Home ARTE E CULTURA Teatro Cassia – Grazia Scuccimarra in “noi le ragazze degli anni ’60”

Teatro Cassia – Grazia Scuccimarra in “noi le ragazze degli anni ’60”

scuccimarra1.jpgSabato 28 alle 21 e Domenica 29 Marzo alle 17,30 al Teatro Cassia, via Santa Giovanna Elisabetta 69, andrà in scena “Noi le ragazze degli anni ’60” di e con Grazia Scuccimarra. Musiche di Grazia Scuccimarra e arrangiamenti del M° Pino Cangialosi. Lo spettacolo festeggia 25 anni di rappresentazione ed è ormai considerato un cult del teatro comico contemporaneo. E’ un revival al femminile dei favolosi anni sessanta visti attraverso la satira pungente della Scuccimarra autrice, regista ed interprete unica dello spettacolo. Vengono descritti tic, debolezze, illusioni di una generazione. Monologo evergreen che fa sorridere e riflettere gli spettatori e soprattutto le spettatrici di due generazioni, madri e figlie che in questi anni hanno affollato i teatri dove lo spettacolo era proposto.

Signora Scuccimarra, qual’e’ il segreto del successo ininterrotto del Suo recital? Consiste nell’aver anticipato di una trentina di anni i tempi, per cui era anticipatore all’epoca e quindi molto curioso, ancor più interessante oggi perche’ legge i tempi come se fosse una cronaca quotidiana.

Che fine hanno fatto le ragazze degli anni ‘60 che alle feste da ballo si innamoravano ascoltando Peppino Di Capri o Mina? Le donne degli anni Sessanta hanno fatto una fine forse più gloriosa di quella che stanno facendo le donne moderne. Dopo tante critiche, tante lotte per la donna, io sono delusa perché mi aspettavo molto dalle donne, mentre gli uomini più di tanto non mi possono deludere avendomi delusa dall’origine. Oggi le donne si trovano sempre a cavallo di due, tre, quattro generazioni, cercano di essere tutto per tutti, di essere moderne ed antiche. Quelle che riescono nei lavori “alti” purtroppo si comportano come gli uomini superando a volte gli uomini in negativita’ e per contro continua ad esserci una donna che non vuole evolversi, che non vuole interessarsi di niente se non di frivolezze. Sono lontani gli anni in cui la donna rifletteva su se stessa, sulla condizione propria e su quella umana in generale. C’e’ una corsa alla visibilita’, all’immagine e la cultura e’ messa all’ultimo posto. Sono preoccupata per il futuro.

Possiamo definire il Suo monologo l’analisi di una generazione paragonata a quella attuale? Quali erano le principali illusioni di allora? Certamente. Tutti i miei monologhi sono impostati su come siamo e su come eravamo, seguendo le variazioni e gli immobilismi che ci sono stati nella politica, nei rapporti mailgooglecom.jpgumani, sentimentali, una cronaca giornalistica fatta alla mia maniera. Le illusioni erano sempre in campo sentimentale perche’ siamo state una generazione che e’ stata tenuta fuori dalla politica, non a caso poi c’e’ stato il ’68. E’ stato un decennio che ha coronato i decenni precedenti quando la donna sognava l’amore, la realizzazione personale nell’ambito della famiglia. Raramente si avevano ambizioni nel campo professionale, ci si diceva che la professione migliore per la donna fosse quella dell’insegnamento perche’ permetteva di pensare a tutto, alla casa, alla famiglia. I sogni erano semplici ma avevamo i piedi per terra perche’ i nostri miti, come Marilyn Monroe, erano irraggiungibili, non c’era la televisione che li alimentava. Ora si pretende tutto e subito. Non piu’ sogni ma pretese.

Secondo la Sua esperienza gli anni ‘60 sono stati davvero favolosi? Si, anche se io ne vedevo il risvolto, come si evince dai miei spettacoli. Fantastici, irripetibili, come i Beatles. La guerra era un ricordo lontano, si viveva in piena ricostruzione, non sapendo purtroppo quali danni questa ricostruzione stesse perpetrando. Si viveva proiettati nel futuro, incoscienti, forse per questo erano anni favolosi, perche’ si è favolosi quando si è incoscienti, si sognano cose impossibili e nello stesso tempo ci preparavamo ad un qualcosa di assolutamente nuovo che sarebbe stato il sessantotto.

Alessandra Stoppini

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