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Cibo per la mente – Chiave di violoncello, di Sergio Brunozzi

Cibo per la mentePer la nostra rubrica cibo per la mente oggi parliamo di “Chiave di violoncello” di Sergio Brunozzi e ne parliamo con l’autore che vive a Roma Nord, nel quartiere di Vigna Clara. Sergio Brunozzi è nato nel 1937 e dopo essersi laureato presso l’Università degli Studi di Roma in Scienze Statistiche e Attuariali, ha lavorato per la IBM Italia e poi per la Italsiel. Ha già pubblicato “Desideri e certezze” (Alcyone 2006).

La trama. Maria, la protagonista del libro, perde drammaticamente i genitori da piccola. Viene cresciuta dalla nonna Silvia. Il suo grande amore è il violoncello e diviene una famosa concertista esibendosi nei più noti teatri d’Europa. Incontra un avvocato, Gerardo e lo sposa. Ma la felicità è di breve durata, nonostante la nascita di due figli. L’irrequietezza del secondo figlio, la rinuncia alla musica, i tradimenti del marito, fanno riaffiorare in Maria le incertezze patite da adolescente per la scomparsa dei due genitori. Maria che si sente insicura ed irrequieta, appena ventenne abbandona la sua famiglia. Da qui inizia un viaggio anche all’interno della propria anima durante il quale incontrerà diversi personaggi che l’aiuteranno a risorgere come Euridice, donna generosa e capace di ascoltarla. Ma cosa nasconde Maria e cosa c’è dietro il suo ostinato silenzio? Attraverso la ricerca del proprio oscuro passato Maria riuscirà dopo un percorso doloroso a ritrovare la serenità perduta?

Dottor Brunozzi, ci spiega il significato del titolo, considerato che come spiega nella premessa, la chiave di violoncello in musica non esiste? Il titolo è allegorico. Come le chiavi musicali, poste all’inizio del pentagramma, esprimono il significato di ciascuna nota e imprimono i toni espressi dalla melodia, tracciano cioè il cammino con cui il compositore da vita alla sua opera, il violoncello sarà per Maria il prezioso compagno  che detterà ogni tappa della propria vita.

La figura della protagonista, Maria, è un personaggio di Sua creazione oppure è reale? Maria è un personaggio di pura fantasia che mi ha permesso di esprimere come la paura può essere sconfitta soltanto dalla speranza. Infatti nella filosofia orientale viene detto: “la paura bussò alla porta. La speranza l’aprì: non c’era nessuno”.

Ci vuole parlare del personaggio Euridice, donna capace di ascoltare Maria e di salvarla dal baratro? La grande generosità di Euridice nasce da un’infanzia sofferente. Non aveva che poche ore di vita quando fu abbandonata sui gradini di una chiesa. Suore amorevoli ed altruiste la cresceranno come brunozzi.pnguna loro figlia. Euridice mai dimenticherà l’amore delle sue suore salvatrici. Nel corso della sua vita Euridice diviene una acuta osservatrice del mondo che la circonda, niente passa indenne ai suoi occhi pieni di acume e altruismo. Accade che il suo sguardo incontri quello di Maria nel momento più triste del suo declino di fuggiasca. Sono una di fronte all’altra: Euridice all’interno del suo negozio di liutai e Maria all’esterno che osserva con trasporto i lucenti legni che prendono vita sul banco di lavoro esposto in vetrina. Euridice l’osserva e comprende la sua sofferenza nascosta e decide di restituire a “qualcuno” quanto la vita le aveva regalato: amore per il prossimo, disponibilità all’ascolto, rifiuto totale dei sentimenti di indifferenza e, soprattutto, il ricordo della sofferenza della sua infanzia. D’altronde le due donne avevano in comune la perdita dei loro genitori. Le suore furono per la piccola Euridice ciò che era stata nonna Silvia per Maria. Euridice la ospita in casa togliendola da uno squallido ospizio dove si era rifugiata. Un mattino, al suo risveglio, non trova più accanto a sé il suo amato violoncello. Cade in una profonda crisi esistenziale che la condurrà all’abbandono della voglia di vivere. La generosa Euridice si prenderà cura di lei e per farla tornare a sperare con il piglio di una esperta investigatrice ricostruirà il passato di Maria che si era chiusa in un ostinato mutismo e ne comprende così le cause e la riconduce in famiglia dopo quasi trent’anni di lontananza restituendole la serenità e l’amore dei suoi figli. Ritroverà anche la voglia di suonare il suo amato violoncello che con discrezione le aveva indicato la strada del suo recupero.

Possiamo considerare il Suo libro un viaggio attraverso i sentimenti ed emozioni profonde, tra altruismo ed egoismo, tra il male ed il bene? La storia vuole cogliere l’obiettivo di condurre il lettore a riflettere sulla morale di una società che spesso dimentica di premiare i “buoni” e punire i “cattivi”. L’altro obiettivo che mi  sono posto è stato quello di spronare i lettori ad immergersi nella propria coscienza per suggerirgli una strada più virtuosa basata sull’amore, sul rispetto e sulla tolleranza.

Dottor Brunozzi, sta già pensando di scrivere un nuovo romanzo? L’ho appena finito di scrivere. Si tratta di un  romanzo fanta-politico che, pur essendo di per sé una piacevole lettura, è uno strumento per indurre, suo malgrado, il lettore a riflettere sui problemi aperti, di una certa rilevanza, e più attuali e controversi del nostro paese, derivandone una piacevole sensazione di consapevolezza. Il palcoscenico, su cui recitano i personaggi della storia, è quello di Roma, la Roma del Caffè della Pace, del Parco della Musica, delle grandi opere pittoriche, delle affascinanti chiese, dell’incanto dei viali del lungo Tevere.

Lei ha lavorato per molti anni per l’IBM e l’Italsiel, un lavoro apparentemente inconciliabile con il mestiere di scrittore.. Anche gli informatici hanno un cuore!

Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a voi stessi o ad un amico, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento: “Chiave di violoncello” di Sergio Brunozzi Editore il Filo, 2008, pp. 185, 15 Euro.

Alessandra Stoppini

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