Home ARTE E CULTURA Bruno Prestagiovanni, vice presidente del Consiglio Regione Lazio, a colloquio con VignaClaraBlog.it

Bruno Prestagiovanni, vice presidente del Consiglio Regione Lazio, a colloquio con VignaClaraBlog.it

bruno prestagiovanni.jpgIncontriamo Bruno Prestagiovanni, vice presidente del Consiglio della Regione Lazio. 52 anni, coniugato, padre di due figli, nato e cresciuto nel quartiere Prima Porta dove ha mosso i primi passi nella politica impegnandosi nell’associazionismo cattolico locale. Alle sue spalle un percorso politico veloce, di successo in successo in soli vent’anni.

Eletto due volte al Consiglio del XX Municipio (1985, 1989), nel 1994 è tra i membri dell’assemblea Costituente di Alleanza Nazionale diventandone esponente di spicco a Roma Nord. Nel 1997 prima e nel 2001 dopo viene eletto Consigliere Comunale a Roma. Poi il gran balzo alla Regione Lazio: l’allora presidente Storace lo vuole in giunta, dal 2003 al 2005, con l’incarico di Assessore al Personale, Demanio, Patrimonio e Informatica.Nel 2005, con le ultime elezioni regionali, viene eletto Consigliere Regionale ed attualmente ricopre la carica di Vice Presidente del Consiglio.
Grande conoscitore dei problemi e delle esigenze del territorio del XX Municipio, dove ancora risiede, lo abbiamo intervistato a ruota libera.

Chi è Bruno Prestagiovanni fuori della politica? Sappiamo che è un “primaportino” verace, che è sposato, che ha due figli ormai grandi, che non ama la mondanità, e poi? Sono una persona che vive i propri spazi con la famiglia e con gli amici di sempre.

Che ricordi ha della sua gioventù a Prima Porta? Com’era, dove cominciava e dove finiva? E di Prima Porta di oggi cosa ci dice? Prima Porta di oggi è sempre più quartiere, prima era un paese urbano dove ci si conosceva tutti. Col passare degli anni si è assistito ad una spersonalizzazione del territorio che prima era più rurale e dove adesso sono molto sentiti i problemi della viabilità.

Lei è profondamente innamorato di Roma Nord, un territorio dalle grandi contraddizioni, il più vasto e il più disomogeneo della capitale in termini di residenzialità, viabilità, concentrazione di extracomunitari, qual è il suo rapporto con questo spicchio di Roma? Sono innamorato di Roma Nord così come di tutta la città, chiaramente Roma Nord ha un effetto particolare visto che tutt’ora ci vivo. Ho un rapporto vivo, diretto col territorio, cui cerco di mettere a disposizione la mie conoscenze e capacità per contrastare quei conflitti sociali che la crescita demografica e urbana ha comportato.

Se il XX Municipio fosse un Comune sarebbe il terzo Comune d’Italia per estensione territoriale, governato però da un’istituzione, il Municipio, con scarsissimi poteri lontanissimi da quelli di un vero Comune. Non la ritiene una contraddizione, pensa che la legge per Roma Capitale sia lo strumento brunoprestagiovanni2.jpggiusto per sanarla? L’estensione territoriale dei Municipi non basta e non serve a considerarli Comuni a tutti gli effetti. Il decentramento amministrativo di cui da anni si parla dovrebbe servire a dotarli di maggiori poteri, sul modello di quello che si sta sperimentando nel XIII Municipio. La legge per Roma Capitale è un utile strumento per dare loro una maggiore dignità amministrativa, un passo importante se si unisce al progetto federale portato avanti a livello nazionale. La capacità delle Regioni e di conseguenza dei Comuni si misurerà da quella dei territori di far emergere le peculiarità progettuali e produttive anche attraverso nuovi assetti istituzionali.

Fin da giovane lei ha fatto parte dell’associazionismo cattolico in un quartiere dove i bisogni sociali erano e sono ancora prioritari. Cosa le hanno dato queste esperienze e di quanto si avvale delle stesse nel suo impegno politico? Fin da giovane ho fatto parte dell’associazionismo cattolico, non degli scout che a Prima Porta non erano presenti, l’esperienza dell’epoca e quelli che sono stati gli insegnamenti ricevuti in quel periodo sono elementi dai quali traggo la forza del mio impegno quotidiano. Sembrerò un sognatore ma ancora ritengo che l’impegno politico sia un servizio da svolgere nell’interesse del cittadino, avendo chiari quali debbano essere i miei punti di riferimento culturali e sociali.

Veniamo alla Regione Lazio. Saremmo degli ipocriti se non le chiedessimo nulla sulla recente vicenda che ha visto protagonista l’ex presidente. Ci dia il suo parere sull’uomo e non sul politico Piero Marrazzo, peraltro anche lui cittadino del XX Municipio. E’ con estremo imbarazzo che rispondo alla domanda sull’uomo, nei confronti del quale provo cristiana comprensione e personale pena per lo stato di degrado cui si è ridotto, un essere umano che avrebbe avuto più bisogno di essere aiutato che di ricoprire un ruolo così alto ed importante come la presidenza della Regione Lazio.

Le Regioni sono viste dai cittadini come enti astratti, che ci sono e non ci sono. Non pensa che la Regione Lazio dovrebbe fare di più per comunicare e per avvicinarsi alle comunità locali, magari avvalendosi dei media di territorio come VignaClaraBlog.it? Senza dubbio una maggiore comunicazione aiuta i cittadini e il territorio, in questo senso è importante attivare qualsiasi strumento e in particolare la stampa territoriale per la quale si potrebbero studiare nuove forme di partecipazione

Trasparenza. La Regione Lazio è stata addirittura encomiata lo scorso anno dal Ministro Brunetta per gli enormi passi fatti sulla via della trasparenza. Perché secondo lei questa strada è così in salita per tante altre istituzioni locali, XX Municipio compreso? Credo che molto vi sia da fare in questo settore per rendere gli atti amministrativi trasparenti in una società come quella italiana di oggi.

Domanda da 100 milioni di euro. Guardi nella sua personale sfera di cristallo e ci dica: chi vincerà alle prossime elezioni nella Regione Lazio, PdL o PD? Se dovessi rispondere da tifoso direi il Pdl, più seriamente vincerà chi saprà presentare dei programmi vicini agli interessi dei cittadini, accompagnati da una squadra di governo credibile e convincente.

E quale sarà il fattore vincente, il nome del candidato alla presidenza? Il nome del candidato avrà un ruolo importante, ma la portata principale di questa sfida spetterà ad un programma in grado di interpretare i sogni e le aspettative di cambiamento dei cittadini.

Claudio Cafasso e Fabrizio Azzali

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