calore ad assorbimento. Sono previste infine la raccolta di acqua piovana per usi non sanitari e l’adozione di sistemi per il risparmio idrico e di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua calda ad uso sanitario.

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L’ultima parola ora spetta alla Regione Lazio e/o all’Ente Parco di Veio. Perché il progetto sia realizzabile ci sono due alternative. La prima è che venga recepito, tramite una scheda progetto a fini socio-economici, dal Piano di Assetto del Parco di Veio ancora assoggettabile ad “osservazioni”. La seconda è che la Regione Lazio, nell’approvare definitivamente il Piano di Assetto, vada in deroga alla legge Regionale consentendo la realizzazione dell’opera.

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Non voglio deroghe” è la conclusione del Consigliere capitolino Roberto Cantiani che, oltre ad aver portato il saluto del Sindaco Alemanno, conferma il pieno interesse del Comune di Roma alla realizzazione dell’opera. “La deroga ha in sè il concetto dell’eccezione – ha ribadito – mentre lo spirito con quale va affrontato questo progetto è quello della piena consapevolezza che si tratta di un’iniziativa a favore del territorio e di Prima Porta, periferia di Roma che necessita di essere fortemente rivitalizzata. Nessuna deroga – ha concluso – il progetto deve essere recepito dal Piano di Assetto del Parco“.

Tutti d’accordo quindi e tutti da oggi in attesa che si apra il tavolo tecnico e se ne calendarizzino i lavori.

Edoardo Cafasso

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26 COMMENTI

  1. Secondo un nota del Comune del 2004 il Centro di Produzione “Videa” è proprietario di circa 40 ettari a ridosso della sponda destra del Fosso della Torraccia, dei quali sono utilizzati solo i 7 su cui è stato realizzato lo stabilimento cinematografico dopo che il P.R.G. di Roma del 1965 aveva destinato il comprensorio a sottozona L/1 (attività industriali grandi e medie), comunque non interamente rispettata: vi sono state infatti realizzate costruzioni abusive per mq. 2.799.00, che hanno ottenuto le concessioni edilizie in sanatoria n. 207326 e n. 207328 del 14.12.1999.
    Sempre secondo la nota del Comune, vi sono stati realizzati 60.000 mc. in tutto.
    Dopo il vincolo automatico imposto dalla cosiddetta “legge Galasso” n. 431/1985 su entrambe le sponde del Fosso della Torraccia, il P.T.P. n. 15/7 (adottato nel 1987 e definitivamente approvato con la legge regionale n. 24/1998) ha destinato a zona di tutela integrale l’intero fondovalle del fosso vietando “la costruzione di nuovi edifici, anche se con strutture e materiali precari” e prescrivendo il preciso obbligo non solo “di destinare queste aree a Riserva Integrale e/o Orientata”, ma di demolire i “manufatti di tipo industriale ed artigianale (capannoni ed altro)”.
    Anche in considerazione dei vincoli “Galasso” vigenti sull’area e delle prescrizioni del P.T.P. n. 15/7, la cosiddetta “Variante di Salvaguardia” adottata dal Consiglio Comunale a luglio del 1991 ha cambiato la destinazione urbanistica della sottozona L1, assegnando all’area la destinazione a zona agricola H, sottozona H/3, con indice di edificabilità di 0,01 mc/mq su un lotto minimo di 5 ettari.
    Avverso la “Variante di Salvaguardia” è stato presentato ricorso alla Sezione I del T.A.R. del Lazio, che con decisione n. 1946/94 del 22.6.1994, pubblicata il 12.12.1994, ha accolto l’istanza: ma il Comune di Roma ha a sua volta fatto ricorso al Sezione IV del Consiglio di Stato che con decisione n. 6401 dell’8.6.2004 ha accolto l’appello ed annullato la sentenza del TAR del Lazio, condannando la S.p.A. “Centro di Produzione Videa” e la S.r.l. “Cristaldi Film” a rifondere le spese, le competenze e gli onorari del grado di giudizio.
    Il cosiddetto “Piano delle Certezze” adottato con deliberazione del Consiglio Comunale di Roma n. 92 del 28.5.1997 (poi approvato nel 2002) ha destinato l’area in questione alla nuova sottozona agricola H2, con indice di edificabilità di 0,005 mc/mq su un lotto minimo di 10 ettari.
    Alla fine del 1997 è stato istituito il parco regionale di Veio secondo una perimetrazione provvisoria dentro cui ricade il Centro di Produzione “Videa”, che nel 2000 ha chiesto all’Ente Parco di Veio la conferma della destinazione L1 produttiva cinematografica per consentire “di ampliare le proprie strutture ai fini di raggiungere le naturali dimensioni richieste dal particolare tipo di attività produttiva esercitata”: la “proposta” preliminare del Piano di Assetto del Parco di Veio consegnata il 30/1/2003 considerava la suddetta attività del tutto incompatibile con le finalità del Parco di Veio e ne proponeva la delocalizzazione in altro luogo al di fuori dell’area naturale protetta.
    Ciò nonostante, a dicembre del 2003 la Giunta Regionale ha approvato uno schema di protocollo d’intesa tra Comune di Roma, Ente Parco di Veio e Regione Lazio proposto dall’allora Assessore all’Urbanistica Roberto Morassut per la realizzazione, nell’area in questione, di un “Parco tematico sulla storia del cinema e della televisione” con annesso centro didattico e centro multimediale.
    Anche a seguito dei gravi vizi di legittimità rilevati più volte dal sottoscritto come membro allora del Consiglio Direttivo e Responsabile dell’associazione VAS, è stata accantonata la realizzazione del “Parco Tematico”.
    Il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) adottato nel 2007 registra l’avvenuta compromissione dell’area che destina pertanto a “Paesaggio degli Insediamenti Urbani”, ma registra anche che ricade all’interno della fascia di rispetto del Fosso della Torraccia.
    Non tenendo in alcun conto le prescrizioni di inedificabilità del P.T.P. n. 15/7 che era obbligato a rispettare (specie dopo che è stato sancito dalla stessa Corte Costituzionale), il Piano di Assetto del Parco di Veio, così come adottato il 9.12.2009 da un Consiglio Direttivo a maggioranza semplice di 3 voti su 4, destina il comprensorio a sottozona D3, dove è consentita l’edificabilità anche per consentire “lo sviluppo di strutture e servizi … volte … al miglioramento dell’offerta dei servizi”.
    Grazie anche a questa destinazione non consentita dalle norme, lo scorso 1 giugno il Centro di Produzione “Videa” ha presentato un progetto che riprende di fatto il “Parco Tematico” accantonato ormai 6 anni fa e prevede la costruzione di 6 nuovi edifici su ben 60 ettari.
    Se da un lato è del tutto comprensibile una iniziativa del genere da parte di una società privata, che deve giustamente curare i propri interessi economici, dall’altro lato stupisce fortemente che il Consiglio del Municipio di Roma XX il 3 maggio scorso abbia approvato un Ordine del Giorno per “dare il via concretamente all’iter di realizzazione” di un progetto in violazione di vincoli di inedificabilità assoluta che soprattutto ogni amministrazione pubblica dé tenuta a conoscere, dal momento che la legge non ammette ignoranza da parte di nessuno.
    Colpisce ancor di più che si sia dichiarato che non si vogliono “deroghe” sul falso presupposto che si tratti di una iniziativa addirittura a favore del territorio, quando in realtà – se si realizzasse un progetto simile – saremmo di fronte non solo ad una “deroga”, ma ad una vera e propria violazione dell’art. 9 della Costituzione in base al quale a dover tutelare il paesaggio (specie se vincolato) é lo Stato e con esso quindi anche la Regione, il Comune, il Municipio e l’Ente Parco di Veio, che sono tenuti tutti al rispetto del dettato costituzionale e non alla “deregulation” più devastante.

  2. Alcune considerazioni a commento della proposta :

    credo debba essere indiscutibile che ogni progetto debba essere fatto nel rispetto delle leggi e delle normative esistenti.

    Ma nella discussione di come si devono equilibrare diversi principi sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vi è un margine di discussione e di discrezionalità che compete alla politica e a chi è chiamato a definire nuove leggi e delibere per garantire il bene comune della collettività.

    Ritengo che sia miope una difesa preconcetta della difesa dell’ambiente che non consideri anche la necessità di promuovere attività produttive e servizi utili alla cittadinanza.

    Un Centro di produzione già esistente, che da lavoro a più di 200 persone, in un territorio di periferia urbana, vuole rilanciare proponendo un centro formativo, un centro di produzione culturale da mettere a disposizione anche per la comunità locale credo meriti maggior attenzione che ricordare solo vincoli e proibizioni assolute.

    Credo che la proposta debba essere valutata anche per l’impatto positivo che può avere in termini di promozione occupazionale e di servizi culturali che può offrire.

    E nella contrattazione è compito degli amministratori che devono garantire l’utilità sociale equilibrare l’esigenza di guadagno economico degli imprenditori con l’esigenza di valorizzare tale progetto come opportunità di crescita culturale ed economica di tutta la comunità locale.

    Il Parco di Veio è un patrimonio ambientale di enorme valore ma no lo si può difendere e preservare mettendo solo vincoli e proibizioni. E’ ora di valorizzare progettualità sostenibili ed eco compatibili che rispondano anche all’esigenza di migliore la qualità della vita dei cittadini creando opportunità occupazionali e di miglioramento dei servizi.

  3. Signor Pira, lei mi ha tolto le parole dalla bocca. Volevo infatti chiedere al sig.Bosi se per caso anche i 10 comandamenti dati a Mosè non prevedessero un divieto per quanto riguarda il parco di Veio. Tutto questo virtuoso sciorinare di leggi e leggine, di regolamenti e di sentenze conducono sempre e solo al classico “nunsepofà” tipico degli ambientalisti quando si tenta di toccare un filo d’erba anche se è secco. Chiedo scusa per l’ironia ma avendo 30 anni, abitando a Roma nord, lavorando come precario da 10 anni nel campo della produzione televisiva e teatrale a me questo progetto piace tantissimo perchè ne ho capito tutta la potenzialità lavorativa, sia diretta che indiretta perchè potrebbe creare tanto indotto su tutta la zona di Prima Porta.
    A che serve difendere a spada tratta leggi e sentenze se queste sono datate e comunque non al passo con le esigenze della società ? Oggi c’è bisogno di lavoro, noi giovani stiamo a spasso, viviamo con i nostri genitori, non possiamo farci una famiglia e progetti per il futuro. Arriva un imprenditore che dice fatemi fare quesdto nuovo progetto che darà posti a manodopera per realizzarlo e poi consentirà a centinaia di giovani di imparare un mestiere che guarda al futuro di un mercato in piena espansione e noi gli diciamo no a priori perchè la sentenza X dice il sottopiano Y della particella Z deve avere quel numero esatto di fili d’erba !
    Facile mettersi in cattedra a fare l’elenco delle regole che dicono no stando a piedi caldi, ignorando invece la povertà di Prima Porta e la necessità di lavorare per sfamarsi e costruirsi un futuro di migliaia e migliaia di giovani romani.
    Tiziano

  4. Faccio presente anzitutto al sig. Tiziano A. di essermi da sempre impegnato per l’ambiente in generale e per il Parco di Veio in particolare senza mai aver considerato come insuperabili (al pari dei 10 comandamenti) i divieti imposti dalle norme su cui si basa la democrazia che ci siamo dati nel nostro Stato di diritto: da laico so perfettamente che mentre Bibbia e Vangeli non si possono cambiare in eterno, le “regole” che ci siamo dati per considerarci una società “civile” non sono affatto eterne e si possono quindi cambiare in ogni momento, ma pur sempre in nome di un interesse pubblico generale che sono tenute ad assicurare.
    Non ritengo quindi di essermi messo in cattedra, se mi sono azzardato a richiamare “regole” che non debbo rispettare soltanto io come cittadino (prima ancora che come ambientalista).
    Non faccio quindi parte della schiera di ambientalisti del classico “nunsepofà” quando si tenta di toccare un filo d’erba anche se è secco, magari strumentalmente: a dimostrazione di questo metto in risalto che, mentre vengo giudicato da un lato per lo più come un “integralista” soprattutto da chi non condivide il mio modo di fare “politica del territorio” nel pieno rispetto delle regole, dall’altro lato sono stato considerato “corrotto” addirittura da alcuni esponenti di associazioni ambientaliste per avere firmato nel 1994 un accordo con i costruttori di Roma Nord su una proposta congiunta da presentare al Comune per riuscire a far istituire il Parco di Veio, come poi è stato.
    Venendo ora al merito della polemica sollevata con toni più garbati dal sig. Vincenzo Pira, secondo cui starei tenendo una “difesa preconcetta della difesa dell’ambiente che non considera anche la necessità di promuovere attività produttive e servizi utili alla cittadinanza”, perché non avrei valutato la proposta “anche per l’impatto positivo che può avere in termini di promozione occupazionale e di servizi culturali che può offrire”, faccio presente di avere avuto sempre ben presenti anche gli aspetti legati allo sviluppo economico di ogni progetto di trasformazione del territorio, che fanno parte pur essi dei diritti assicurati dalla nostra Costituzione, ma che vanno sempre valutati attraverso una ponderazione comparata degli interessi.
    Per tradurre in pratica questo concetto con un esempio pratico, il diritto di un cittadino di avere assicurato il suo bisogno abitativo non può di certo legittimare il suo interesse personale a farsi una casa abusivamente in danno dell’ambiente, mettendone a rischio per lo più l’equilibrio idrogeologico con conseguenze che si ripercuotono su tutti anche in termini economici di spesa.
    In analogia, il diritto del Centro di Produzione Videa ad ampliare la propria attività, motivato anche da garanzie di sviluppo occupazionale, non può diventare priorittario e comunque un “grimaldello” per scardinare l’ordine così come costituito oggi e voluto peraltro dallo stesso Comune di Roma con la cancellazione della destinazione cinematografica dell’area, prima ancora della istituzione del Parco di Veio .
    Passando al pratico, un progetto di questo tipo dovrebbe essere sottoposto quanto meno a Valutazione di Impatto Ambientale, che prevede anche l’opzione zero fra le sue conclusioni, specie se si deve andare in deroga da tutto, perché qui – caso mai non fosse ancora chiaro – si sta chiedendo non solo di cambiare la destinazione del Piano Regolatore di Roma, di modificare l’inedificabilità prescritta dal Piano Paesistico e di togliere il vincolo paesaggistico, ma di cancellare addirittura la norma del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che vieta la possibilità di costruire entro la fascia di rispetto dei 150 metri da ogni sponda dei corsi d’acqua.
    Come membro del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco di Veio nel 2004 ho scritto la seguente considerazione, secondo cui di fronte ad un comportamento del genere, tutto basato sulla logica della forza (degli interessi economici), anziché sulla forza della logica (degli interessi pubblici generali), non ha più alcun senso qualunque tentativo di fare ragionamenti “seri”: si può solo buttarla in burletta, nella forma della “satira politica”, finché viene ancora concesso di farlo.
    In data 9.4.2004 ho infatti satiricamente commentato in questo modo: con la più che ottima “giustificazione” di future “operazioni” che, oltre a portare denaro a Roma e nel Lazio, diano anche benefici di carattere sociale e creino nuovi posti di lavoro, quand’è che si costruirà in “Accordo di Programma” anche dentro Villa Borghese o Villa Doria Pamphili oppure dentro il Colosseo e sopra i Fori Imperiali o a piazza Navona o meglio ancora a piazza S. Pietro?
    Fin dal 10.2.2004 ho dato per iscritto una risposta al problema di garantire occupazione con nuovi posti di lavoro con un “invito a sostenere la scelta alternativa (ben più logica e percorribile) di un sito più appropriato al di fuori del Parco di Veio dove rilocalizzare le strutture già costruite a ridosso del Fosso del Torraccio e realizzare sia l’ampliamento necessario per il miglior funzionamento dell’attività cinematografica che il Parco Tematico di cui all’oggetto.
    Ho esteso questo invito più volte all’allora Assessore Roberto Morassut ed a tutte le parti politiche competenti, che hanno brillato per l’inerzia più assoluta, lasciando incancrenire un problema che a distanza ormai di 6 anni poteva benissimo avere avuto una soluzione che soddisfasse tutti.
    In conclusione, ribadisco tanto a Vincenzo Pira quanto a Tiziano A. che la “politica” può tutto, meno che andare contro legge (almeno quelle al momento valide e che non ha ancora cambiato, grazie anche al sistema ammgioritario), per cui un progetto di questo genere potrà essere approvato solo se si modificheranno le regole che attualmente ne vietano la realizzazione in un modo che sia universalmente riconosciuto come pienamente legittimo da tutti e soprattutto da chi ne ha il diritto istituzionale di farlo.

  5. E allora cambiamole queste regole se necessario, proprio perchè non sono scolpite sulla pietra. La politica serve proprio a questo, a tenere le regole di vita comune al passo con le esigenze dinamiche della società.
    Costruire sul Colosseo o a Piazza S.Pietro ? e che c’azzecca ? Mi vuole forse dire che nello spicchio del parco occupato da Videa c’è tanto patrimonio culturale storico e artistico quanto a S.Pietro ? Paragone del tutto inappropriato, nel parco ci sono alberi e verde, dono immenso della natura, ma ci possono essere anche impianti produttivi se costruiti per essere ben inseriti, a impatto zero dicono i tecnici. Comune e Municipio 20 sono già d’accordo e visto che la Regione oggi è in sintonia con loro, sono sicuro che la politica non fallirà. Se sparirà qualche filo d’erba secco non farà male a nessuno. Buona serata. Tiziano

  6. Provo a spiegarmi meglio ed in modo civile per l’ultima volta, visto che il sig. Tiziano A. mi ha voluto far sapere a cosa servirebbe secondo lui la “politica”, ricordandomi di fatto come è stato risposto ad una interrogazione di un consigliere della Regione Lazio e come sostanzialmente si risponde ancora oggi da parte di cmolti di coloro che ci stanno governando ai vari livelli (municipali, comunali, provinciali e regionali): il popolo ci ha eletto e noi facciano come ci pare, nel senso che cambiamo a nostro piacere tutte le “regole” (= le leggi) che non ci piacciono o peggio ancora che non ci fanno più comodo, compresa la Costituzione, se necessario.
    Augurandomi di non dare l’impressione di volermi mettere in cattedra, mi vedo costretto a dimostrare quanto c’azzecchi invece il ragionamento che ho fatto e di cui non sono state volute capire le implicazioni che comporta.
    Uno dei “principi fondamentali” della nostra Costituzione è l’art. 9 che obbliga lo Stato alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione: la dottrina prevalente ritiene che i “principi fondamentali” (articoli dall’1 al 12) siano una base irrinunciabile per lo spirito repubblicano su cui la Costituzione si fonda e per questo motivo non possono essere modificati.
    Ad ogni modo, anche con il sistema maggioritario e la politica degli eletti dal popolo del “faccio come mi pare” non si è pensato fino ad oggi di cancellare l’art. 9 della Costituzione: ne deriva che anche il mio paragone riguardo al costruire sul Colosseo o a piazza S. Pietro c’azzecca in pieno, tanto se parliamo di paesaggio quanto se parliamo di patrimonio storico e artistico.
    Lo Stato ha sempre tutelato e continua a tutelare il paesaggio con lo strumento delle “dichiarazioni di notevole interesse pubblico”, emanate nel tempo ai sensi della legge n. 1497/1939 sulla protezione delle bellezze naturali (ora D.Lgs. n. 42/2004) mediante Decreti Ministeriali (e dopo l’avvento delle Regioni anche con deliberazioni delle Giunte Regionali) con cui di fatto sono stati imposti i cosiddetti vincoli paesaggistici su ampie porzioni di territorio.
    Con la legge cosiddetta “Galasso” n. 431/1985 (oggi assorbita nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato con il D.Lgs. n. 42/2004) sono stati sottoposti automaticamente a vincolo paesaggistico anche i corsi d’acqua (e quindi pure il Fosso del Torraccio) ed i parchi e le riserve naturali (e quindi anche il parco di Veio dentro cui ricade il centro di produzione Videa).
    Se il vincolo paesaggistico è semplicemente un riconoscimento di una particolare bellezza naturale, la sua tutela concreta (vale a dire cosa si possa fare o meno dentro i suoi confini) spetta al relativo Piano Territoriale Paesistico (in sigla PTP) che per Veio è il n. 15/7 (definitivamente approvato): come già detto, ha stabilito che l’intera area del centro di produzione Videa è sottoposta a tutela integrale e non può essere quanto meno ulteriormente edificata più di quanto già non lo sia stata, peraltro anche abusivamente.
    La suddetta prescrizione del PTP n. 15/7 vale come norma più restrittiva rispetto al Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) che è solo adottato ed in attesa di approvazione delle controdeduzioni alle circa 18.000 osservazioni presentate ad esso.
    Con sentenza n. 108 del 19 maggio 2008 la Corte Costituzionale ha sancito la “cogente prevalenza dei piani paesistici sulla pianificazione delle aree naturali protette”: ne deriva l’obbligo di rispettare l’inedificabilità dell’area imposta dal PTP n. 15/7 da parte del Piano di Assetto del Parco di Veio, che ha invece destinato l’area del centro di produzione Videa a sottozona D3 edificabile.
    La Regione Lazio è stata chiamata ad annullare il Piano di Assetto del Parco di Veio per i molti vizi di legittimità che presenta, il più grave dei quali è proprio la palese violazione dell’art. 9 della Costituzione e della suddetta sentenza della Suprema Corte.
    Ora secondo la sig.ra Lucia sarei io il miope e secondo il sig. Tiziano A. “Comune e Municipio 20 sono già d’accordo e visto che la Regione oggi è in sintonia con loro, sono sicuro che la politica non fallirà”: staremo a vedere come riuscirà a non fallire, sperando che almeno per questo caso non valga il detto che non fa di certo onore all’Italia, secondo il quale fatta la legge, trovato l’inganno.
    Per completezza di informazione, Comune e Municipio non possono modificare la destinazione agricola del Piano Regolatore relativa ad un’area che ricade dentro il Parco di Veio, per la quale – fino a quando non sarà stato definitivamente approvato il Piano di Assetto – vige il regime di misure di salvaguardia che è stabilito dall’art. 8 della legge regionale n. 29/1997, che vieta la realizzazione di nuovi edifici all’interno delle zone agricole.
    L’ultimo comma del suddetto art. 8 stabilisce che “in caso di necessità ed urgenza o per ragioni di pubblica sicurezza, il Presidente della Giunta regionale, con provvedimento motivato, può autorizzare deroghe alle misure di salvaguardia”: questa disposizione è stata già adottata anche nel parco di Veio sempre ed esclusivamente per progetti di carattere pubblico, come ad esempio la cosiddetta “strada di fondovalle”.
    Ne deriva che l’On. Renata Polverini può, secondo il sig. Tiziano A., ravvisare la necessità e l’urgenza di un progetto che risale a ben 6 anni fa, se non addirittura ragioni di pubblica sicurezza, autorizzandone la realizzazione in deroga alle misure di salvaguardia, senza che si possa minimamente pensare che anche per quato caso “fatta la legge, trovato l’inganno”.

  7. Spero che lei non si offenda se uso il proverbio “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”. La faccio breve.
    Molto civilmente le faccio notare che io le parlo di bisogni concreti, di innovazione e di ricerca indirizzati allo sviluppo sociale di una zona moribonda come Prima Porta e soprattutto all’opportunità di dare centinaia di posti di lavoro a ai giovani.
    Lei mi risponde con dotte discettazioni sulla costituzione, sui D.Lgs., sui PTP, sui PTPR , sulle sottozone e sulle particelle.
    Siamo sue due piani lontani anni luce, ma talmente lontani che neanche con un telescopio le riuscirebbe di vedere che oggi in Italia, Nel lazio, a Roma, a Prima Porta il bisogno primario è IL LAVORO.
    Stia bene. Saluti civili.

  8. Sig. Tiziano A..proprio per evitare di offenderla avevo evitato di etichettarla come “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”: dal momento che é ora addirittura Lei ad affibbiarmi questo proverbio, non solo sono convinto anch’io di essere distante da Lei anni luce, ma ne sono soprattutto felice, perché ci tengo a drile che non intendo far parte nella maniera più assoluta di quella categoria di cittadini che ritiene che il fine (in tal caso di dare lavoro) giustifica machievillicamente tutti i mezzi, compresi quelli al di fuori della legalità.
    Con ragionamenti di questo tipo, possiamo considerare carta straccia sia la Costituzione che tutte le leggi che ci siamo dati (del cui rispetto sembra che a Lei non importi un fico secco, pur di ottenere quello in cui spera) e rischiamo di legittimare anche il “lavoro” che dà la Mafia.
    Dopo la bellezza di tutti questi scambi di opinione, Lei non é ancora riuscito a capire i 2 diversi livelli su cui va considerato il progetto del Centro di Produzione Videa, che sono da un lato la fattibilità di un “Parco Tematico” che dà anche lavoro e che condivido pienamente e dall’altro lato il luogo fisico in cui lo si vorrebbe realizzare dove non sono di certo io a dire che é vietato, ma “regole” che vanno rispettate da tutti e di cui Lei sembra invece fregarsene, da perfetto cittadino che scambia la democrazia per libertà di fare quel che meglio ci pare, compreso il dare lavoro anche contro legge.
    Le voglio far presente che la natura non si può spostare senza rischi di disastri ambientali, alterandone comunque le bellezze naturali, mentre le opere dell’uomo sì: cosa cambia per Lei se si riuscisse a far realizzare il “Parco Tematico” da un’altra parte, comunque pienamente legittima, se non il fatto egoistico di non avere più la possibilità di un proprio lavoro sotto casa (ammesso che abbia la fortuna che Le auguro di essere assunto un domani dalla “Videa”) ?
    Riguardo al posto in cui si vorrebbe realizzare il “Parco Tematico” (secondo Lei ad impatto zero), c’é già chi mi ha scritto per farmi presente che “la logistica dell’area è assolutamente insufficiente e le possibilità di trasformare la zona nella cittadella dell’informazione possono passare solo mediante enormi sbancamenti e la creazione di una viabilità di enorme impatto”.
    Riguardo infine al “LAVORO” che secondo Lei verrà assicurato dalla “Videa” , mi sono arrivate voci di cui debbo verificare l’attendibilità, secondo le quali il progetto del “Parco Tematico” rientrerebbe nella crisi economica che sta vivendo la “Videa” che a quanto mi si dice risulta penalizzata ripetto ad altre realtà romane come gli Studi De Paolis in Via Tiburtina .
    Mi é stato riferito direttamente da chi ha avuto modo di lavorarci dentro che la manovra della “Videa” non è supportata né da ragioni di logistica tecnica, perché non è connessa con cavi o fibre a nessun centro di Produzione pubblico e privato, nè da una seria valutazione della analisi costi-benefici.
    Mi é stato aggiunto che come luogo alternativo in cui realizzare opportunamente un progetto del genere ci sarebbero la Voxson sulla Collatina e soprattutto Cinecittà dove quasi nessuno produce ormai lì e che per tali motivi ha enormi spazi non utilizzati e a rischio chiusura per diseconomicità di gestione: mi é stato detto anche che per la RAi ci sarebbe Amapola a meno di 100 metri da Saxa Rubra.
    Perché Municipio, Comune e Regione, tutte con governi oggi di centro-destra, non prendono in considerazione una delle suddette alternative che sono state scartate da tutte le precedenti amministrazioni di centro-sinistra, benché veramente percorribili (e senza ulteriore consumo di territorio in zona agricola) ?
    Mi sento in conclusione di rivolgere al sig. Tizaino A. l’invito a chiudere definitivamente questo scambio di opinioni che non punta a convincere nessuno: gli voglio però rivolgere anche l’invito a riflettere solo per un attimo sulla fondatezza delle garanzie di lavoro che pensa di ricavarne in termini soprattutto personali (che capisco perfettamente), cercando magari di saperne qualcosa più da vicino, da esperto del campo quale si é dichiarato.

  9. Il Sig. Bosi nella sua disamina puntuale ,al di la di alcune imprecisioni,dimentica di dire che:
    il P:T:P: adottato con la deliberazione della Giunta Regionale 22 novembre 1988 n.10018 è andato illegittimamente a comprendere le aree del C:P:Videa,le quali viceversa ,a termini di legge restavano comunque estranee al piano medesimo.:
    Infatti l’art.1bis della legge n485/85 prevede la redazione, da parte delle Regioni, di Piani Paesistici o di piani urbanistico territoriali con esclusivo riferimento ai beni e alle aree elencati dal 5° comma dell’art.82 del D:P:R:n° 616/77(comma aggiunto, come è noto,al comma 1 dell’art.1 della legge Galasso).
    E’ chiaro ,pertanto che le aree e i beni non rientranti nella elencazione del 1 comma dell’art. 1 di detta legge rimangono estranei ai Piani Paesistici.
    L’esenzione non si ferma qui, ma va estesa a tutte quelle aree contemplate dal 2 comma dell’art.1 di detta legge, ossia alle aree che ,pur se astrattamente rientranti nell’elencazione del comma precedente, ricadono tuttavia nelle Zone A e B di cui al D.M.2.4.68.n \1444, ovvero ricadono nelle altre zone delimitate negli strumenti urbanistici e ricomprese nei Programmi Pluriennali di Attuazione, nei quali era compresa l’area in questione(controllare documenti Comunali).
    Tanto è vero tutto ciò che la Regione (assessorato Urbanistica-Assetto del territorio- Tutela Ambientale) in data 19 ottobre 1989 (nota n9540 del 22-9-89 e n 10239 del 10-10-1989) rilascia la seguente certificazione di inesistenza di vincoli, con pianta allegata della zona in oggetto:” Si precisa infatti che l’area in oggetto pur ricadendo in un ambito vincolato di rilevante interesse paesistico, ne è esclusa ai sensi del 2°comma ,dell’art.1.della Legge 431/85, essendo compresa in un Piano Pluriennale di Attuazione vigente.
    Quindi come si può notare tutte le successive imposizioni vincolistiche si basano su un presupposto illegale.

  10. Faccio sapere alla sig.ra Lucia di portare sempre abitualmente un paio di occhiali, che mi servono per leggere bene e quindi studiare soprattutto in modo approfondito le norme man mano vigenti, se non altro per ridurre al minimo la possibilità di errori (senza nessuna mania di perfezione, che non é di questa terra): la invito pertanto a mettersi Lei un paio di occhiali per leggere attentamente anche la mia risposta ed evitare per il futuro facili battute che denotano una impulsiva prevenzione fondata peraltro in modo acritico e facilone su tesi altrue, possibilmente in modo civile e trasparente, senza coprirsi dietro un anonimo nome di comodo che potrei utilizzare benissimo anch’io se volessi essere quanto meno “acido” come Lei nei suoi confronti.
    All’arch. Enzo Criscione, che ha supportato l’iniziativa dello scorso 1 giugno e che voglio ringraziare per non essersi coperto dietro nessun anonimato, faccio preliminarmente presente che il progetto del “Parco Tematico” dovrà essere eventualmente approvato in base alla normativa attualmente vigente e non certo agli articoli 1 ed 1-bis della legge “Galasso” n. 431/1985 che ha invece richiamato impropriamente, perché sono stati abrogati dall’art. 166 del D.Lgs. n. 490/1999, a sua volta abrogato dall’art. 184 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, emanato con D.Lgs. n. 42/2004 e successivamente integrato e modificato dai D.Lgs. n. 156 del 3.4.2006 e n. 62 e 63 del 22.3.2008.
    Quand’anche si volesse considerare ancora vigente la legge n. 431/1985, l’art. 1 aveva integrato il 5° comma dell’art. 82 del D.P.R. n. 616/1977 aggiungendo 9 commi, tra cui per l’appunto l’elenco dei cosiddetti “beni diffusi” (e quindi fra questi anche i corsi d’acqua e pertanto anche il Fosso del Torraccio), mentre l’art. 1-bis (del tutto male interpretato dall’arch. Enzo Criscione) testualmente recitava: “con riferimento ai beni e alle aree elencati al quinto comma dell’art. 82, così come integrato dal precedente art. 1 (relativo all’elenco dei beni diffusi, ndr.), le regioni sottopongono a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il relativo territorio mediante la redazione di piani paesistici o di piano urbanistico-territoriali.
    L’arch. Enzo Criscione ha ragione quindi nell’affermare che “è chiaro, pertanto che le aree e i beni non rientranti nella elencazione del 1° comma dell’art. 1 della legge 431/1985 rimangono estranei ai Piani Paesistici”, ma non si accorge poi dell’estrema contraddizione in cui incorre dichiarando del tutto impropriamente che il P.T. P. “è andato illegittimamente a comprendere le aree del C.P. Videa, le quali viceversa, a termini di legge restavano comunque estranee al piano medesimo”, quando invece, come sopra evidenziato, è l’esatto contrario, dal momento che rientrano del tutto dentro la fascia di rispetto dei 150 metri della sponda destra del Fosso del Torraccio.
    Il P.T.P. n. 15/7 “Veio-Cesano” ha pianificato l’intero ambito territoriale che gli era stato precedentemente assegnato ai fini della redazione del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC), ivi comprese quindi anche le zone non vincolate, ma con la precisa clausola che le prescrizioni da lui dettate potevano essere cogenti e quindi sovraordinate solo per le aree soggette a vincolo, comprese quindi le sponde del Fosso del Torraccio, che come corso d’acqua rientra del tutto nella elencazione del 1° comma dell’art. 1 della legge n. 431/1985.
    In termini di deontologia professionale, l’arch. Enzo Criscione è comunque oggi tenuto al rispetto degli articoli del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” che hanno recepito gli artt. 1 ed 1-bis della legge n. 431/1985 e che sono il 1° comma dell’art. 142, lettere c) (relativa ai corsi d’acqua) ed f) (relativa ai parchi ed alle riserve sia nazionali che regionali) e soprattutto il 2° comma che testualmente recita: “La disposizione di cui al comma 1, lettere a), b), c), d), e), g), h), l), m), non si applica alle aree che alla data del 6 settembre 1985:
    a) erano delimitate negli strumenti urbanistici, ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee A e B;
    b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone territoriali omogenee diverse dalle zone A e B, limitatamente alle parti di esse ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione che le relative previsioni siano state concretamente realizzate”.
    Riguardo alla presunta esenzione dal vincolo (e quindi dalla prescrizione di assoluta inedificabilità) dovuta nel caso che le aree ricadano all’interno delle cosiddette “zone territoriali omogenee” (z.t.o.) di tipo A e B, faccio presente che con deliberazione n. 158 del 27/31 luglio 1995 il Consiglio Comunale ha equiparato la destinazione L/1 di P.R.G. alla zona territoriale omogenea di tipo D, per cui non ci può essere esenzione dal vincolo sotto questo aspetto.
    Riguardo all’altra presunta esenzione, che l’arch. Enzo Criscione supporta con tanto di note regionali prot. n. 9540 del 22.9.89 e n. 10239 del 10.10.1989, faccio presente che la certificazione di inesistenza di vincoli dovuta al fatto che l’area era ricompresa in un Programma Pluriennale di Attuazione (P.P.A.) è rimasta pienamente legittimata dal testo del 2° comma dell’art. 1 della legge n. 431/1985, fino al 2004, cioè fino a quando il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” ha integrato quel testo con la condizione sopra riportata che le previsioni del P.P.A. “siano state concretamente realizzate”.
    Con deliberazione n. 2539 del 26.7.1984 il Consiglio Comunale ha adottato il II° P.P.A. per il quinquennio 1984-1989, inserendo nel Disciplinare di Attuazione al n. 51 degli “interventi non residenziali derivati dal 1° P.P.A. (L)” la zona L/1 “Prima Porta Nord” per 39,2 ettari come “lottizzazione da convenzionare”: il II° P.P.A. è scaduto senza che risulti essere mai stata stipulata la relativa convenzione e quindi nemmeno concretamente realizzata la lottizzazione, per cui l’esenzione dal vincolo è decaduta dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 42/2004.
    Quand’anche così non fosse, faccio presente all’arch. Enzo Criscione che l’esenzione dai vincoli dei cosiddetti “beni diffusi”, così come precisata oggi dal 2° comma dell’art. 142 del D.Lgs. n. 42/2004 (sopra riportata) non si applica alla lettera f), cioè ai parchi ed alle riserve nazionali e regionali: ne deriva che da quando è stato istituito il Parco di Veio (cioè dalla fine del 1997) è scattato il relativo vincolo paesaggistico automatico che ha fatto diventare cogenti sull’area del centro di produzione Videa le prescrizioni di tutela integrale del P.T.P. n. 15/7.
    Da non iscritto per mia libera scelta all’Albo degli Architetti, mi permetto in conclusione di ricordare all’arch. Enzo Criscione che ogni progetto di trasformazione del territorio che ricada in zona vincolata deve essere redatto professionalmente in totale conformità con tutte le prescrizioni cogenti attualmente in vigore, che sono quelle imposte dalle doppie misure di salvaguardia del Parco di Veio, vale a dire non solo il divieto di nuove costruzioni in zona agricola di PRG stabilito dalla lettera q) del 3° comma dell’art. 8 della legge regionale n. 29/19097, ma anche le prescrizioni dettate tanto dal P.T.P. n. 15/7 (che come già detto destina l’intero fondovalle del Fosso del Torraccio a sottozona di tutela integrale TI/38) quanto dal P.T.P.R. (che destina la sponda destra inedificata del Fosso del Torraccio a “Paesaggio Naturale di Continuità”, dove l’art. 23 delle Norme non consente nuove costruzioni rurali).
    Le prescrizioni del PTP e del PTPR valgono come ulteriori misure di salvaguardia, ai sensi del 5° comma dell’art. 9 della legge regionale n. 24/1998, con la clausola che “in caso di contrasto vale la più restrittiva”: la stessa clausola vale anche in caso di contrasto tra PTP e PTPR, vale a dire sempre e comunque l’inedficabilità più assoluta.
    Mi sento pertanto di ribaltare la sua stessa conclusione, affermando che – come si può notare da quanto sopra oggettivamente evidenziato – tutte le imposizioni vincolistiche si basano su presupposti di totale legalità.

  11. Dedicato a Vincenzo Pira, a Tiziano A., alla sig.ra Lucia, all’arch. Enzo Criscino, ma soprattutto al Municipio di Roma XX, al Comune di Roma ed alla Regione Lazio.
    Avverso la “Variante di Salvaguardia”, adottata dal Consiglio Comunale di Roma con deliberazione n. 279 del 23-24 luglio 1991, è stato presentato ricorso al T.A.R. del Lazio, che con decisione n. 1946/94 del 22.6.1994 ha accolto l’istanza, riconoscendo che il Comune “doveva valutare in modo specifico e puntuale le esigenze di tutela in relazione alle preesistenze volumetriche, oggettivamente incompatibili con la nuova previsione ed, inoltre, giustificare le ragioni che potevano far individuare una vocazione agricola delle aree di cui trattasi a fronte della aspettativa – riconosciuta anche nel II PPA del Comune di Roma – di una utilizzazione per il completamento degli stabilimenti cinematografici”.
    Avverso la “Variante di Salvaguardia” è stata presentata anche l’osservazione n. 249 (Prot. n. SG. 251/PS del 14.1.92), con cui la S.p.A. “Centro di Produzione Videa” (subentrata nella proprietà alla “Vides International S.p.A.”) e la S.r.l. “Cristaldi Film” hanno fatto testualmente presente che: ”
    – l’area è inserita nel 2° P.P.A.;
    – di aver presentato una opposizione avverso il P.T.P. n. 15/7 di Veio-Cesano che assoggetta l’area a tutela integrale;
    – che la zona è in buona parte già costruita e chiedono il ripristino della precedente destinazione L1 di P.R.G.”
    Con deliberazione n. 40 del 21.2.1995 il Consiglio Comunale di Roma ha approvato le controdeduzioni alle osservazioni presentate avverso la “Variante di Salvaguardia”.
    La controdeduzione del Comune all’osservazione suddetta è stata testualmente la seguente: ”
    – considerato che il terreno della Soc. Osservante ricade in un più vasto territorio di notevole interesse idromorfologico, naturalistico, vegetazionale ed archeologico;
    – che è vincolato ai sensi dell’art. 1 (punto C e punto G) della legge n. 431/85;
    – che è assoggettato dal P.T.P. n. 15/7 Veio-Cesano a tutela integrale;
    – che la Carta dell’Agro segnala la presenza di alberature, del fosso della Torraccia, di un fondo valle di pregio, di un casale e di una necropoli;
    – si rimanda a quanto controdedotto al punto b) della controdeduzione all’osservazione n. 3″.
    Nel richiamato punto b) il Comune ha fatto la seguente testuale controdeduzione: ”
    – considerato inoltre che tra gli obiettivi della presente Variante è compresa la valorizzazione delle risorse agricole e paesistiche dell’agro romano, nonché la tutela di specifici valori naturali e culturali e la conseguente riduzione, ove necessario, delle volumetrie edificabili per un miglioramento del livello qualitativo della città:
    – che conseguentemente si è riesaminata la previsione edificatoria di una serie di specifici comprensori ed aree rimaste in tutto o in parte inattuate, ripristinando l’originaria destinazione agricola laddove la stessa è stata ritenuta più rispondente alla reale vocazione del territorio;
    – ….
    – considerato infine che la richiesta dell’osservante risulta tesa alla tutela di interessi privati in contrasto con le finalità della presente Variante, si ritiene che tale richiesta non possa essere accolta.”
    Come si può ben vedere, le controdeduzioni non hanno tenuto conto della sentenza del TAR , poi comunque annullata dal Consiglio di Stato: la Giunta Regionale del Lazio ha poi confermato la destinazione agricola dell’area approvando definitivamente la “Variante di Salvaguardia” con deliberazione n. 426 del 15 aprile 2002.
    Il Comune ha poi sottoposto l’area ad una tutela ancora maggiore, con il cosiddetto “Piano delle Certezze” adottato con deliberazione del Consiglio Comunale di Roma n. 92 del 28.5.1997, che ha destinato l’area in questione alla nuova sottozona agricola H2, con indice di edificabilità di 0,005 mc/mq su un lotto minimo di 10 ettari: anche tale scelta è stata confermata dalla Giunta Regionale del Lazio che con delibera n. 856 del 10.9.2004 ha definitivamente approvato il “Piano delle Certezze”.
    Se dunque Comune e Regione hanno ripetutamente ribadito l’impossibilità di accogliere la richiesta della Videa perché volta alla tutela di interessi privati in contrasto con le finalità della pianificazione urbanistica, è legittimo chiedersi quali siano ora e di che tipo i diversi “interessi pubblici” che spingono Municipio, Comune e Regione a rimangiarsi tutte le scelte precedentemente fatte.
    Se fra gli “interessi pubblici” si vogliono considerare anche quelli di dare lavoro, che però in una ponderazione comparata non possono essere prioritari e scavalcare comunque gli “interessi” ben maggiori della tutela del paesaggio (perché “principi” costituzionali), allora é altrettanto legittimo chiedersi perché Municipio, Comune e Regione non assicurano entrambi i suddetti interessi dandosi seriamente da fare per concordare ad esempio una “compensazione urbanistica” così come é già stato fatto per le lottizzazioni convenzionate di “Volusia” e “Borghetto S. Carlo”, sempre dentro il Parco di Veio.

  12. Bosi , francamente mica riesco a seguirla.
    Dopo 3-4 righe mi viene un mal dipancia ed ho l’impressione di essere diventato cretino perchè non riesco a seguire il filo logico del discorso, làddove ce ne fosse uno.
    Da uomo della strada mi perdo tra PTP, PTPR,DGR, Dlgs, 23/17 ( ma ‘na vocale ogni tanto no ? ).
    Se è con questo linguaggio che pensa di poter convincere o far ragionare la gente “comune” credo che lei sia fuori strada.
    Resta il fatto che oggi l’insediamento di nuovi nuclei produttivi ( siano essi artigianali che industriali o terziari ) è prioritario per lo sviluppo e per il lavoro.
    Non che si debbano creare nuovamente “finti” contenitori di mano d’opera , Abbiamo visto che funzionano in tempi di vacche grasse , alla prima difficoltà si afflosciano.
    D’altronde oltralpe , non sono stati costruiti sul nulla. Ci sarà pure stato inizialmente che so’ , un prato , una fangaia, una palude , qualcosa insomma riconducibile alla “natura primaria”.
    Se questo significa “usare” dei terreni attualmente in disuso e non sfruttati nè per attività produttive nè per attività “ludiche” o di pubblico godimento , che si faccia.
    Che si faccia ripettando regole di costruzioni non invasive e complementari all’ambiente.
    Preferirei vedere – ad esempio – quelle diroccate fabbriche di mattoni o simili a Saxa Rubra , usate per attività lavorative e quindi rimesse a posto , piuttosto che continuare a vederle come rifugio di sbandati e cumuli di rifiuti.
    Ad esempio , a prescindere da PTP, PTPR,DGR, Dlgs, 23/17 .
    Un cordiale saluto.

  13. Sono un cittadino elettore, non un eletto, non posso fare e disporre come a me piacerebbe. Ma sarei felice se la politica mi desse ascolto. Al di la di leggi e leggine non riesco a comprendere il valore di una “Parco” all’interno di borghi e Comuni, al contrario…. il parco… comprende…. obbliga, vieta…. tralasciando quanto esso stesso prevede…. agricoltori, artigiani, allevatori, campi attrezzati, visite guidate…. l’Ente parco non interviene… discariche, auto abbandonate, niente spazi attrezzati… fuoristrada nuovi di zecca… Il Gran San Bernardo , è un Parco – lo Stelvio…. A chi serve questo parco? chi lo utilizza? Vietato il Sorbo – vietati prati e pascoli (di proprietà privata) Dove portiamo i bambini a passeggiare o giocare all’aperto? Al Parco di Veio . ovviamente. Per favore, se vengono proposti progetti validi, che oltre a creare lavoro, creano anche turismo e conoscenza del Parco, ben vengano… Prima Porta è isolata dal mondo, come il parco di veio… Turisti al Parco di Veio? Dimostratelo…. Solo indicazioni che non portano da nessuna parte…..

  14. Aragorn mi accusa non solo di usare un linguaggio che come uomo della strada non capisce, ma di fare addirittura un discorso senza un filo logico, preso com’é a seguire solo la “sentenza” che si é dato da solo come giudice supremo secondo cui “oggi l’insediamento di nuovi nuclei produttivi ( siano essi artigianali che industriali o terziari ) è prioritario per lo sviluppo e per il lavoro”.
    Appare quanto meno curioso, per non dire fazioso, che non abbia rivolto la stesa identica accusa anche all’arch. Enzo Criscione, dal momento che ha usato lo stesso linguaggio con cui gli ho dovuto replicare: é invece semplicemente assurdo e paradossale che si addossi solo a me la colpa di parlare e scrivere secondo un “gergo” tecnico-giuridico (PTP, PTPR,DGR, Dlgs e chi più ne ha più ne metta) che é stato inventato non di certo da me, ma dalla “politica” che mi costringe ad usarlo e che ha sfornato questi termini dopo aver legiferato sempre con un linguaggio che evidentemente non é capito dall’uomo della strada.
    Caro sig. Aragorn, io non ho mai pensato di poter convincere o far ragionare la gente “comune”, che rimane liberissima di farsi una propria opinione ragionando però sempre (almeno lo spero) con la propria testa: il mio commento, caso mai Le fosse sfuggito, é stato rivolto fin dall’inizio soprattutto alla parte “politica” che ha il potere (oltre che il dovere) di decidere in merito, ma sempre nel rispetto della legge, perché – come cittadino, prima ancora che come ambientalista – credo in una “democrazia partecipata” che consente di non limitarsi ad essere elettore solo al momento del voto, ma di interfacciarsi con gli “eletti” di turno per dare volta per volta quel proprio piccolo contributo alla migliore soluzione di ogni problema che la legge stessa ci dà il diritto di portare.
    Scendendo terra terra ad un linguaggio che penso che sarà di sicura comprensione per ogni uomo della strada, evitando così ad ognuno di perdersi appresso a tanti paroloni indecifrabili e di scervellarsi per capire se il mio discorso abbia un filo logico oppure sia veramente senza capo né coda, traduco in parole povere il significato conclusivo dei miei vari (ormai troppi) commenti, ricordando il detto popolare secondo cui “l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Papa”.
    Sperando di essere stato stavolta compreso dal sig. Aragorn, ricambio il suo cordiale saluto.

  15. Appunto, visto che il giardino del Papa è del Papa mentre il Parco di Veio è di tutti, usiamolo non solo pr consentire ai pochi di farne discariche e costruzioni abusive e ad altri pochi per rimirarlo come un gioello in cassaforte ma destiniamone un pezzo come in questo caso a farne una realtà produttiva. Starà poi alle istituzioni sorvegliare che venga fatto senza danneggiare la natura. Lo hanno detto già in tanti lo dico anche io : serve lavoro!! Spero che Renata Polverini da buona ex sindacalista non si sia dimenticata che è questa la priorità e che quindi non ostacoli questo progetto.
    Matteo

  16. Premetto che userò il condizionale per illudermi di fare delle ipotesi sbagliate, che voglio augurarmi che non rispecchino affatto l’attuale situazione che c’é in Italia.
    Se dovessi comunque partire dal presupposto che chi tace acconsente e quindi giudicare dal solo coro unanime di critiche alle mie valutazioni sui vizi di legittimità che presenta il progetto del “Parco Tematico”, allora dovrei tirare le seguenti realistiche conclusioni.
    1 – Viviamo in un paese in cui la maggioranza assoluta dei cittadini ritiene che le “regole” sono per i fessi ed – alla faccia della democrazia – arriva addirittura a demonizzare chi (come il sottoscritto) si permette di richiamarle, per pretenderne il rispetto da parte di tutti.
    2 – La tutela dell’ambiente, benché costituisca un interesse pubblico primario sancito dalla Costituzione, viene comunque sempre dopo l’interesse altrettanto pubblico (ma anche privato) di dare lavoro.
    3 – Per questo caso ad ogni modo non si tratta di dare comunque lavoro con un progetto di “Parco Tematico” che come tale sarebbe realizzabile dovunque, ma sembra essere diventata una questione di vita o di morte il “costruirlo” esclusivamente proprio e soltanto lì, addosso cioé alle rive di un corso d’acqua vincolato.
    4 – Un progetto del genere, se realizzato in tal modo dentro il parco di Veio, diventerebbe un’ottima “testa di ponte” per tutte le future priorità da dare al lavoro che basterà quindi volta per volta “inventarsi” per dare a qualunque progetto di stravolgente trasformazione del territorio la veste dell’interesse pubblico prioritario (anche se poi, dopo la sua realizzaizone, magari non verrà dato nessun posto di lavoro) e per “costruire” così in qualunque altra parte di quest’area naturale protetta, facendo alla fine diventare il “parco naturale” di Veio un “parco delle costruzioni” , tutte magari “a tema” e tutte (però a parole) del tutto “ecosostenibili” e ad impatto zero.
    5 – Utilizzando come “grimaldello” questo progetto, a chi non riesce a capire a che sia servita l’istituzione del Parco di Veio all’interno di borghi e Comuni, mi sento di rispondere che – grazie proprio a chi é stato messo ad amministrarlo dalla “politica” fin dal 1998 – i “divieti” e gli “obblighi” che lamenta non sono di certo serviti ad evitare che proprio dentro il Parco di Veio continuassero impunemente ad essere costruite una marea di case abusive (e anche di alberghi), inutilmente denunciate dal sottoscritto anche come membro del 1° Consiglio Direttivo, e che ora a tutti questi abusi si potranno aggiungere una ulteriore marea di costruzioni, stavolta però tutte “legittimate” addirittura dalla “politica” con l’ottima motivazione di dare priorità all’esigenza di garantire da un lato nuovi posti di lavoro, assicurando dall’altro lato di non compromettere ulteriormente il parco di Veio più di quanto già non lo sia.
    La telenovela di commenti che si é innescata a senso unico (e che mi rifiuto d’ora in poi di contribuire ad alimentare, continuando a funzionare da polo catalizzatore e bersaglio unico contro cui sparare) mi lascia con un angoscioso interrogativo su quanto valga ancora realmente la nostra Costituzione e sulla effettiva tenuta democratica del nostro Stato di diritto: mi viene un senso di ancor più profonda amarezza se penso per un attimo che tutto questo avviene nel preciso momento in cui stiamo celebrando i 150 anni dell’unità di una Italia, che il Presidente Napolitano continua a difendere fondandola proprio su una Costituzione che per la maggioranza dei cittadini sembra essere diventata invece carta straccia.
    Che tristezza vedere la fine che sta facendo man mano un parco che ho fortemente contribuito a far istituire, anche nella assoluta convinzione che avrebbe dato nuovi posti di lavoro del tutto compatibili con le sue finalità e che non dovevano di certo venire ogni volta solo e soltanto da nuove costruzioni !

  17. Bosi , ma quale accusa.
    E’ solo una constatazione e null’altro.Non la faccia tanto “grossa”.
    Che per lo sviluppo e per il lavoro servano nuclei produttivi mica lo dico io , lo dice la logica.
    Mai visto produrre denaro od occupazione dallo stormir delle fronde o dal garrulo suono dei volatili.
    Tantomeno da ruderi di vecchie fabbriche adibite a rifugi di sbandati o cumuli di rifiuti.
    A meno che – appunto – non fai pagare il biglietto , con tanto di addetti alla biglietteria& C.
    Seppoi è “invidioso” dell’ arch. Criscione , qualche spicciolo in tasca ( gli ultimi ) per comprare qualche vocale anche per lui , mi è rimasto.
    Ma non è questo , lo so perfettamente che non è lei ( o voi se preferisce ) ad imporre questo frasare.
    Solo che , molto semplicemente , non si capisce dove voglia andare a parare.
    Tipo sibilla cumana , pronto al si ma con riserva se uno legge al contrario , pure al no.

  18. “Ma nella discussione di come si devono equilibrare diversi principi sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vi è un margine di discussione e di discrezionalità che compete alla politica e a chi è chiamato a definire nuove leggi e delibere per garantire il bene comune della collettività.”

    “Ritengo che sia miope una difesa preconcetta della difesa dell’ambiente che non consideri anche la necessità di promuovere attività produttive e servizi utili alla cittadinanza.”

    Secondo il mio parere, questa è la parte principale di tutti gli interventi a favore del progetto del Centro produzione “Videa”. Se non erro quella che riporto è parte del commento di Vincenzo Pira del 3 giugno 2010. Tutti gli gli altri interventi sono a ricaduta di quello citato ora da me. Di questi discorsi occupazionali se ne sente parlare da sempre in questa povera Italia. Io penso che con la scusa dell’occupazione, si sono fatti affari in Irpinia (terremoto 23 novembre1980), Giubileo, progetto grandi opere, ecc, ecc. Prima di dare giudizi positivi, si può entrare nel merito del reale stato economico e produttivo dell’attuale centro di produzione? E’ lecito chiedersi se per la realizzazione del nuovo centro non devono avvenire sbancamenti e movimenti di terreno in quantità enormi? Certo, tutte le leggi possono essere cambiate, purchè non siano variate o adattate a specifici interessi di parte o bipartisan. Per carità cristiana come si chiama la “collettività” a cui fa riferimento il signor Vincenzo Pira?Chi conosce le leggi, smentisca il signor Bosi in termini legali. Forse se, con i pochi spiccioli che ci rimangono, riusciamo a comprarci un buon paio di occhiali si riesce a vedere la cosa in modo diverso. Possibilmente i nostri giudizi sarebbero diversi, perchè i nostri occhi non sarebbero più abbagliati dal sole denaro. Distinti saluti.

  19. Bosi, un po’ meno di vittimismo però. Lei è entrato a gamba tesa, doveva aspettarsi altrettanta irruenza. E’ entrato salendo in cattedra, doveva aspettarsi che qualcuno le dicesse “parla come mangi”. Forse lei è poco avvezzo a frequentare i forum di discussione in internet, dove tutto è informale.
    Venendo alla sostanza e dopo aver lei dichiarato che ha contribuito alla nascita del parco, ora è tutto mi è più chiaro. Lei difende legittimamente ciò che è stato frutto del suo lavoro. Fin qui tutto ok, con il solo neo che usando proiezioni catastrofiche del futuro immaginando chissà quali scenari apocalittici nel caso in cui venisse approvato questo progetto di cui stiamo discutendo è fare terrorismo psicologico. E lasciamo stare la costituzione per così poco, ben altri e ben più gravi sono gli attacchi che arrivano alla costituzione di questi tempi.
    C’è una cosa che non capisco però. Lei conclude dicendo che “il parco che ho fortemente contribuito a far istituire, anche nella assoluta convinzione che avrebbe dato nuovi posti di lavoro” : quali posti di lavoro, oltre a quelli di guardabosco, avrebbe mai potuto generare un parco ? E quanti sono e dove sono tutti questi posti ?

    Vittorio, anche lei non faccia di tutt’erba un fascio, che centra l’Iripinia di 30 anni fa, il Giubileo, con un ‘opera dalle modestissime dimensioni rispetto a quelle da lei citate che peraltro erano a carico delle casse pubbliche mentre in questo caso sono a carico del capitale privato.
    Per quanto riguarda le tesi del sig Bosi non c’è nulla da smentire in termini legali, c’è solo da smontare una certa granitica certezza che le leggi siano immutabili nel tempo, che il primato della politica non esista più, che i bisogni primari della società come quello attuale del lavoro debbano restare inascoltati in nome dell’intoccabilità di una manciata di ettari di alberi come fossero buoi sacri immangiabili anche in caso di carestia.

    Buona giornata a tutti da Fausto

  20. Sig. Fausto,
    non ritengo di doverLe replicare, se secondo Lei violare l’art. 9 della Costituzione non é grave, semplicemente perché può ed anzi deve passare in subordine di fronte ad altri e ben più gravi attacchi all’atto fondamentale su cui si regge il nostro Stato di diritto.
    A maggior ragione mi rifiuto di replicare se ritiene che ipotizzare da parte mia una reazione a catena provocata dall’eventuale approvazione di un progetto simile é addirittura fare terrorismo psicologico, dimostrando di fatto di essere proprio Lei a farlo, perché non vuole accettare non solo la coerenza logica della “testa di ponte” da me ipotizzata (supportata peraltro dall’esperienza di molti casi analoghi) ma soprattutto di una possibile delocalizzazione del progetto.
    Precisando prima che in ogni parco non ci sono dei “guardabosco”, bensì dei “guardiaparco” a cui per legge “é attribuita la qualifica di agenti di polizia giudiziaria”, mi sento invece di dover rispondere alla sua domanda sui posti di lavoro che avrebbe dovuto assicurare l’istituzione del Parco e che non sono stati invece dati, invitandola a visitare il sito ufficiale dell’Ente Parco di Veio (www.parcodiveio.it), cliccando una prima volta alla voce “Ente Parco” (in alto a sinistra) ed una seconda volta alla voce “P.P.P.E.S. – Programma di Promozione Pluriennale di Promozione Economica e Sociale”.
    Si tratta di un documento prescritto espressamente dall’art. 30 della legge regionale n. 29/1997 che già nel nome risponde alla sua domanda e che su delega del Consiglio Direttivo nel 2002 ho contribuito ad elaborare assieme alla allora consulente arch. Rossella Almanza: con deliberazione n. 54 del 21.12.2005 è stato poi formalmente adottato dall’allora Commissario Straordinario dell’Ente Parco di Veio, dott.ssa Silvia Montinaro.
    Invito non solo Lei, ma tutti quelli che al pari suo sono convinti che dal Parco di Veio non verranno mai assicurati posti di lavoro, a cliccare sulla voce “P.P.P.E.S.” e subito dopo alla voce “Scarica il secondo volume”: vi si troveranno ben 86 “schede di intervento” che altro non sono che specifici progetti da realizzare con tanto di stima presunta dei costi e le possibili fonti di finanziamento per ognuno di essi.
    Le schede riguardano i seguenti assi di intervento (distinti con lettere):
    – salvaguardia degli habitat naturali, delle biodiversità e della difesa del suolo (12 schede intervento di tipo A);
    – agricoltura, zootecnica e forestazione (6 schede intervento di tipo B);
    – turismo rurale ed agriturismo (22 schede intervento di tipo C);
    – piccole e medie imprese e artigianato (2 schede intervento di tipo D);
    – patrimonio storico-artistico e archeologico (19 schede intervento di tipo E);
    – accessibilità, viabilità e infrastrutture (8 schede intervento di tipo F);
    – animazione territoriale, promozione ed educazione ambientale (10 schede di tipo G);
    – altri interventi proposti (7 schede intervento).
    Penso che sia innegabile che la realizzazione dei suddetti progetti darebbe lavoro in tutti i possibili campi di investimento.
    Ognuno di quei “progetti” avrebbe dovuto essere inserito nei bilanci di previsione che il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco di Veio é chiamato ad approvare ogni anno, con la possibilità di scaglionare anche in più di un anno la realizzazione di quelli che comportano un maggiore onere di spesa (in piena coerenza in questo con il P.P.P.E.S. che é per l’appunto un “Programma” plurienanle).
    Non mi risulta che i Consigli Direttivi che si sono avvicendati nella gestione del Parco di Veio abbiano fatto questo né che la Regione Lazio, a distanza di 5 anni dalla adozione formale del P.P.P.E.S., si sia preoccupata di dare a sua volta lavoro approvando definitvamente questo importante strumento.
    Per evitare anticipatamente che mi si chieda di nuovo provocatoriamente dov’ero a quell’epoca, quando sono stato membro del 1° Consiglio Direttivo dell’Ente Parco di Veio, porto a conoscenza di essere stato non solo messo quasi sempre in minoranza, in modo sistematico, ma di essere stato diffamato, specie da quella parte della “poltica” che ha pensato di fermare in questo modo le mie azioni: per screditarmi ed evitare che mi si riconoscessero dei meriti, non é stata deliberatamente pubblicata la 2° pagina di copertina del P.P.P.E.S. dove é testualmente stampato “testo predisposto dalla Soc. Cles e recepito ed integrato dagli Uffici dell’Ente Parco di Veio (Rossella Almanza-Rodolfo Bosi)”.
    Sul sito ufficiale dell’Ente Parco di Veio figurano tuttora le tesi di laurea sul parco, ma non é stata pubblicata la mia tesi di laurea sul Piano di Assetto del Parco di Veio, che mi é stata chiesta per prima, malgrado sia stato intimato ultimamente dalla stessa Regione Lazio.
    Ne deriva in conclusione che le amministrazioni pubbliche a vario titolo coinvolte nella gestione del Parco di Veio (Ente Parco, Provincia di Roma, Comuni, Municipio di Roma XX, Regione Lazio) non hanno voluto fino ad oggi essere loro ad assicurare pubblicamente dei posti di lavoro (che sarebbero sicuri e per lo più duraturi nel tempo) e dovrebbero ora sopperire a questa loro inerzia più che decennale facendo in modo che sia il privato ad investire dentro il parco, senza per giunta la matematica certezza dei posti di lavoro che promette.

  21. Anche per il signor Fausto:
    “Vittorio, anche lei non faccia di tutt’erba un fascio, che centra l’Iripinia di 30 anni fa, il Giubileo, con un ‘opera dalle modestissime dimensioni rispetto a quelle da lei citate che peraltro erano a carico delle casse pubbliche mentre in questo caso sono a carico del capitale privato.”

    Complimenti signor Fausto, lei è ottimista. Ma ciò che è successo per le strutture dei campionati mondiali di nuoto non può essere indicativo? Stia affacciato alla finestra e vedrà lo scorrere del fiume…di soldi. Fra qualche tempo ne riparleremo.
    Non sono abituato a fare di tutt’erba un fascio. Non ho mai cantato in un coro e di regola sono solista. Faccio trek, uso scarponi della “XXXXXXX” in Gore-Tex. Per tutta una serie di motivi conosco le erbe e catturo serpenti. Ho dimestichezza, pertanto, anche con le vipere e altri rettili velenosi. Anche per questo motivo, per evitare che vi si nascondano dei serpenti, quando vedo un fascio (d’erba) lo allargo sul terreno. Sa quante sorprese ho trovato sfasciando i fasci? D’erba si intende!
    Mi fa piacere apprendere che il “costo” di tutto questo affare è a totale carico del privato. Sarebbe la prima volta che in Italia, il capitale privato rischia completamente del suo. Forse qualche laureando in Economia potrebbe evidenziare questo fatto nella sua prossima tesi di laurea. Magari nel capitolo intitolato “Le menzogne del Capitalismo”

    Ritengo che il signor Bosi, ha ampiamente delucidato sulle potenzialità occupazionali del Parco di Veio. A quanto ne so, il Bosi non ha fatto mai del vittimismo, pur essendo stato vittima. Di sicuro non è stato mai carnefice. Alla luce dei chiarimenti sulla potenziale funzionalità produttiva del Parco di Veio, perché tutti quelli che hanno a cuore la disoccupazione giovanile non si industriano per sollecitare l’Ente Parco di Veio a svolgere compiutamente il suo ruolo? Ditinti saluti

  22. Un progetto assurdo! Figlio di una visione del mondo fallimentare che resiste solo nei Paesi arretrati o tra gli sciacalli e speculatori. Contrapporre lavoro ad ambiente, parlare di nuclei produttivi in questi termini, di natura come vincolo, non considerare i limiti dello sviluppo e il consumo di territorio.. è tutta roba vecchia, superata, morta, da mandare al macero. Perché invece non riqualificare aree dismesse (e sono tante) presenti a Roma? Ma poi, c’è proprio necessità di questa roba? Chissenefrega della storia della televisione! Sarebbe più opportuno che ci restituiscano una televisione un minimo più decente. E che c’entra il XX con il cinema? Cinecittà è dall’altra parte di Roma.
    Ma questa oscenità temo che alla fine si farà perché questa visione antica e deleteria è presente (e in maniera diffusa) anche tra coloro i quali dovrebbero opporsi.
    Grazie a Bosi, a Vittorio e a chi si batte con serietà e cognizione di causa.

  23. Le mie sono pure riflessioni a “voce alta” sulle quali inviterei tutti a riflettere. Mi sembra di capire che, allo stato attuale, la logistica dell’area sia insufficiente. Tutto si può trasformare, ma solo intervenendo pesantemente sul territorio, senza considerare la viabilità che dovrebbe creare un ulteriore impatto ambientale. Si dovrebbe “entrare” nella situazione economica della Videa e vedere la sua posizione sul mercato, rapportando il tutto all’esistenza di altre similari realtà operative, soprattutto per valutare meglio le garanzia dei nuovi posti di lavoro che promette. La RAI, allo stato attuale, può rivolgersi ad altre realtà più vicine a Saxa Rubra? La Società Amapola Group dista cento metri dalla sede Rai ed è ormai altamente specializzata nel settore dello spettacolo. Basta collegarsi a Internet e digitare “Società Amapola” per avere un quadro completo della situazione attuale anche nel settore del digitale. Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questa società solo questa sera e non ho interessi nel settore. E’ fantomatica l’idea di far nascere migliaia di posti di lavoro o ci sono reali valutazioni di mercato? Sta per avvenire, o è già avvenuto, uno scambio pur di mantenere prospettive per i lavoratori attuali e futuri? Tutta la questione è solo un “cuneo” per aprire un discorso nuovo sul Parco di Veio da ripetere poi per altre questioni simili ? Ribadisco che le mie sono solo supposizioni e non accuse, solo pure riflessioni. Distinti saluti.

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