Home ARTE E CULTURA Cibo per la mente – Lezioni d’amore di Giovanna Bandini

Cibo per la mente – Lezioni d’amore di Giovanna Bandini

Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a Natale, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento 

libro4.jpgOggi parliamo di “Lezioni d’amore” di Giovanna Bandini, Newton Compton Editore 2008, pp. 288  Euro 9,90 e ne parliamo con l’autrice, docente di italiano e latino, residente da anni a Roma Nord, sulla Cassia. Ma prima diamo un sunto del romanzo la cui protagonista  è Bianca, una professoressa precaria, che insegna in un Istituto gestito da una Preside – manager. Nonostante ciò Bianca si sente ancora studente ella stessa “non sono ancora uscita dal mio banco“. Nella scuola dove insegna incontra lo studente ribelle Allan e attraverso il rapporto che instaura con lui, inizia a guardare i colleghi professori e gli altri studenti con l’occhio di prima, cioè di quando frequentava il ginnasio.

Finita in una classe dove le ragazze sono anoressiche e si ritoccano il trucco, e i ragazzi parlano solo di calcio cercando di nascondere le loro fragilità, Bianca inizia il gioco del passato, ricordando gli anni allegri del liceo e confrontandoli con il presente vissuto tra colleghi irosi e depressi, mettendo in discussione se stessa. Nel frattempo il gioco si fa pericoloso. “Lezioni d’amore ci racconta la scuola di ieri e di oggi dove la fa da padrone il cellulare ed il nuovo modo di comunicare tra adolescenti, tramite sms. Un doppio sguardo sulla scuola quello della Bandini, visto dalla parte di quando era studentessa negli anni ottanta  e dalla parte di quando è diventata “Prof”

Giovanna, lei insegna da 10 anni, quanto c’è di lei in Bianca, protagonista del suo libro? C’è molto degli inizi del mio lavoro di insegnante, soprattutto il primo anno, moltissimo di quando ero studentessa. Alcuni episodi scolastici descritti nel libro sono realmente accaduti: chi si nascondeva nel bagno alla prima ora di lezione, la spensieratezza tipica di quegli anni, l’ambiente scolastico, i primi amori, le simpatie e le antipatie. Per quanto riguarda la parte esterna alla scuola è tutto un lavoro di creazione, ho inventato tutto.

La scuola di oggi è simile alla scuola che lei frequentava come studentessa? Simile e diversa allo stesso momento, oltre agli elementi ricorrenti sopracitati, dopo 10 anni di insegnamento ho notato che i ragazzi sono molto meno timorosi nei confronti degli insegnanti. Il concetto di insegnante come autorità non esiste più. Per noi studenti di allora il Prof era un vicario dell’autorità genitoriale. Ma ora i genitori sono spesso per lavoro assenti e quindi non c’è autorità in casa e se c’è è permissiva.

Per la figura di Allan si è ispirata ad un personaggio reale? Si a ben 4 ragazzi. Ho preso da ciascuno qualcosa. Allan è troppo affascinante  per essere vero: ha l’audacia e la sfrontatezza ed insieme un grande amore per la cultura ed una grande sensibilità.

Lei avrà certo amato leggere fin da piccola. Come si può, secondo il suo punto di vista, far amare la lettura agli adolescenti di oggi, così attratti dalla tecnologia? Al giorno d’oggi è più difficile, ci sono molte più distrazioni: I-pod, playstation ecc… Io cerco di proporre libri interessanti stimolando la loro curiosità. Bisogna cercare di indirizzare la loro fantasia. Si ottengono risultati insperati, altrimenti questa “generazione tecnologica” rischia di crescere instupidita con lacune enormi. Rivolgo un appello ai genitori: regalate ad i vostri figli un libro per Natale, non la solita consolle!

Scrivendo questo libro Lei sfata il mito degli insegnanti che si sono dimenticati di quando erano studenti, desidera aggiungere qualcosa a quello che ha scritto? In verità ci sono molti più insegnanti che se lo ricordano e che cercano di dare una dimensione umana a questo lavoro che io considero come una lezioni-damore.jpgmissione. C’è un rapporto più diretto, più vero, oggi rispetto ad allora. Mi chiedono consiglio su svariati temi, anche extrascolastici ed i miei alunni sanno che possono parlare con me senza paura. Cerco di stimolare in loro il ragionamento e quando il più delle volte ci riescono, hanno una brillante intuizione, si stupiscono e sono contenti. Esistono anche degli insegnanti che aderiscono “alla scuola della distanza”: non solo Prof anziani ma anche miei giovani colleghe le quali mi ricordano le mie vecchie insegnanti. Alcune volte credo che il mestiere di insegnante sia un mestiere in un certo senso eroico e logorante. Come scrive nel suo libro lo scrittore irlandese Frank MaCourt “Hey Prof!”: ” A chi mi domanda perché hai iniziato a scrivere così tardi io rispondo: provate voi a scrivere con il cervello che vi frigge dopo 5 ore di lezione!”
Alessandra Stoppini

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2 COMMENTI

  1. Cara Giovanna,
    Sono un tuo lettore e ho letto tutto di un fiato il tuo libro “Il Bacio della Tarantola”. A quando il “sequel” ? ti prego, dimmi che ci sarà un BdT2 !!! Pendo dalle tue labbra, anzi, dalla tua penna …. anzi, dalle tue labbra …..
    Angelo

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