
In queste ore c’è un punto su via Cassia, all’altezza del civico 551, dove l’asfalto non è più strada ma trappola. Non è una buca, non è un cedimento improvviso. È peggio.
È un rattoppo lasciato lì, grossolano, irregolare, rialzato, come se qualcuno avesse finito il lavoro a metà — o peggio, senza alcuna attenzione per chi quella strada la percorre ogni giorno. E qui non stiamo parlando di estetica urbana. Stiamo parlando di sicurezza. Di vite.
Perché chi si muove su due ruote — moto, scooter, biciclette — su quel gradino d’asfalto rischia seriamente di perdere il controllo. Basta poco. Troppo poco per andar giù e sbattere la testa.
E allora la domanda è inevitabile: chi ha fatto questo lavoro? E soprattutto: chi ha ritenuto accettabile lasciarlo così? E perché non è stato posizionato nemmeno un segnale di pericolo per indicare il dosso?
Pare che l’intervento sia stato eseguito da una ditta per conto di Acea. Se così fosse, siamo davanti a un problema che va ben oltre il singolo rattoppo.
Perché una ditta che opera su strada pubblica e lascia un ostacolo del genere non può limitarsi a “finire nel dimenticatoio” della burocrazia. Non può continuare a lavorare come se nulla fosse. Deve essere invece diffidata e poi bandita. Sulle strade romane non deve lavorare più.
Chi crea un pericolo deve risponderne. E chi affida i lavori deve controllare.
La memoria, purtroppo, qui a Roma è corta. Ma non dovrebbe esserlo. Perché il pensiero corre ogni volta inevitabilmente a Corso Francia, aprile 2022. Il dramma che è costato la vita a Leonardo Lamma, dopo una sbandata su un rattoppo stradale. Una tragedia che aveva acceso i riflettori, indignato, fatto promettere attenzione, controlli, cambi di passo.
E invece siamo ancora qui. Ancora a raccontare lavori fatti male. Ancora a segnalare situazioni pericolose. Ancora a sperare che qualcuno intervenga prima che accada l’irreparabile.
È inaccettabile. Non servono parole di circostanza, non servono scaricabarile tra uffici e competenze. Serve un intervento immediato. Quel rattoppo deve essere eliminato subito, messo in sicurezza, rifatto come si deve.
E serve che il Municipio XV e/o il SIMU intervengano senza esitazioni e poi si rivalgano su Acea, se confermata come stazione appaltante. Perché non è pensabile che il costo dell’inefficienza ricada, come sempre, sui cittadini.
Qui non si tratta di manutenzione. Qui si tratta di prevenire un incidente. Forse una tragedia. E aspettare, in questi casi, è già una colpa.
Claudio Cafasso
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