Home ARTE E CULTURA Al Teatro Cassia Liberta’ e’ partecipazione: un tributo a Giorgio Gaber

Al Teatro Cassia Liberta’ e’ partecipazione: un tributo a Giorgio Gaber

liberta.jpgIl 24 Maggio alle 18.30 al Teatro Cassia la musica e le parole di Giorgio Gaber saranno le protagoniste assolute di “Libertà è partecipazione”, uno spettacolo il cui titolo richiama la celebre canzone “La libertà” presentata nel “Dialogo tra un impegnato e un non so” nella stagione teatrale 1972/73 al Piccolo di Milano. Giorgio Gaber, il Signor G per i suoi ammiratori, scomparso il 1° Gennaio 2003, non sarà mai dimenticato e questo spettacolo lo dimostra, come ci conferma l’attore e regista dello stesso, Domenico Laddaga.

«Gaber e’ stato in Italia l’iniziatore del genere denominato teatro canzone, nato in Francia con Jacques Brel a cui si e’ ispirato, con una maggiore presenza di monologhi intrecciati a canzoni, con un filo conduttore. Nuova per quei tempi era l’idea di un attore solo in scena senza scenografie: solo voce, musica e luci.” ci spiega Laddaga  nel precisare che nello spettacolo “insieme all’attore Gianni D’Addario proponiamo in 105 minuti 9 monologhi e 11 canzoni quali, oltre a La Liberta’, Il Conformista, Io se fossi Dio, Destra-Sinistra, tutte canzoni impegnate».

Laddaga ci spiega poi che l’idea di portare in scena uno spettacolo dedicato a Gaber è venuta a lui e al chitarrista Gianluca Vecchio quando chiesero loro gaber.jpgdi leggere qualcosa per il V-Day di Grillo ed in quella occasione scelsero un paio di monologhi di Gaber. A quel punto, si sono detti, perche’ non farne uno spettacolo?  Ed è quindi iniziato un lavoro di ricerca e di scelta di testi e di incastro degli stessi con i loro significati per dare un filo conduttore allo spettacolo che non e’ nato proprio come un omaggio a Gaber, ma dal fatto che quel che aveva da dire il Signor G coincideva in pieno con quello che loro volevano esprimere. Andato in scena nel Dicembre del 2007 da allora si contano circa sessanta repliche.

Secondo Laddaga “Gaber aveva poca fiducia nella politica e negli uomini politici, ha creduto invece nell’individuo e la frase liberta’ e’ partecipazione sta a significare che non c’e’ bisogno di fare politica per partecipare, ma la vera partecipazione è quella che possiamo attuare tutti i giorni nei nostri piccoli gesti, nei nostri comportamenti, nel nostro stare al mondo cercando di migliorare il nostro essere attivi nella societa’ civile, quindi partecipazione come senso civico di essere uomini che vogliono vivere con gli altri uomini” citando Gaber.

Alessandra Stoppini

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al Teatro Cassia,Via Santa Giovanna Elisabetta 69, 24 Maggio ore 18.30 La Compagnia Teatrale “Le Vignacce ” presenta Gianni D’Addario e Domenico Laddaga in “libertà è partecipazione”, monologhi e canzoni di Giorgio Gaber

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4 COMMENTI

  1. Non è per fare il preciso, ma il termine politica viene dal termine greco polis, ovvero città o, inteso in un senso più ampio (ma più corretto), società; pertanto fare politica altro non è che migliorare quotidianamente il nostro essere attivi nella società, nei nostri piccoli gesti, nei nostri comportamenti, nel nostro stare al mondo.
    Questa idea della politica esclusivamente relegata nelle beghe dei palazzi cui si contrappone una società civile pura ed immacolata è forse la causa primigenia dello sfacio che stiamo vivendo.
    Tanto per dirne una, ovviamente è solo un parere personale, dubito fortemente che Giorgio Gaber avrebbe aderito al V-Day.
    Sinceramente, appena ho visto il titolo dell’articolo mi era subito venuta la voglia di correre al tetro; poi leggendo questa voglia è scemata fortemente.
    Michele

    P.S.: in tasca non ho la tessera di nessun partito, ma non passa istante in cui io non faccia politica.

  2. Scusi Michele, ma non ho capito molto bene. Lo sfascio che stiamo vivendo non sarebbe dovuto al deterioramento della politica, ma al fatto che qualcuno pensa che la politica sia deteriorata (beghe di palazzo) e le contrappone un’idea di società civile pura?

  3. Caro Michele,
    sono Domenico Laddaga, colui che ha rilasciato l’intervista e attore-regista dello spettacolo “Libertà è Partecipazione”. Mi sembra doveroso rispondere alle tue precisazioni.
    Innanzitutto ti riporto l’estratto del monologo di Gaber da cui è partita la mia riflessione:
    “Ma al di là di chi vota e di chi non vota, al di là dell’intervento, al di là del fare o non fare politica, l’importante sarebbe continuare a “essere” politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuol vivere con gli uomini. E questo non è un diritto. È un dovere.”
    Quando dico “fare politica”, naturalmente mi riferisco, come Gaber del resto, alla sua accezione moderna, e dunque a tutte le possibili forme di attivismo all’interno delle istituzioni e dei partiti politici. Sarebbe stato bello se l’idea aristotelica di “politica”, che è proprio quella che io ho cercato di esaltare e che tu hai giustamente e correttamente esposto, potesse concretizzarsi.
    Per quanto concerne tutto il resto (v-day, società civile pura ed immacolata, beghe di palazzo, ecc…) ti invito calorosamente a partecipare allo spettacolo di domenica, così potrai capire davvero quali sono i significati e i messaggi che abbiamo voluto trasmettere attraverso le parole di Gaber. L’intervista è troppo riduttiva per esprimerli.
    Ti aspetto.
    Cordialmente
    Domenico Laddaga

  4. Gentili Paolo e Domenico,
    cerco di rispondere ad entrambi in poche righe, cosa che dato l’argomento, non sarà facile.
    Non condivido minimamente la contrapposizione “classe politica” – “società civile”, innanzitutto perchè entrambe altro non sono che l’una lo specchio dell’altra: abbiamo una classe politica deteriorata perchè deteriorati sono i valori predominanti nel tessuto sociale del paese e del mondo occidentale più in generale (in realtà non solo del mondo occidentale, ma qui si andrebbe troppo oltre). Rimanendo nell’ambito del mondo occidentale, quella che, a mio vedere, manca è la capacità di avere uno sguardo e porsi degli obiettivi che siano collettivi e non solo personalistici (per tradurla con le parole di Gaber “la libertà è partecipazione”). Non bisogna però dimenticare che in contesti diversi dal nostro l’obiettivo collettivo ha sopraffatto l’individuo generando altri disastri; quel che resta è un crinale stretto e periglioso: restare individui partecipando attivamente nella collettività, in due parole essere cittadini (o, sempre per usare le parole di Gaber, essere politici). E’ vero che Gaber nelle sue parole utlizza l’espressione “fare politica” per indicare la militanza partitica e/o lo svolgere un ruolo all’interno delle istituzioni, ma non da a questa cosa una valenza negativa: dice semplicemente che si può essere politici anche senza militare in un partito, non che militare in un partito sia di per sè disdicevole (convinzione diffusa all’interno della società civile); personalmente ho conosciuto persone straordinarie e persone mefitiche sia dentro che fuori i partiti e/o delle istituzioni (purtroppo in entrambi i casi le seconde sono sempre risultate di gran lunga prevalenti). Faccio anche notare che, credo non a caso, Gaber si limita a cambiare il verbo (fare – essere), ma non il sostantivo (politica – politici).
    E’ vero che una breve intervista è riduttiva per esprimere concetti complessi, ma nello specifico, per non suscitare le mie “ire”, sarebbe bastato rispondere: “politica è soprattutto partecipare e la vera partecipazione è quella che possiamo attuare tutti i giorni nei nostri piccoli gesti, nei nostri comportamenti, nel nostro stare al mondo cercando di migliorare il nostro essere attivi nella società, quindi partecipazione come senso civico di essere uomini che vogliono vivere con gli altri uomini”.
    Per lo spettacolo, ho visto che purtroppo sarete in scena solo domenica senza fare repliche; in quel giorno io festeggierò con la famiglia gli 80 anni di mia mamma, pertanto non posso promettere di venire, ma il tuo invito, Domenico, mi è più che gradito e, se dovessi riuscire a liberarmi per tempo, verrò al Teatro Cassia.
    Michele

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