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a Ponte Duca d’Aosta capita che il battello lo puoi attendere per ore

Una cronaca di Sandro Bari, presidente del Comitato per il Tevere, sull’affidabilità del servizio di “Battelli di Roma”.

ponte-duca-daosta.jpgDomenica 20 luglio, sotto l’arcata sulla riva destra del bellissimo Ponte Duca D’Aosta, progettato da Vincenzo Fasolo, un capannello di persone accaldate e insofferenti discute davanti alla “fermata” (il capolinea) del battello di navigazione fluviale. Lì sotto, sulla banchina, di fronte ad un galleggiante che dovrebbe assicurare l’imbarco, ma sembra non troppo curato, c’è anche una discesa per disabili, sotto alla quale la vegetazione inselvatichita non assicura tranquillità da incontri spiacevoli. Il complesso sembra abbandonato, ma dal primo livelli della gradonata dove mi trovo, sudati corridori di passaggio sulla pista ciclabile mi assicurano che lì, ogni tanto, hanno visto partire e sostare il battello. Altri curiosi nel frattempo si aggiungono e qualcuno sostiene che il battello spesso salta le corse e le fermate, arriva quando vuole e non rispetta gli orari.

Penso come al solito alle malelingue e ai cittadini sempre scontenti del servizio pubblico. Poi ricordo, però, che anche a me successe due anni fa di prenotare il battello per una gita scolastica che dovevo accompagnare: una sessantina di alunni, metà dei quali venivano appositamente da un paese del Viterbese coi loro insegnanti e si erano alzati all’alba per fare questa gita. Il battello, solo dopo una serie infinita e inutile di telefonate e dopo che ebbi chiesto l’intervento dei Carabinieri, arrivò alle undici, lasciando sessanta ragazzini in attesa insofferente senza un bagno sulla banchina.

Mi guardo intorno e vedo un cartello con gli orari del battello: partenza alle 12.55 da ponte Duca d’Aosta. Sono le 12,55 ma il battello non c’è. Beh, un po’ di ritardo a Roma è cronico, no?
Scendo per sentire gli umori, e sento dire dalle persone in attesa che sono lì da due ore e non si è visto nessuno. Allora prendo l’iniziativa e chiamo col cellulare il numero scritto sul tabellone dei “Battelli di Roma“: 0697745414. Risponde una voce registrata che comunica l’orario di apertura degli uffici, naturalmente feriale. Alle 12,56 chiamo lo 060606, servizio comunale, e un operatore mi fornisce un altro numero: 066789361. Alle 12,58 chiamo e mi risponde una voce femminile che mi comunica, molto dispiaciuta, che l’orario non è quello scritto sul tabellone…. quello non è aggiornato !
Alle mie rimostranze, mi dice di non trovarsi “al molo” dove si trova la direzione: può dirmi soltanto che il battello “dovrebbe essere partito” da lì alle undici, e che il prossimo arriverà, si fermerà per la sosta pomeridiana, e partirà dopo le sedici. Alle mie proteste si dichiara impotente e mi fornisce il numero della direzione, che si trova a Ponte Sant’Angelo: 0668301585.
Chiamo: sempre occupato. Proviamo tutti per mezz’ora, poi decidiamo di andarcene.

I signori in attesa, e tra loro c’è un disabile, erano venuti appositamente da un albergo di Monte Mario. Tra i curiosi che si fermano, a piedi o in bici, sulla ciclabile, qualcuno dice che succede spesso di vedere gente imbufalita a quel capolinea, dove non ci sono bagni né un bar né ombra. Mi dicono che un giorno, dal galleggiante vicino (il Barcone) qualcuno venne con un paio di bottiglie d’acqua per soccorrere signori in attesa da ore di un battello che non arrivava. Mi raccontano storie di un malfunzionamento congenito e di speculazioni sulle sovvenzioni comunali.

Poiché non credo alle storie se non le verifico, su questo mi riservo di dare ulteriori notizie dopo gli opportuni accertamenti. Sono abituato alle indagini… scomode.
Sandro Bari

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