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Arti e mestieri dimenticati nel XX Municipio

liutaio1.jpgProseguono le interviste di VignaClaraBlog privilegiando questa volta un uomo, un vero artista residente a Tomba di Nerone, nel XX Municipio, e quindi profondo conoscitore del quartiere. E’ Francesco Lascala, Liutaio, un vero artigiano, uno dei pochi rimasti a Roma .

Siamo andati a trovarlo nel suo laboratorio sulla vecchia Via Braccianese, entrando nel quale la prima cosa che ci ha colpito è stata la serenità del posto. In sottofondo aleggiava della musica classica mentre l’olfatto si inebriava dell’odore del legno e della colla. Sotto una pressa la sagoma di uno strumento musicale che presto probabilmente sarebbe diventato una nuova chitarra. Giriamo lo sguardo: il laboratorio è disseminato di strumenti a corde tutti gelosamente custoditi nelle apposite custodie.

Francesco, da quanti anni vivi a Tomba di Nerone dove tutt’ora vivono tua madre ed i tuoi figli e quali i tuoi ricordi. Sono nato in questo quartiere e ritengo francesco-lascala.jpgche sia uno dei più belli che conosco, è pieno di spazi. Quando ero piccolo e non esistevano ancora tutte queste costruzioni i nostri giochi erano costruire capanne, fionde ed andare in bicicletta nei grandi spazi che avevamo a disposizione. La mia scuola, come quella di tutti ragazzi di Tomba di Nerone, è stata la scuola media G. Papini. Anche la mia famiglia ha sempre abitato qui e non abbiamo nessuna intenzione di cambiare quartiere, anche se per lavoro mi sposto sulla vecchia via Braccianese, dove una volta c’era il passaggio a livello.

Spostandoti giornalmente da Tomba di Nerone a La Storta affronti il problema traffico, sopratutto quello causato del semaforo della Giustiniana: come pensi si possa migliorare questa situazione tanto lamentata da tutti i residenti? La soluzione sarebbe quella di togliere il semaforo, anche perchè il traffico delle auto e degli autobus verso la fermata della metropolitana è scarso, oppure proporrei l’installazione del normale pulsante per l’attraversamento pedonale a richiesta dai pedoni .

libro.jpgVeniamo a Francesco l’artista, uno dei pochi Liutai rimasti. Come è nata questa passione, raccontaci del tuo lavoro. A 14 anni nasce la passione per la chitarra classica, ma pochi sono i soldi per potersela permettere e così insieme ad un mio amico che conosceva un liutaio ci siamo chiesti se ci avrebbe dato delle lezioni per potercene costruire una. E così per un giorno a settimana iniziamo a frequentare il suo laboratorio (era il 1980) dove siamo rimasti per 4 anni. Successivamente ho avuto la fortuna di incontrare un Liutaio di fama internazionale e, come suo assistente, abbiamo organizzato un corso di due anni. E’ così che nel 1986 nasce il mio laboratorio o “bottega”

Per chi volesse intraprendere questa attività quali sono i tuoi consigli e raccomandazioni. Vorrei prima precisare che da qualcuno il termine Liuteria o Liutaio viene inteso visto solo relativamente a chi fa chitarre elettriche mentre noi artigiani costruiamo gli strumenti, come chitarre e violini, con le nostre mani pezzo per pezzo. Ce ne sono altri poi, che si auto-definisco liutai, che però comprano i singoli pezzi e li assemblano, spacciandosi per veri Liutai. Detto lab_intero.jpgquesto, i giovani che volessero intraprendere questa nobile arte devono avere la fortuna di trovare la disponibilità di un laboratorio, una bottega come preferisco chiamarla io, dove poter fare apprendistato per un periodo non inferiore ai 5 anni di studio, oppure iscriversi alla scuola di Liutai dove si inizia a gettare le basi anche se, a Roma, ce n’è una sola che fa quasi esclusivamente chitarre elettriche. Oppure bisogna andare a Cremona, a Milano, forse anche a Gubbio ce n’è una, comunque per fare questo lavoro occorrono due qualità , la pazienza e l’entusiasmo.

Prima di lasciare Francesco la domanda di prammatica: aspettative per il futuro? Se riusciremo a sopravvivere sarà sicuramente roseo – dice sorridendo – sembrerebbe che l’attuale crisi per il nostro settore sia in controtendenza. Oggi ci sono società che vendono prodotti Custom Shop i cui costi si avvicinano molto agli strumenti prodotti da noi artigiani ma con una sostanziale differenza, noi riusciamo a plasmare lo strumento nelle mani del musicista, in sostanza è come paragonare un ottimo abito di sartoria ad uno fatto su misura, tutti i due sono dei prodotti ottimi, ma quello su misura di sicuro calza meglio, inoltre noi artigiani a differenza del prodotto fatto in serie diamo consigli suggerendo quei piccoli particolari che migliorano la qualità dello strumento e garantiamo quella particolare assistenza di cui ogni musicista ha bisogno.

Si conclude così il nostro incontro. Ringraziamo Francesco per il tempo concesso a VignaClaraBlog.it e nel considerarlo da oggi in poi nostro lettore “onorario” gli formuliamo i migliori auguri per il suo futuro personale e professionale.
Enrico Argenziano

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2 COMMENTI

  1. bravo Enrico complimenti…una bella intervista molto interessante…anche così si contribuisce a valorizzare il nostro prezioso artigianato…e complimenti anche al liutaio Francesco per le sue opere d’arte!

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