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Ospedale S.Giacomo – ultimi fotogrammi prima della chiusura

Venerdì 31 Ottobre 2008: si chiude il S.Giacomo. C’è chi va, c’è chi viene e c’è chi ne documenta gli ultimi minuti 

portone-chiuso.jpgUltima visita, ieri venerdì 31 ottobre, al San Giacomo. In mattinata l’ospedale era stato occupato dai Centri Sociali, ma all’ora di pranzo la polizia già aveva allontanato i dimostranti non senza qualche tafferuglio che ha causato alcuni feriti. Alle 15 regnava la calma. In piazza del Popolo e lungo via Ripetta sostavano ancora i mezzi delle forze dell’ordine pronti ad intervenire e qualche agente continuava a sorvegliare le entrate dell’ospedale. La pioggia torrenziale degli ultimi giorni aveva reso pesanti e sbiaditi i grandi striscioni e strappato le lenzuola appese alle finestre del san Giacomo. L’edificio sembrava già in stato di abbandono.

All’interno, i medici e il personale portavano via gli ultimi effetti personali in un silenzio quasi irreale, così diverso dalla frenetica attività di un giorno qualunque di un mese fa, quando ancora si sperava nel buonsenso dell’Amministrazione Regionale per evitare l’ assurda chiusura di un ospedale unico per importanza storica, per efficienza e per centralità.
Nessun camice bianco, nessuna divisa in giro. Dopo i sit-in, gli slogan e le proteste, il Comitato “Salviamo il San Giacomo” è costretto a tacere.

Nel cortile, in quello che era il Pronto Soccorso, lungo i corridoi e le corsie, si parla sottovoce. Ascolto frammenti di conversazione, incertezza per il futuro, sconforto per dubbie destinazioni, amarezza per dover lasciare il posto dopo anni di lavoro. Una centralinista è disperata, le mancano tre anni alla pensione, conosce tutti e sa tutto di questo ospedale; mi confida: “Come posso alla mia età cominciare un’attività diversa?”

Saluti lungo i corridoi, qualcuno sta togliendo dai muri la collezione di foto che testimoniano tutta la lotta del Comitato, la manifestazione all’Ara Pacis, il blocco del lungotevere, le conferenze stampa insieme a Italia Nostra e al Gruppo dei Romanisti. Sta chiudendo anche il bar, si caricano le ultime cose proprio davanti la statua di San Giacomo che appoggiato al suo bordone, con la bisaccia da “romeo” a tracolla, guarda sotto l’arco con l’arme Colonna da quasi 700 anni l’andare e venire dei malati bisognosi di cure e di coloro che offrono la propria esperienza e il proprio sapere per curare e per portare conforto. Davanti alla statua una targa ricorda che qui visse e operò anche San Camillo, anzi proprio qui scoprì la propria vocazione grazie ad un altro grande santo, san Filippo Neri, operando in questo nosocomio in favore degli “incurabili”.

I canonici che vivono nell’ospedale e si occupano della chiesetta di Santa Maria in Porta Paradisi fanno parte ancora oggi dell’Ordine di San Camillo. Faccio qualche foto ricordo: nessuno sa con certezza che fine farà questa struttura e comunque non sarà mai più come è oggi.

Ricomincia a piovere, il cielo si rabbuia e rende ancora più triste l’esodo e gli addii. Smarrito, incerto, un signore anziano vaga con un foglietto in mano in medico.jpgmezzo al secondo cortile. Pare non accorgersi neppure della pioggia. Mi si avvicina e mi chiede dove può ritirare il referto di una risonanza che ha fatto ieri. “Ieri?” domando incredula. Fino all’ultimo giorno si è lavorato. Il signore anziano non ricorda dove ha eseguito l’esame e non sa a chi chiedere perché non c’è più nessuno col camice e tutti sono in movimento. Si ferma una persona che passandoci accanto ha sentito quanto basta del dialogo per dare una mano. “Venga con me” dice all’anziano “l’aiuto io” e si dirigono verso gli ambulatori. Fino all’ultimo al servizio del pubblico, di tutti e di ognuno.

Prima di andarmene vado a salutare il dottor Felice Occhigrossi, Presidente del Comitato “Salviamo il San Giacomo”. Lo trovo che sta togliendo le sue carte dalla scrivania. Nell’ufficio ancora giornalisti, ancora interviste. Mi dice: “Cosa posso fare per te?” Qualcuno dei presenti mi racconta che lo hanno minacciato di licenziamento e lo hanno accusato di aver fomentato la protesta, di essere stato causa dell’occupazione, di aver chiamato i Centri Sociali. Se il dottor Occhigrossi ha una colpa è quella di essere un uomo di coraggio che ha voluto rappresentare in prima persona tutti i lavoratori del San Giacomo, i degenti e le loro famiglie, e le migliaia di persone che hanno firmato contro la chiusura dell’ospedale. Gli dico scherzando: “Ambasciator non porta pena!” “Grazie!” risponde lui con un sorriso amaro. Poi prende la sua roba e se ne va.
L’Ospedale San Giacomo non c’è più.
Francesca Di Castro

NdR: a margine, registriamo la posizione del Sindaco Alemanno che ieri ha dichiarato: “preso atto con rammarico della chiusura della struttura ospedaliera, propongo di trasformarla in un’area di integrazione sociosanitaria con servizi più confacenti ai bisogni della città: per questo, penso alla creazione di un “Punto di Primo Intervento (Ptp): una zona di emergenza-urgenza dotata di risorse umane e strutturali minime che prevede la chiusura di tutti i posti letto non di primo soccorso, collegato in rete con gli ospedali vicini e in sinergia col nuovo ambulatorio di via Antonio Canova recentemente edificato»

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7 COMMENTI

  1. Ho lavorato,anche se per poco,presso questo Ospedale e ricorderò questa esperienza tra le più belle che ho avuto la possibilità di fare finora.perchè mi ha arricchita moltissimo e mi ha lasciato molti bei ricordi di quel periodo!!Questo Ospedale rappresentava una delle migliori strutture esistenti a Roma,ma purtroppo di questo non si tiene MAI conto e se l’hanno chiuso significa che c’era…C’E’.. per qualcuno un tornaconto personale troppo grosso che ha impedito di ricordarsi dei bisogni di tutta una popolazione che vi ha lavorato onestamente,con impegno,professionalità,dedizione e di altrettanta gente che ha avuto la possibilità di usufruirne per le proprie esigenze di salute e che ora non potrà più appoggiarvisi.
    Sono molto giovane,tuttavia non posso vantarmi dell’ottimismo e dei sogni che dovrebbero animare la mia età e che dovrebbero essere l’onda da cavalcare per costruire la mia vita ed il mio futuro!!sono molto amareggiata della situazione politica che da qualche tempo caratterizza l’Italia e non riesco ad essere più orgogliosa del Paese in cui sono nata e del quale sono cittadina,così come lo ero fino a qualche anno fa!Invio,insieme a questo commento,un appello ai nostri Uomini Politici:”iniziate a prendervi le responsabilità delle vostre decisioni e delle vostre azioni,e ricordatevene tra qualche anno quando vedrete il Paese senza più i giovani che vi abitano,perchè li avrete costretti a trovare un lavoro serio e dignitoso fuori dall’Italia,ad emigrare come 50-60 anni fa!”
    Distinti saluti,una cittadina italiana come tante…

  2. L’inaugurazione dell’ambulatorio di via Canova a Roma è la cronaca di “un fallimento annunciato”. Il giudizio negativo arriva dal Responsabile dei rapporti istituzionali della Fials Confsal Lazzarini Roberto, che commenta in una nota i proponimenti del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo in materia di piano di rientro. “I fatti ottenuti fino a oggi da Marrazzo in qualità di Commissario mancano di concretezza – afferma Lazzarini -tantomeno si scorgono in lontananza i primi segnali per conseguirli. Quanto ai progetti messi in cantiere non sappiamo assolutamente quali siano, salvo quella specie ‘studio medico’ inaugurato oggi, che avrebbe dovuto sostituire le prestazioni sanitarie dell’ospedale San Giacomo, e la promessa di nuovi ticket sulle prestazioni specialistiche”. Parlare di sanità e di programmazione sanitaria “significa, semmai qualcuno l’avesse dimenticato, parlare di come risolvere i problemi che affliggono la salute del malato, di accorciare i tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie, rendere queste più naturali possibili rispetto ai bisogni del paziente, diversificare l’offerta e accorciare i percorsi di cura spesso troppo burocratizzati. Infine, facilitare l’accesso alla continuità assistenziale. Se il presidente della Regione avesse intrapreso un percorso di questa natura – continua Lazzarini – avrebbe incontrato tutta la nostra approvazione e collaborazione. Perché queste prime disposizioni sarebbero servite a contrarre la spesa e a razionalizzare i dispendi attuali. E soprattutto avrebbero da subito messo in piedi un piano di rientro efficace e funzionale. Invece, come commissario ad acta nominato dal Governo, ha ritenuto opportuno tagliare i posti letto e chiudere tre storici e funzionali ospedali della capitale, con reparti appena ‘strigliati’ a nuovo e apparecchiature diagnostiche di ultima generazione. Se l’ambulatorio appena inaugurato in via Canova rappresenta il meglio della sanità possibile vista con gli occhi di un commissario, siamo fermamente convinti del contrario. Infatti, quello che abbiamo visto oggi assomiglia più, per come è stato strutturato e dotato di apparecchiature diagnostiche e salva vita, a uno studio medico di un consorzio di medici di famiglia piuttosto che a un polo specialistico di prossimità o addirittura di un pronto soccorso cittadino”. “Invitiamo il commissario Marrazzo a dare un vero segnale di rispetto nei confronti dei cittadini del Lazio – prosegue la nota – che porti a una drastica riduzione dei dispendi e un abbattimento veloce delle liste d’attesa”. Nel decalogo presentato anche alla Regione Lazio, “abbiamo proposto – ricorda Lazzarini – di consentire alle aziende un risparmio di oltre dieci milioni di euro all’anno per ciascuna, con la reinternalizzazione di servizi ora in gestione alle cooperative negli ospedali e la reinternalizzazione dell’assistenza domiciliare per le Asl. Oltre alla proposta – conclude – di rinegoziare a scadenza i contratti di locazione e sublocazione dei beni immobili di proprietà regionale. Alcuni dei quali, con una oculata operazione di compravendita, andrebbero a ripianare abbondantemente le casse dell’erario, visto che stiamo parlando di proprietà che valgono miliardi di euro: stabili, tenute e opere d’arte”.

  3. Diffida al Presidente Marrazzo a replicare in merito Ospedale San Giacomo ai sensi Trasparenza
    Ogg: La Fondazione San Giacomo di Campostela denuncia che la regione Lazio ,dal maggio 2009 ,vìola norme trasparenza rifiutandosi di rispondere in merito richiesta restituzione Ospedale San Giacomo
    >
    >In relazione a ricognizione proprietà Ospedale San Giacomo , presidio
    >reliquiario taumaturgico della mistica di San Giacomo Campostela, creato dal
    >Barbarossa che acquistò con i soldi della corona il presidio Mausoleo Augusto,
    >affidandolo in fidecommisso ai Colonna suoi vassalli, numerosi solleciti e
    >diffide al Presidente Regione Lazio, Marrazzzo, ai sensi leggi trasparenza,non
    >hanno rivcevuto, ad oggi alcun riscontro, nonostante denuncia alla Procura
    >della Repubblica, per violazione leggi trasparenza.Trattandosi di Bene
    >dinastico reliquiario taumaturgico, su di esso non sussiste uso capione, al
    >punto che la stessa chiesa, inficiò le pretese di possesso da parte dei
    >Salviati, nel 1816, ripristinando la fidecommisso dei Colonna.I discendenti
    >diretti del Cardinale Colonna, imparentatosi con la dinastia dei Principi
    >Aprile von Hohenstaufen Macedonio Puoti d’Avalos Colonna, non ritennero
    >chiederne la restituzione, stante la valenza taumaturgica del presidio che ,
    >nell’avita cappella , custodiva le bende di Cristo, ereditate della Principi
    >Aprile von Hohenstaufen Puoti Colonna, come dai pastorali dell’Ordine di San
    >Giacomo di Campostela e come dallo stemma dell’Ospedale dei Colonna che
    >mostravano le bende di Cristo ed i Monumenta Germaniae historica e dal
    >Kanthorowicz.Tutto cio’ premesso ,per espresso desiderio dei Principi Aprile
    >von Hohenstafen Veruli Saxe Coburgo Gotha Macedonio Puoti Colonna ,
    >pronipoti diretti del Barbarossa, l’ospedale dovra’ essere ripristinato e
    >restituito al patrocinio dei legittimi eredi .(Fondazione San Giacomo di
    >Campostela)

  4. che ne dite dopo quello che è successo……..era ricattabile anche allora ? forse si,quindi potrebbe anche essere stato una pressione/ricatto……..

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