Home ARTE E CULTURA Dacia Maraini, ‘Sulla mafia’

Dacia Maraini, ‘Sulla mafia’

ciboOggi, 23 Maggio, anniversario della strage di Capaci, per la nostra rubrica cibo per la mente parliamo del libro “Sulla Mafia” di Dacia Maraini e ne parliamo con lei, una delle scrittrici italiane piu’ conosciute e tradotte nel mondo. “Quando vivevo a Palermo la mafia non si nominava nemmeno. Se qualcuno, magari uno straniero, chiedeva: ma la mafia cos’e’? La gente rispondeva: la mafia non esiste, e’ un’invenzione della stampa“. Con questa frase eloquente inizia il libro.

Ma la bambina Dacia vuole capire cosa si nasconde dietro quella parola ascoltata per la prima volta dallo scrittore Danilo Dolci e comincia a divorare libri sulla mafia, come la storia della Sicilia dello scrittore inglese Dennis Mack Smith. Da allora la scrittrice, siciliana di Bagheria per parte di madre, non ha mai smesso di interrogarsi su questo inquietante fenomeno italiano, sulle sue connivenze con la politica, sul ruolo dei pentiti, sui grandi assassinii mafiosi, sul rapporto omertoso tra la mafia ed i siciliani e sulla ribellione dei ragazzi di Locri dopo l’omicidio Fortugno. Tutto questo e molto altro ritroviamo in questo saggio che raccoglie piccole e grandi storie che il tempo ha ricoperto di una patina di polvere, ma non dimenticate finche’ ci saranno scrittori o scrittrici come Dacia Maraini che ce le riproporranno. Indimenticabile simbolo del dolore di tutte le donne di Sicilia la figura della madre del pentito ucciso per vendetta del monologo iniziale “A piedi nudi”, che vive la contraddizione di dover rinnegare il proprio figlio ma non per questo rinuncia ad andarlo a trovare di nascosto al cimitero “per portargli le scarpe perche’ la notte sogna che lui le dice di aver freddo ai piedi”.

dacia.png“L’offesa alla verita’ sta all’origine della catastrofe”. Signora Maraini, desidera spiegarci il significato di questa frase tratta dall’Edipo Re di Sofocle che appare all’inizio del saggio? Cio’ che dice Sofocle lo ritengo molto giusto. Quello che manca nella nostra politica e’ proprio questo: la mancanza di trasparenza che e’ un’offesa alla verita’. Se ci fosse trasparenza non ci sarebbe la mafia. La mafia e’ dovuta alla mancanza di trasparenza e al fatto che la criminalita’ che esiste in tutti i paesi del mondo diventa gravissima quando si interseca con la politica, inserendosi nei gangli delle istituzioni, nell’amministrazione pubblica, che sia quella di un comune, di un provincia di una regione o anche di un governo. Questo avviene quando non c’e’ chiarezza. Quindi non c’e’ verita’. La trasparenza e’ essenziale, significa capire, parlare: da dove vengono i soldi, chi ha dato il voto a quel determinato candidato, da dove viene. Se tutto fosse trasparente al 100% non ci sarebbe la mafia. Sono le oscurita’, le ambiguita’, le fumosita’ che portano ai rapporti di omerta’.

Chi era Emanuele Notarbartolo? Era un amministratore tradizionalista, conservatore, legato alla legge. Si limitava ad applicare la legge e nell’applicarla ha dato fastidio ai mafiosi i quali lo hanno ammazzato brutalmente. Questo succedeva a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Il Giudice Falcone diceva che “la mafia viene conosciuta per quello che e’ solo quando i mafiosi cominciano a parlare”. Quanto e’ importante il ruolo dei pentiti per combattere la mafia? E’ essenziale perche’ solo loro conoscono dall’interno la mafia. E’ un sistema basato sulla segretezza, se soltanto un pentito inizia a parlare tutto il sistema crolla. Infatti i mafiosi odiano a tal punto i pentiti, che non solo li uccidono tutti ma uccidono tutte le loro famiglie, tutto quello che sta intorno a loro. Per i mafiosi il pericolo piu’ grave di tutti e’ “quello che parla” perche’ la mafia si basa sul principio dell’omerta’.

Cosa ritiene sia cambiato nella mentalita’ degli italiani e dei siciliani in particolare dopo le stragi di Capaci e di Via D’Amelio del 1992? Credo che cominciano a sentire la distanza, voglio dire che prima esisteva una cultura mafiosa che era molto diffusa anche in chi non era asservito alla mafia. Per esempio il principio di omerta’ fa parte della cultura mafiosa, anche chi non ne e’ partecipe tace, quindi in qualche modo aderisce a questa cultura. Qualcosa e’ cambiato anche grazie ai giudici Falcone e Borsellino che hanno capito l’importanza straordinaria delle parole dei pentiti. Infatti oggi ci sono molte associazioni anche giovanili che sono contro la mafia, prima non c’era nulla di tutto questo. Per esempio l’Associazione degli Imprenditori Siciliani ha deciso che chi non denuncia le richieste di pizzo puo’ essere espulso dall’Associazione. Questa e’ una cosa straordinaria che non era mai accaduta prima.

Anche se la storia del monologo e’ inventata, quante sono ancora in Sicilia le madri di pentiti uccisi per vendetta che sono costrette ad andare a trovare di nascosto il proprio figlio al cimitero? Purtroppo sono molte perche’ in certe zone, non dappertutto, ancora vige la cultura dell’omerta’ e della paura. La storia e’ inventata ma potrebbe benissimo essere vera perche’ e’ tratta da storie vere.

dacia2.jpgRosario Livatino, Emanuela Loy, Rita Atria, sono nomi conosciuti alle giovani generazioni? Nel mio libro ho fatto una distinzione netta tra “eroe” e “modello”. L’eroe e’ qualcuno che si mette su di un piedistallo e si dimentica la’, non ha nessuna funzione nella vita delle persone. Il modello, invece, e’ un insegnamento che viene dall’interno, qualcosa che si fa nostro, valori che si attingono. La nostra societa’ ha la tendenza a creare degli eroi ma non a creare dei modelli, queste persone citate potrebbero essere prese come modello di comportamento. Piu’ modelli e meno eroi. Alcuni giovani conoscono il nome di Livatino, Emanuala Loy, Rita Atria. I giovani quando sono stimolati rispondono molto bene, meglio di tanti altri, se c’e’ qualcuno che glielo ricorda, che glielo dice. Spesso sono gli adulti che non capiscono quanto i ragazzi siano bisognosi di verita’ e di giustizia.

La difficolta’ e il dolore di dover farei i conti con la realta’. E’ per questo motivo che paragona alcuni siciliani ad Eugenia, la bambina miope protagonista del bellissimo ed emblematico racconto della Ortese “Un paio di occhiali”? C’e’ un po’ la voglia di non vedere di dire “va tutto bene”, non si vuole vedere la realta’, se qualcuno ti regala un paio di occhiali vedi invece che le cose non vanno affatto bene, che bisogna cambiarle. Per non muoversi, per non essere costretti dalla propria coscienza a cambiare atteggiamento si preferisce buttare gli occhiali.

Alessandra Stoppini

Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a voi stessi o ad un amico, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento: “Sulla Mafia” di Dacia Maraini, Giulio Perrone Editore 2009, pp.98, Euro 9.

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome