Home ARTE E CULTURA Lo scultore Claudio Perri a colloquio con VignaClaraBlog

Lo scultore Claudio Perri a colloquio con VignaClaraBlog

claudio-perri-1.jpgAl Museo Crocetti (via Cassia 492) questo pomeriggio alle 18.00 verrà inaugurata la mostra antologica dedicata allo scultore Claudio Perri dal titolo “Viaggio nella scultura di Claudio Perri – Dalle maceromorfosi al liberintro” che resterà aperta sino al 30 Novembre (leggi vignaclarablog del 22.10 ). Abbiamo intervistato l’artista mentre dava gli ultimi ritocchi alla sua personale, allestita nella Sala polifunzionale del Museo.

Seduto su di uno scalino molto semplicemente e con estrema cordialità, come solo i grandi artisti sanno fare, Perri ci ha spiegato la propria visione della vita attraverso le sue opere.

Maestro Perri, anche Lei ci conferma che artisti si nasce? Certamente. Mi sono laureato in Scienze Politiche, ho fatto un bel percorso di vita attraverso varie esperienze lavorative, come per esempio apprendista scultore a Chartres (esperienza che mi ha cambiato la vita), e disegnatore di fumetti in Inghilterra. Anche stilista di moda negli anni cinquanta. Poi quando ho iniziato a maturare, verso la quarantina, ho sentito l’assoluta necessità di esprimermi. E sono nate le mie prime opere come i disegni con l’invenzione tecnica del cerchietto, come segno caratteristico, sicuramente un retaggio della mia precedente attività di disegnatore di fumetti. Le maceromorfosi, invece, sono nate dalla macerazione della carta di giornale. E’ un processo laborioso attraverso il quale elimino le parole, cioè il particolare. Penso al Sole Nero del 1977, una delle prime denuncie dell’azione dell’uomo che deturpa la natura stravolgendola. In quel periodo ancora non si parlava di ecologia ci viene da riflettere mentre Perri parla.

Vuole descriverci le Sue maggiori sculture esposte al Museo Crocetti? Mi viene in mente Travertino del 1994, ma soprattutto Marmo bianco di Carrara marmo-bianco-di-carrara.jpg(1998) che rappresenta il mio lavoro e dove il mio concetto base di tensione si esprime al meglio. Mi spiego: notiamo due piani che tendono a  svincolarsi l’uno dall’altro annullandosi nel Vuoto e nell’Assoluto. E’ la tensione nell’operare che mi interessa e che rappresenta la parte eroica dell’uomo, non importa il risultato finale. Per me la lavorazione della pietra, del travertino è fondamentale: la sua sedimentazione mi riporta ai ricordi della terra e dell’uomo. La mia è una fede laica, nel profondo di me stesso sono convinto che l’uomo possa operare per dare dignità alla propria giornata  per lasciare una testimonianza, piccola o grande che sia, utile a chi ci ricorderà.

Il Liberintro. Lei è l’unico artista capace di creare un’opera simile, ce ne parli. Scelgo un libro, tiro fuori alcune pagine che mi colpiscono in modo liberintro.jpgparticolare e creo una scultura, così colgo l’anima del libro. Considero i libri come dei reperti archeologici, tra alcuni anni non esisteranno più, quindi li faccio rileggere in maniera diversa, diventano opera d’arte. Ho inciso il Catalogo di Venanzo Crocetti e lo dono al Museo. L’Enciclodedia UTET, con la quale ho creato un’altra scultura, mi venne donata da una bibliotecaria.

Maestro Perri, in poche parole ci ricorda il Suo incontro con una personalità indimenticabile come quella di Giovanni Paolo II? Il giorno dell’elezione di Sua Santità nell’Ottobre del 1978, all’imbrunire, mi trovavo a Piazza San Pietro. Come il Santo Padre si affacciò dal balcone della Basilica venni colpito dall’espressione intensa del Papa: un misto di dolcezza e fermezza, la sua figura imponente riempiva tutto il balcone. Comprai immediatamente l’edizione straordinaria de L’Osservatore Romano dedicata alla Sua elezione. Tornato a casa iniziai a lavorare al ritratto. Il giorno della sua incoronazione mentre in televisione andava in onda la diretta io lavoravo all’opera sistemata li accanto. Il bassorilievo, 90 per 90 era terminato. Un prete polacco vide l’opera e disse che il Papa doveva assolutamente vederlo. Portai il ritratto fino dentro l’appartamento papale che conteneva ancora le tracce del passaggio di Papa Paolo VI. La sistemai con le luci e attesi. Giovanni Paolo II entrò nella stanza e come vide l’opera esclamò: ma questo è il più bel ritratto che mi sia stato fatto! Avevo saputo cogliere la sua immagine interiore. Lo stesso Pontefice infatti aggiunse “sono un duro ma con dolcezza!”.
Alessandra Stoppini

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