Home ATTUALITÀ Ponte Milvio : il tricolore non c’è nemmeno oggi

Ponte Milvio : il tricolore non c’è nemmeno oggi

pm21sett.jpgPer esprimere il cordoglio della cittadinanza e come ultimo omaggio ai soldati italiani caduti a Kabul, per decisione del sindaco Alemanno oggi, in occasione dei funerali di stato, tutti gli edifici comunali ed i monumenti hanno esposto le bandiere a mezz’asta. Tutti meno uno, Ponte Milvio.

 Perché ad esporre un tricolore italiano a Ponte Milvio, fino a 371 giorni fa, non ci aveva pensato mai nessuno, fino a quando cioè votando all’unanimità la Risoluzione 38/2008 del 15 settembre 2008 il Consiglio aveva chiesto alla Presidenza di “far issare sul pennone della Torretta di Ponte Milvio la bandiera della Repubblica Italiana”. Ed  oggi quindi poteva, doveva essere il giorno giusto perché venisse finalmente issata  questa bandiera, perché  anche il territorio  di Roma Nord, di cui la Torretta Valadier e Ponte Milvio sono il simbolo, doveva poter rendere onore ai sei militari morti.
Una bandiera sul pennone, issata stamani, avrebbe gettato un colpo di spugna sui 371 giorni passati inutilmente.

“Roma deve accogliere nel modo piu’ degno i nostri sei ragazzi caduti in Afghanistan”. così ha detto  ieri il sindaco Alemanno nell’invitare i cittadini ad esporre una bandiera tricolore alla finestra della propria casa. Parole che probabilmente non sono giunte in quel di via Flaminia 872, presso la sede del XX Municipio, presso l’ufficio di chi, da 371 giorni, doveva dar seguito alla Risoluzione e non l’ha ancora fatto.

Oggi, a Ponte Milvio e nelle via adiacenti, in tanti hanno raccolto l’invito del Sindaco ed i tricolori stesi alle finestre dimostravano la sensibilità dei cittadini. A mancare era solo il tricolore dell’istituzione locale.  (red.)

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11 COMMENTI

  1. è una cosa incredibile, tanta disattenzione e sensibilità istituzionale zero sono ingiustificabili agli occhi dei cittadini. vergogna.
    Clara

  2. ah perché è un monumento simbolo? a me ormai sembra una discarica abusiva. qualcuno ha presente lo stato in cui versa il monumento simbolo?? altro che bandierina.

  3. Volevo ricordarvi che ponte milvio non e’ un posto istituzionale il xx municipio sede NUOVA sita in via Flaminia 872 le bandiere erono a mezza asta in segno di lutto per i nostri caduti il consiglio municipale convocato per oggi ha osservato un minuto di silenzio rinviando lo stesso a domani. Gradirei comunque che su questo lutto che ha colpito tutti noi per una volta possiamo stare veramente tutti in silenzio senza strumentalizzare troppo. GRAZIE RAGAZZI VIVA L’ITALIA. Con affetto Consigliere Antonello DERENTI.

  4. a stare in silenzio, mi scusi, poteva cominciare lei per primo invece di trovare subito una scusa per giustificare questa dimenticanza del suo presidente.
    Ma come fa a dire che Ponte Milvio non è un posto istituzionale ? Il ponte più antico di Roma ! Un monumento nazionale !
    Ma quella risoluzione l’ha votata pure lei eppure sembra che non gliene importi nulla che sia andata nel dimenticatoio…. scusi lei vota per ordine di scuderia o perchè ci crede nelle cose che vota ? E se ci crede perchè non s’arrabbia pure lei quando le fanno votare delle decisioni che poi restano nel cassetto ?
    Martina

  5. MARTINA FACCIA SILENZIO. PONTE MILVIO E ‘ UN MONUMENTO SIMBOLO SICURAMENTE UNO DEI PIU’ BELLI D ‘ITALIA MA NON RAPPRESENTA LE ISTITUZIONI.COMUNQUE MI IMPEGNERO’ CON L’ESTENSORE DELLA RISOLUZIONE VOTATA ANCHE DA ME A PROVVEDERE QUANTO PRIMA.ANCHE IN QUESTO MOMENTO DI DOLORE TROVATE SEMPRE L’AGO NEL PAGLIAIO.BRAVI…………….

  6. Mi perdoni Martina se sono stato male intrerpretato nella mia esternazione. Io facevo riferimento al silenzio solo ed esclusivamente per la memoria dei caduti e non contro di Lei. Per farmi perdonare, considerato che sono un galantuomo la invito a prendere un caffè in Municipio.
    Cordiali saluti
    Consigliere Antonello Derenti

  7. Spett. Cons. Derenti,
    cortesemente mi può spiegare come sia possibile male interpretare il suo “MARTINA FACCIA SILENZIO.”?
    Dica piuttosto che nella foga si è espresso male e che per che questo si scusa, non che è stato male interpretato.
    Detto questo, trovo anch’io che VCB avrebbe fatto meglio a non tirare in ballo la questione del tricolore sulla Torretta Valadier in questa occasione.
    Mi permetto infine di far notare che le vittime di questa guerra assurda e criminale non sono solo i sei militari italiani, ma centinaia di migliaia di persone (la cui sorte io piango ogni giorno), sia civili che militari e che le lacrime ipocrite di chi questa guerra ha fortemente voluto sono assolutamente insopportabili.
    Michele G.

  8. Inorridisco a leggere tutti questi commenti tra la mancata esposizione delle bandiere sui Palazzi Istituzionali , oppure quando si paragona la disgrazia ad un evento calcistico come i mondiali di calcio. Sono morte sei persone , sei nostri fratelli , è come si ci avessero di colpo portato via sei arti, fratelli che erano consapevoli di andare in di andare in Guerra ma come portatori di Pace, una Guerra scaturita da un solo individuo per poter dimostrare al mondo intero il suo potere e sfamare la sua avidità. Lasciamo che ognuno di noi pianga o i nostri ragazzi , i nostri fratelli nel modo che lui pensi sia giusto, piangendo , pregando il proprio Dio, l’importante è ricordarsi di loro ogni giorno e di tutti i ragazzi che sono morti in questa assurda guerra.
    Enrico Argenziani

  9. Caro Direnti, mi permetto di ricordarle, prima ancora che lei insulti qualcun altro, che Ponte Milvio è il simbolo di un insieme di istituzioni, quelle di Roma antica, che sicuramente non avrebbero ridotto il Ponte ad un mondezzaio, come invece avete permesso voi del XX. Quindi, invece del suo caffè, noi gradiremmo un suo attento studio sulla politica di risanamento romana. Tanto per cominciare, naturalmente. Poi, se ha tempo vada a farsi un giro al ponte, vedrà che le sembrerà di stare in Senegal. Il quale non era colonia romana…

  10. Credo sia bene sfatare alcuni “luoghi comuni”:
    – le operazioni in Afghanistan sono state decise da una Risoluzione delle Nazioni Unite votata all’ unanimità; a queste operazioni partecipano 48 nazioni tra cui alcuni paesi che hanno una lunga tradizione di non belligeranza (compresa la Spagna che dopo essersi ritirata, con il governo Zapatero, dall’ Iraq ora si accinge ad assumere il comando delle operazioni in sostituzione dell’ Italia);
    – le “regole di ingaggio” non vengono stabilite da una nazione o dai militari ma dalla Risoluzione UN e fissano diverse ipotesi di risposta in relazione alla minaccia;
    – l’ esercito di pace o di portatori di pace è un immagine a cui gli italiani sono stati abituati dal alcune “finzioni televisive”: le FF.AA. italiane operano in base ad una Dottrina Militare che per le Operazioni “non articolo 5”, come le operazioni di supporto o imposizione della pace, prevedono anche l’uso della forza (l’ipotesi di inviare in Afghanistan solo medici o operatori umanitari formulata oggi da una Direttrice Scolastica di un istituto di Roma è una idea balzana: giova forse ricordare che numerose oraganizzazioni non governative hanno dovuto lasciare paesi come la Somalia perchè non c’erano più, spariti i militari, le necessarie misure di sicurezza per il personale sanitario?).
    Quanto alla sofferenza per la morte dei sei soldati italiani concordo sul fatto che ognuno è libero di esprimerla nel modo che ritiene giusto: con la compostezza, il silenzio o esponendo una bandiera tricolore.
    Ma non so se è il caso del nostro paese dove il dolore per i “nostri ragazzi” (ma sono “nostri” solo quando muoiono?) si identifica con le lacrime di Barbara D’Urso o con l’espressione eccessivamente afflitta di qualche conduttore televisiovo (salvo poi lasciare immutato il palinsesto).

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