
Dopo anni di studi preliminari, incontri con il Comune e confronti tecnici con progettisti e istituzioni, la Lazio ha ufficialmente presentato il progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio.
Il progetto, illustrato dal presidente Claudio Lotito e dal team di progettazione, punta a restituire alla città uno stadio moderno ma rispettoso della struttura originaria progettata da Pier Luigi Nervi, con l’obiettivo dichiarato di arrivare pronti al 2032, anno degli Europei di calcio che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia.
Secondo quanto emerso durante la presentazione, l’intervento prevede un investimento complessivo di circa 480 milioni di euro e il recupero integrale dell’impianto esistente, con la struttura storica lasciata visibile e protetta da una nuova costruzione esterna indipendente.
Lotito: “Una vicenda che interessa tutta Roma”
«La razionalizzazione dello Stadio Flaminio non riguarda soltanto la Lazio, ma riguarda Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità. È un atto di responsabilità e di visione mettere Roma e il Flaminio nelle condizioni di poter partecipare a un grande evento internazionale, qualora i requisiti tecnici e istituzionali lo consentano».
Così, in sitesi, ha dichiarato Claudio Lotito sostenendo: «Siamo consapevoli che il percorso di assegnazione delle sedi sarà competitivo e che nella nostra città sono previste più candidature. Proprio per questo vogliamo affrontare il tema con metodo, trasparenza e programmazione. Il Flaminio nacque per le Olimpiadi del 1960. Oggi può ambire, con equilibrio e serietà, a tornare nel circuito dei grandi eventi europei».
Uno stadio da oltre 50 mila posti
Il progetto prevede una capienza superiore ai 50 mila spettatori, con interventi di restauro e adeguamento funzionale nel rispetto della struttura originaria.
Accanto allo stadio, il piano comprende spazi commerciali, aree verdi, servizi per il quartiere e strutture sportive, con l’idea di trasformare l’impianto in una struttura attiva tutti i giorni e non solo durante le partite.
È previsto anche il recupero di alcune funzioni storiche dell’impianto, come le palestre e la piscina, in un’ottica di utilizzo continuativo e non esclusivamente sportivo-professionistico.
Il vero nodo: traffico e impatto su Roma nord
Il capitolo più delicato riguarda la mobilità, tema che interessa direttamente il quadrante di Roma nord e, in particolare, l’asse Ponte Milvio–Tor di Quinto–Flaminio.
Ogni grande evento allo stadio, in passato, ha sempre avuto ripercussioni immediate su corso Francia, via Flaminia, viale Tor di Quinto e sull’area di Ponte Milvio, con congestionamenti e difficoltà per i residenti.
Il progetto della Lazio prevede la realizzazione di grandi aree di parcheggio a Tor di Quinto, in prossimità della caserma Salvo D’Acquisto, dove dovrebbero sostare pullman dei tifosi e auto private. Da qui, lo stadio sarebbe raggiungibile in circa sei minuti con navette dedicate oppure in circa venticinque minuti a piedi.
L’obiettivo dichiarato è quello di delocalizzare i flussi veicolari, riducendo l’ingresso diretto delle auto nel quartiere Flaminio e limitando l’impatto del traffico nelle strade residenziali attorno allo stadio.
Una soluzione che, se da un lato alleggerirebbe l’area immediatamente circostante l’impianto, dall’altro concentrerebbe una parte consistente dei flussi proprio nella zona di Tor di Quinto e quindi nel sistema viario che ruota attorno a Ponte Milvio, con possibili ricadute su corso Francia, via Flaminia e sulle strade di accesso ai quartieri di Roma nord.
Trasporto pubblico e Metro C
Sul fronte dei collegamenti, il progetto prevede il potenziamento del trasporto pubblico e l’integrazione con sistemi su ferro e su gomma.
Tra le ipotesi inserite nel piano c’è anche l’arrivo della Metro C fino alla Farnesina, con una fermata nelle vicinanze dello stadio. L’obiettivo dichiarato è far coincidere il completamento del collegamento metropolitano con l’inaugurazione dell’impianto nel 2032.
Si parla inoltre di percorsi pedonali e ciclabili tra le aree di parcheggio, lo stadio e i nodi del trasporto pubblico, con l’intenzione di ridurre l’uso dell’auto privata nei giorni di evento.
Verde e riduzione del rumore
Sul piano ambientale, il progetto prevede una cintura verde attorno allo stadio, nuove alberature e pavimentazioni in grado di contribuire alla riduzione degli agenti inquinanti.
Sono inoltre previste soluzioni tecnologiche per contenere l’impatto acustico sugli edifici circostanti, tema particolarmente sensibile per i residenti del quartiere.
Gli Europei 2032 nel mirino
La Lazio ha già formalizzato una manifestazione di interesse affinché lo Stadio Flaminio possa essere valutato tra le possibili sedi ospitanti di Euro 2032.
L’idea è quella di riportare l’impianto, costruito per le Olimpiadi del 1960, nel circuito dei grandi eventi internazionali, dopo anni di abbandono e progetti mai concretizzati.
Il percorso degli ultimi anni
Quello presentato oggi è l’approdo di un percorso iniziato da tempo. Negli ultimi anni la Lazio ha più volte manifestato al Comune l’interesse a riqualificare lo Stadio Flaminio, avviando studi di fattibilità, confronti con i tecnici del Campidoglio e verifiche sulla compatibilità urbanistica e architettonica dell’intervento.
Il progetto ha dovuto confrontarsi con i vincoli legati all’opera di Pier Luigi Nervi, con la necessità di un restauro conservativo e con il tema, sempre centrale, della mobilità e dell’impatto sul quadrante urbano.
Nel frattempo, sul Flaminio si sono susseguite diverse ipotesi di recupero, nessuna delle quali arrivata alla fase esecutiva. L’iniziativa della Lazio è l’ultima, e per ora la più strutturata, tra quelle messe sul tavolo.
Adesso il progetto entra nella fase di valutazione da parte dell’amministrazione capitolina, con un percorso autorizzativo che si preannuncia complesso e che dovrà passare attraverso verifiche urbanistiche, ambientali e trasportistiche, oltre al confronto con i territori interessati.
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Proprio adesso che vogliono cacciare Lotito da presidente, esce questa roba?!?!!……x allocchi
A me sembra strano che si possano organizzare manifestazioni in centro con migliaia di spettatori. Già è difficile per i residenti quando ci sono partite allo stadio Olimpico che intorno ha grandi spazi, figuriamoci (ad esempio) un derby allo stadio Flaminio con le abitazioni a poche decine di metri. A mio modestissimo parere lo studio di fattibilità e l’impatto sul traffico nella zona di Roma nord è stato fatto non valutando appieno la situazione. Gli stadi andrebbero creati lontani dai centri abitati.
Gli stadi andrebbero fatti fuori del raccordo anulare.
Vedere lo stadio Flaminio nell’attuale stato di decadenza fa male, vedere il progetto proposto da Lotito fa peggio. Possibile che non vi sia una terza alternativa?
https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/stadio-flaminio-no-a-interesse-pubblico-per-progetto-roma-nuoto.page
“Da grande stadio d’interesse nazionale, il Flaminio sarebbe stato trasformato in “un impianto polifunzionale” con una “pluridisciplinarità delle attività sportive previste, le quali, peraltro non arricchiscono l’offerta sportiva del quadrante territoriale di riferimento”, uno dei più forniti di Roma in termini di strutture e servizi per lo sport: una preziosa eredità delle Olimpiadi del 1960”
Lo stadio Flaminio l’ho frequentato da sportivo da ragazzino e da allenatore dieci anni dopo e sotto sono presenti:
* una piscina da 25 metri
* una palestra di scherma
* una palestra di atletica pesante
* …
Più di 50 anni fa era un vero impianto moderno, multidisciplinare, poco utilizzato per il calcio (ci giocava la Lodigiani, ogni tanto ci faceva qualche amichevole la Roma e noi ragazzini ad arrampicarci e guardare dai finestroni della struttura sottostante che erano ad altezza prato di gioco).
Tutto in malora. Ma forse anche questo è un obiettivo: aspettare che il tempo faccia il suo corso senza fretta e quando cadrà a pezzi l’unica soluzione saranno le ruspe per spianare tutto, acquistare per quattro spicci e tirar su di tutto.
Come se nel momento in cui diventasse lo stadio di una squadra di calcio non ci sarebbero negozi e simili, come se l’obiettivo non fosse quello di qualsiasi palazzinaro, pardon costruttore immobiliare, di questa città (non è una questione di Lotito o della Lazio: chiunque fosse coinvolto la solfa sarebbe esattamente la stessa. Oggi ce ne è uno, domani ce ne sarà un altro, non che manchino. Come non è una questione di questa o di quell’altra amministrazione di un diverso colore: il destino di quella struttura sarebbe lo stesso. Nessuna personalizzazione, solo la constatazione amara di come vanno le cose).
Per tornare alla domanda di cui sopra: temo di no. A me personalmente era chiaro da subito che l’evoluzione possibile fosse solo una e che qualsiasi proposta alternativa sarebbe stata bocciata con un cavillo o un altro, in attesa che il tempo e l’incuria facessero il loro corso. BTW nella precedente tornata il progetto presentato dalla Lazio non fu neanche ammesso perché carente su tutti i requisiti. Si è dovuto bocciare il progetto presentato che soddisfaceva i requisiti del bando per poter riaprire le danze.
Trasformare lo stadio Flaminio nello stadio della Lazio è una pura follia.
Invito tutti coloro che sono favorevoli a verificare cosa succede, in nome del Dio Pallone, quando ci sono partite importanti allo stadio Olimpico.
Auto parcheggiate in ogni dove, sulle striscie pedonali, in mezzo alla carreggiata, in curva, sui giardinetti, al posto dei cassonetti ecc. ecc.
Premesso quanto sopra risulta che l’opera è vincolata alla Fondazione NERVI per cui non può e non deve essere stravolta con “cappelli d’acciaio” che svilirebbero il manufatto.
Un grande personaggio disse. …pensare male è peccato, ma avolte ci si indovina.
Che sia un’incuria voluta da qualcuno ? Che lo stadio debba fare la vine del Velodromo di Ponte Marconi ? Vincolato alla fondazione Nervi ma demolito …..
Se siamo veramente in democrazia perchè il sindaco non indice un referendum tra i residenti dei quartieri interessati ?
Ma forse il Popolo Sovrano, oggi, non conta più un c….