Home ATTUALITÀ Formello, officina cerca meccanico: “È così difficile trovarlo?”

Formello, officina cerca meccanico: “È così difficile trovarlo?”

meccanico auto epoca
immagine di repertorio
Galvanica Bruni

Non è solo una riflessione sul lavoro che manca. È anche un appello concreto. A Formello, un’azienda specializzata nel mondo delle auto d’epoca cerca un meccanico da inserire nel proprio team. Una figura non impossibile, almeno sulla carta: conoscenza della meccanica di base, passione, voglia di imparare. Eppure, trovarla sta diventando sempre più difficile.

A scrivere alla nostra redazione è Brigida Iacullo, titolare della Giolitti Auto d’Epoca srl, realtà con sede in via degli Olmetti, specializzata nella vendita di ricambi per vetture storiche italiane prodotte tra gli anni ’30 e gli anni ’90.

Un’azienda che non si limita al commercio, ma che ha costruito nel tempo anche un’officina interna dedicata al restauro e al ripristino integrale — meccanico e di carrozzeria — di auto che sono veri e propri pezzi di storia. Ed è proprio in questa officina che oggi si apre una porta.

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La ricerca è chiara: un meccanico da inserire con contratto full-time. Non serve essere un veterano del settore o un restauratore esperto. Serve piuttosto una base di meccanica e, soprattutto, ciò che spesso non si trova: umiltà, motivazione e passione per le auto d’epoca. Perché, come scrive la stessa titolare, “il nostro non è un lavoro di pressione ma soprattutto un lavoro da artigiano”.

Chi fosse interessato può contattare direttamente l’azienda al numero 06 4467303.

Fin qui la notizia

Ma dietro questa ricerca c’è qualcosa di più. C’è una domanda che sempre più spesso rimbalza tra aziende, artigiani, officine: possibile che sia diventato così difficile trovare qualcuno disposto a imparare un mestiere?

La sensazione, diffusa, è che il lavoro manuale — quello fatto di competenze tecniche, pazienza, esperienza costruita giorno dopo giorno — sia uscito dal radar di intere generazioni. Per anni si è raccontato ai ragazzi che il futuro fosse altrove, lontano dalle officine, dalle mani sporche, dalla lentezza necessaria per imparare davvero.

E così oggi accade questo: le aziende cercano, ma non trovano. E quando trovano, spesso manca proprio ciò che non si insegna nei manuali.

Ma sarebbe troppo semplice fermarsi qui. Perché anche il mondo del lavoro è cambiato. Chi si affaccia oggi a un mestiere si chiede quali prospettive abbia, quale crescita possa aspettarsi, quale riconoscimento ci sia nel tempo.

E se il valore dell’artigianato non viene raccontato e sostenuto, diventa difficile competere con percorsi percepiti come più rapidi o meno impegnativi.

Il caso della Giolitti Auto d’Epoca, in fondo, è emblematico. Non è una semplice officina: è un luogo dove si recupera storia, dove si rimettono in vita vetture che hanno attraversato decenni. È cultura tecnica, memoria, identità. È quel “saper fare” italiano di cui tanto si parla e che tutti dicono di voler difendere.

Eppure, proprio lì, dove il lavoro ha ancora un senso pieno, si fatica a trovare chi abbia voglia di entrarci davvero.

Allora forse la domanda giusta non è solo se sia difficile trovare manodopera. Ma se siamo ancora capaci, come sistema — scuola, imprese, territorio — di trasmettere il valore di questi mestieri. Perché se la risposta è no, il problema non è solo di Brigida Iacullo. È di tutti.

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