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Festival del Film – Triage e gli orrori della guerra: Christopher Lee conquista il pubblico romano

Con l’anteprima di Triage del premio Oscar Danis Tanovic sono iniziate ufficialmente le proiezioni al Festival Internazionale del Film di Roma. Primo red carpet  di tutto rispetto con la conturbante Paz Vega, senza il protagonista Colin Farrell – assente giustificato dato che il suo secondo figlio sta per nascere – con il regista bosniaco e gli attori, soprattutto il leggendario e imponente Sir Christopher Lee, 87 anni e 230 films all’attivo.

All’interno della sala Santa Cecilia, oltre al cast del film quasi al completo – il pubblico riserva un primo, fragoroso, applauso al mitico interprete di Dracula al suo ingresso in sala – trovano posto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, le autorità politiche della città, della provincia e della regione (Alemanno, Zingaretti e Marrazzo) e la giuria del festival al completo, capitanata dal grande Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo, Amadeus, Man on the Moon). Tra gli spettatori riconosciamo Giulio Base, Pamela Prati, Christian De Sica con il figlio Brando, Giulio Scarpati, Mario Monicelli.

buy.jpgSul palco, dietro al quale è stato montato lo schermo per le proiezioni, salgono Gian Luigi Rondi e Piera De Tassis, direttore artistico del Festival. Rondi dichiara ufficialmente aperta la quarta edizione della rassegna e da il benvenuto alle rappresentanze politiche. Viene presentata ed introdotta un’emozionatissima Margherita Buy, che non vuole che si usi quel termine (madrina) preferendo ospite d’onore. L’attrice romana, dichiarandosi onorata per essere stata scelta, rivolge ai politici un invito a fare una legge che consenta agli attori e alle attrici di continuare a fare questo splendido mestiere con serenità.

Vengono presentati, uno per uno, i componenti della giuria internazionale e del cast di Triage. Ancora un tributo caloroso per Christopher Lee, che Piera De Tassis indica come the legend. Si spengono i riflettori, buio in sala, comincia il film.

Siamo nel 1988: Mark Walsh (Colin Farrell) e David (Jamie Sives) sono due fotoreporters che lavorano nel Kurdistan in guerra. Stanco delle violenze, David triage.JPGdecide che è arrivato il momento di tornare a casa, a Dublino, dalla moglie incinta Diane (Kelly Reilly) mentre Mark resta sul posto.Quando anche lui, ferito, torna in patria, apprende che di David non ci sono notizie. Il trauma lo devasta e non riesce a tornare alla sua vecchia vita con Elena (Paz Vega). Mark peggiora ulteriormente e si ritiene che la sua difficoltà nel muovere le gambe sia imputabile ad un problema psicologico riferito a David. A seguirlo è l’anziano nonno di Elena, uno psichiatra (Christopher Lee) esperto in traumi bellici.

La pellicola, dura e lineare, ci ha convinto (non è un capolavoro, intendiamoci) ed è piaciuta anche al pubblico in sala considerato il lungo applauso che ha accompagnato i titoli di coda. Colin Farrell e Paz Vega sono una sicurezza e si comportano bene. Gli episodi della guerra (e delle guerre) hanno un forte paz-vega.jpgimpatto visivo ed emotivo.In questa sede, ci preme sottolineare l’ottima interpretazione del bravissimo Branko Djuric, nei panni del realista (o spietato, decidete voi) dottore che si trova ad operare nel campo base dei curdi (in queste sequenze diventa chiaro allo spettatore il terribile significato del termine Triage), e la pregevole performance di Christopher Lee, alla fine applauditissimo, anche dal regista e dagli attori del film che lo circondano affettuosamente.Lo vedremo ancora nel 2010 nella versione di Tim Burton di Alice nel Paese delle Meraviglie, pellicola attualmente in fase di post-produzione. Il film è tratto dal libro autobiografico di Scott Anderson, romanizere, giornalista, corrispondente di guerra (in vent’anni ha seguito come reporter conflitti nei cinque continenti) e si chiude con la frase di Platone: “Solo i morti hanno visto la fine della guerra“.

Il Festival parte, dunque, con il piede giusto. Attendiamo con curiosità la proiezione di stasera del doppio documentario American Prince / American Boy: A Profile of Steven Prince, a firma Martin Scorsese e Tommy Pallotta ed in concorso nella sezione L’Altro Cinema Extra.

TRIAGE (Francia, Irlanda, Spagna – 2009) 96′ Regia: Danis Tanovic Sceneggiatura: Danis Tanovic, Scott Anderson  con: Colin Farrell Paz Vega Jamie Sives Kelly Reilly Christopher Lee Branko Djuric   Uscita italiana: 27 novembre Selezione ufficiale: in concorso
altre proiezioni nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma: venerdì 16/10 ore 20.00 Sala Cinema Lotto (via Norvegia, Villaggio del Cinema) sabato 17/10 ore 20.00 Metropolitan sala 1(Via del Corso 7)

Giovanni Berti

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2 COMMENTI

  1. Ero presente all’inaugurazione e, contrariamente a quanto affermato da Giovanni Berti, a mio parere (e non solo mio) , Triage è un capolavoro. E’stato il film che più mi ha emozionata tra quelli visti negli ultimi anni. Non solo per l’invettiva contro la guerra- ogni guerra.-che insanguina il nostro pianeta e sconvolge la vita di chi combatte, e di chi tenta di portare aiuto.o di informare.Mi ha colpito l’uso sapiente del linguaggio cinematografico. che utilizza magistralmente tutte le potenzialità del cinema: fotografia, scemeggiatura, dialoghi, colonna sonora, senza parlare della scelta del cast, eccetera.
    La vostra cronaca , come sempre dettagliata contiene varie imprecisioni nella trama (mi sorge il dubbio che sia stata scritta da uno che non ha visto tutto il film)che potrebbe fuorviare i futuri spettatori, (ma meglio non svelarla),
    Comunque è ‘ opinione comune che la trama andrebbe riferita solo per sommi capi, soprattutto quando, com in questo caso, si evolve nel corso del racconto.
    Per favore, attenetevi a questo criterio nel riferire degli altri film presentati al festival.

  2. Per chi non l’avesse ancora visto consiglio la visione del film “No man’s land”, film con cui Tanovic vinse l’Oscar; per quel che mi riguarda Triage lo andrò a vedere il prima possibile.
    Sul significato assunto dal termine triage in una zona di guerra, mi è tornato in mente uno dei passaggi più belli e più drammatici del libro “Pappagalli verdi” di Gino Strada, che potete leggere su Google Libri clickando su questo link.

    Michele G.

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