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Parcheggio del Pincio – stop definitivo alla costruzione

Il parcheggio del Pincio non si farà. Cala il sipario sul parking della vergogna, come definito da una mano ignota sulla palizzata del cantiere.

pincio.jpg“Abbiamo salvato il Pincio senza perdite, senza forzature e senza stravolgimenti, siamo in condizione di revocare la convenzione con l’Atac, lo farò io in qualità di commissario del governo, e risolvere il contratto senza alcun abuso”‘. E’ quanto ha chiarito Gianni Alemanno, presentando in tarda mattinata in Campidoglio, insieme al Ministro per i beni culturali Sandro Bondi, la memoria di giunta con la quale si blocca il progetto di realizzazione del progetto del Pincio.
In alternativa, la memoria di Giunta prevede la costruzione di un terzo piano nel parcheggio del Galoppatoio, con circa 700 posti auto in più. “L’ampliamento dello stesso – sottolinea il sindaco – offre la stessa capienza del progetto previsto per il Pincio, è realizzabile in tempi più brevi ed ha lo stesso effetto sui trasporti e lo stesso ritorno economico, senza alcun impatto ambientale e senza incidere su un contesto delicato come la terrazza del Valadier”. Il tutto, “senza danno economico” e “in sintonia” con le considerazioni fatte dagli esperti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Dopo un’estate travagliata che ha visto opposti fronti schierarsi, La Giunta Comunale ha così deciso di “risolvere la convenzione” con l’Atac per la costruzione del parcheggio sotterraneo del Pincio. L’Atac, dal suo canto, non approverà il progetto della ditta appaltatrice e recederà dal contratto senza che ci siano penali e costi erariali: nel capitolato d´appalto infatti è prevista una clausola di rescissione per giusta causa in presenza di eccezionali ritrovamenti. Oltretutto, iritrovamenti archeologici nell’area del Pincio imporrebbero una riduzione del 33 per cento della dimensione del parcheggio riducendone l’utilità pubblica. In tal senso, il 9 settembre il comitato tecnico-scientifico riunito dal ministero per i Beni Culturali per discutere della questione già aveva dato parere negativo sull’opera. La presenza di un complesso archeologico di età repubblicana e imperiale romana è di grande interesse – si legge nella relazione del comitato – per questo è necessario garantire i massimi livelli di tutela nell’esame di progetti di trasformazione dell’area.
A questo proposito Sandro Bondi, ministro ai Beni Culturali ha detto: “Mai più lavori a Roma senza una documentazione archeologica che eviti di trovarsi in situazioni simili, perdendo delle risorse finanziarie”.

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