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Cibo per la mente – A tavola con Bacco e Venere di Sandro Bari

Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a Natale, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento

libro5.jpgQuesta volta parliamo di “A tavola con Bacco e Venere” di Sandro Bari,  Greco&Greco Editore, pp.154, Euro 14,50, e ne parliamo con l’autore, Sandro Bari, un uomo dai molteplici interessi: scrittore, saggista, musicista,conduttore radiofonico e televisivo, Presidente del “Comitato per il Tevere” e dell’associazione culturale “Roma Tiberina”. Sandro Bari è nato nel cuore di Roma, al Rione Monti, ma oggi ama risiedere a due passi da Ponte Milvio.

Appassionato di cucina e di vini ha tenuto per anni rubriche di gastronomia ed il suo libro “A tavola con Bacco e Venere” racchiude tutte queste sue passioni, soprattutto l’amore per la buona tavola, per l’arte e per le belle donne. Il libro è stato presentato alla Fiera “Più Libri più liberi” all’Eur dal Professor Paolo Emilio Trastulli, uno dei più famosi storici italiani dell’arte. Leggendo il libro, tra i tanti aneddoti, rimane impressa la descrizione della preparazione della polenta nella Marche, a casa di contadini, ad opera della “Fattora”, la contadina madre: si assiste alla preparazione di un capolavoro culinario.

Sandro, a chi è dedicato il suo libro? Sicuramente agli amanti del gusto, della gastronomia e della buona tavola cercando di abbinare l’amore per le cose belle e buone, l’amore per l’arte in tutte le sue manifestazioni, l’amore per le donne, per il buon vino e la buona cucina. A tutti gli epicurei o aspiranti tali.

Lo si può considerare un libro autobiografico? Certamente. Compaiono anche una ventina di ricette particolari, da me rielaborate che sono legate ognuna ad una mia esperienza personale, ad un avventura particolare. E’ anche un libro aneddotico.

baccovenere.jpgIl suo grande amore per Roma traspare in questo libro. Ce ne parli. Ho scritto alcuni racconti divertenti che riguardano Roma e la cucina romana. Un odore, un sapore mi riporta al passato. I miei vent’anni passati la sera a suonare al Folkstudio, mitico locale in Via Garibaldi: mix di belle donne e buona musica. Quando sento l’odore del pop-corn mi ritorna in mente il portoncino d’ingresso in fondo alla salita. Benito, il tuttofare del locale, preparava a noi artisti sangria e pop-corn. Correvano gli anni ’64-’67…

Un ricordo della cucina legato alla sua famiglia? Mio padre che era vicentino, sfotteva sempre bonariamente mia nonna materna, trapanese. Avevano un modo diverso di cucinare la polenta. Diceva alla nonna ” Che ne sapete della polenta, voi che la usate come dolce! Per noi sostituisce il pane!”. Grazie a mio padre e a mia nonna ho imparato a cucinare in vari modi questo modesto alimento.

Vuole descriverci le bellissime illustrazioni che completano il suo libro? Le illustrazioni a colori sono tutte dedicate all’abbinamento tra cucina, vino e la donna. Sono dipinti antichi, incisioni, foto antiche non conosciute al grande pubblico, bensì per intenditori, che ritraggono belle immagini di donne. Ci sono anche foto che ho fatto io stesso, dove compaiono i piatti cucinati da me, perché questo ancora non l’ho detto, ma sono un cuoco provetto

Alessandra Stoppini

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