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A proposito di Rom e di Ara Pacis

sandro-bari.jpgSandro Bari, presidente del “Comitato per il Tevere” e dell’Associazione “Roma Tiberina”, nonché ascoltato opinionista e studioso dei fatti e misfatti di Roma, legge sornionamente i commenti ed i dibattiti in corso sul nostro blog, riflette, pondera e poi interviene. Ma quando lo fa lo fa a modo suo, schietto e senza tanti peli sulla lingua. Come in questo caso, in cui interviene sui temi “Rom” ed “Ara Pacis” ultimamente molto dibattuti sulle nostre pagine. Ci dice infatti  Sandro Bari:  ” Leggo in alcuni commenti, dietro la correttezza di questo Blog ben moderato da Claudio e Fabrizio, livori mai sopiti, rivendicazioni, insulti velati dietro auguri e manifestazioni di stima. A qualcuno dà fastidio perfino chi fa mostra di cultura…..

Io trovo apprezzabile chi cita correttamente i classici, dimostrando di aver frequentato con successo scuole che qualche nostro amministratore o governante ha visto solo da lontano. C’è invece chi, in polemica con chi si trova su altro fronte politico, lo attacca su questioni morali o addirittura su canoni estetici e dottrine architettoniche: non qualificandosi, ignoriamo se sia guidato dall’esperienza professionale (forse è architetto o urbanista, oppure storico o sociologo) o semplicemente dall’ideologia (cosa fatta dal sindaco che ho votato, va bene comunque). Poiché si tratta di materie alle quali mi dedico da anni, non posso esimermi dall’intervenire, sperando solo di non alimentare ulteriori polemiche.

sgombero-tordiquinto.jpgCominciamo col “conoscere i rom” dove mi sento parte in causa, forse perché, come molti sanno, da anni documento le vicessitudini del Tevere e delle sue sponde con rilevamenti, foto e filmati (v. articolo sul Tempo del 22 febbraio 08 in Cronaca di Roma: Tevere ostaggio del degrado) e perché seguo attentamente gli insediamenti abusivi, le discariche, le attività collegate, viaggiando sul Fiume con la Protezione Civile. Ma forse perché sono un garantista e un innocentista, perché sono un sostenitore della conservazione delle culture locali, perché sono uno studioso delle tradizioni popolari, e per questo ho sempre difeso “gli zingari”, che consideravo romanticamente un popolo libero. Forse anche perché – ma questo è solo un dettaglio – fino ad oggi la mia casa è stata svaligiata 11 (undici) volte: si sa chi sono, mai potuti prendere. E poi, mi hanno detto, meglio non prenderli: sono un gruppo di etnia particolare, molto pericolosa e vendicativa… Avevo ben poco da rubare, ma mi hanno forzato porte, finestre, cancelli, inferriate… Forse per questo mi sono un po’ stancato del fatto che la mia vita sia in balìa di gente senza regole. Regole alle quali io DEVO invece sottostare. La “pulizia con le ruspe” è stata un atto ordinato dal sindaco, non dai “fascisti”, e solo dopo la tragedia che sappiamo. Tragedia annunciata da anni di segnalazioni e di documentazioni inviate a lui e al suo “gabinetto per il decoro urbano”, senza mai risposta. Gli insediamenti di clandestini sono tornati dal giorno dopo. Non solo, ma le montagne di pattume  radunato con le ruspe sono state lasciate sul posto, ben visibili per 15 Km di sponde, da Ponte Duca d’Aosta fino a Castel Giubileo in riva destra e sinistra. Comunque, basta scendere sulle banchine sotto il Foro Italico, Ponte Milvio, o Ponte Flaminio per vedere i “villaggi nei canneti”. Chi finge di non saperlo è in malafede, e non ne capisco la ragione. Cui prodest ? Fatti evidenti come la morte o la violenza non possono essere strumentalizzati. È strumentale, invece, il rifiuto di vedere: è questo che non fa onore.

ara-pacis.jpgE veniamo ora all’Ara Pacis: basterebbe appellarsi al buon senso e buon gusto, che anche se soggettivi, hanno sempre una misura. Non posso pensare che non si provi vergogna nel vedere mercificato il monumento ritenuto tra i più sacri al mondo, ridotto ad una mostra di manichini rivestiti da un sarto alla moda, tra lo sbigottimento dei turisti, certo più colti di molti romani. Che non ci si senta offesi dalla enormità estranea della “pompa di benzina” e dal muro provocatorio che insulta le facciate di san Rocco e san Girolamo. Che non si sia recepita la sollevazione internazionale della cultura (avulsa da qualunque colore politico) contro tale scempio, che ha reso impossibile la ristrutturazione logica della piazza e del Mausoleo. Si è trattato di una speculazione insensata, e basta consultare al proposito alcune pubblicazioni, tecniche e non politiche. Cito ad esempio “Contro-progetti Ara Pacis, Alinea, Firenze 2002”, “Proposte per la sistemazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma, Prospettive, Roma 2003”, oppure le relazioni dei maggiori architetti del mondo, leggibili facilmente su Internet, oppure il Blog del Prof. Giorgio Muratore, Ordinario di Storia d’Arte e Architettura Contemporanea a Valle Giulia, che raccoglie commenti internazionali… Serve a conoscere la storia del luogo e dei monumenti contro i quali si è consumato uno dei più gravi misfatti architettonici e urbanistici. Serve a capire i retroscena e le manovre che hanno portato ad adottare un progetto senza concorso, con una protervia inusitata. Chi difende l’opera, e vi svolge conferenze, fa parte dello staff che l’ha imposta, e deve ob torto collo approvarla per ragioni di carriera e di convenienza politica.

Ma credo inutile la forza della ragione contro quella dell’ideologia, quando leggo frasi come “la polvere barocca, i romani non educati al contemporaneo, la teca del Morpurgo come un fortino impediva la vista del monumento… e il paradigma storico… i manifesti di Alemanno (?)…”  Chiariamo però, una volta per tutte, che coloro che hanno denunciato e lottato contro la mercificazione dei beni culturali romani degli ultimi anni (“il sacco di Roma” da parte dei “costruttori” d’accordo coi politici) sono cittadini, politici, intellettuali, tecnici, associazioni culturali e ambientali in maggior parte apertamente e chiaramente di sinistra. Eppure non ne parlano il Messaggero o il Tempo – ordini di scuderia, sapete di chi sono – e non ne parlano il Corriere e la Repubblica – e sapete da chi dipendono.”

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