
Il progetto di un parcheggio multipiano previsto a Corso Francia su un’area verde privata all’altezza del civico 203 è in dirittura d’arrivo.
Un risultato per cui, forse, tanti esulteranno ma che tuttavia riapre interrogativi sul prezzo ambientale e urbanistico di un’opera collocata in una delle zone più dense, e anche fragile, di Roma Nord. Non sempre ciò che avanza è necessariamente un passo avanti.
Di cosa si tratta
Fino a ora se ne era saputo poco ma nell’ambito del piano dei parcheggi urbani del Comune di Roma è presente un progetto denominato PUP B1.1-103 corrispondente a un parcheggio multipiano da realizzare nell’area soprastante Corso Francia 203, un’area verde sul pendio che da via Arrivabene scende giù ripido sino a corso Francia, con un dislivello di circa 20 metri.
Nei giorni scorsi, organizzata dal dipartimento capitolino alla mobilità, si è tenuta la conferenza di servizi decisoria alla presenza dei rappresentanti di tutti gli uffici comunali e degli enti esterni interessati e l’esito, a quanto si apprende, è stato favorevole con richiesta di integrazioni (step tipico prima degli atti conclusivi).
Privato a uso pubblico
Il parcheggio dovrebbe essere di undici piani – due interrati e nove in elevazione -, sarà privato a uso pubblico e situato in un’area incolta tra via Giovanni Arrivabene e Corso Francia, con accessi storicamente previsti da entrambe le vie.
Fu inserito per la prima volta in una delibera della Giunta capitolina del 6 agosto del 1999; poi, nel febbraio del 2000, Comune di Roma e la società proponente stipularono la convenzione per la costruzione e la sua gestione.
A normare il numero dei posti ci pensò poi il Commissario straordinario del 2008 aggiornando il piano dei parcheggi urbani del Comune di Roma e prevedendo in via indicativa per il progetto di Corso Francia 435 posti auto complessivi di cui 131 pubblici (cioè con pagamento della sosta con tariffa oraria) e 304 privati. Questo accadeva nel 2008, ad oggi non è dato sapere se questi numeri sono confermati.
Come detto, in questi giorni l’amministrazione capitolina ha chiuso la fase istruttoria della conferenza di servizi decisoria, con un esito preliminare favorevole. Restano ora da definire gli atti, come la determinazione finale e le prescrizioni tecniche specifiche (accessi, mitigazioni ambientali, quota di posti pubblici).
Rilevante ma discutibile
Il futuro parcheggio, in una zona che già sconta tensioni sugli spazi di sosta, sarà un’aggiunta rilevante ma anche discutibile.
Rilevante perché a regime il parking potrà dare sollievo alla necessità di posti auto su una direttrice trafficata come Corso Francia, sempre che la quota di posti pubblici sia significativa.
Discutibile perché le criticità tecniche non sono da poco: l’area presenta condizioni di rilievo che richiederebbero uno sbancamento di oltre 40.000 metri cubi con successive opere di consolidamento, drenaggio e opere di sostegno lato via Arrivabene visto che il terreno della collina è di tipo argilloso e friabile.
Senza dimenticare tagli di alberi e fauna presente. E ancora non si conoscono le prescrizioni ambientali e geotecniche degli enti coinvolti (Soprintendenza, Vigili del Fuoco, Areti, dipartimenti capitolini e Regione Lazio).
Ma quel che appare ancor più discutibile è la cementificazione, il consumo di suolo che questa opera comporterà con relativo azzeramento di un’area verde. Spontanea sì, ma verde.
Consumo di suolo
A Roma il consumo di suolo resta una questione aperta. E, purtroppo, in costante peggioramento. Secondo i più recenti dati diffusi da ISPRA nel 2024, la Capitale ha ormai raggiunto il 13,18% di suolo consumato, pari a oltre 70mila ettari.
Un dato che tradotto in termini concreti significa una progressiva riduzione delle aree verdi e, con esse, dei benefici ambientali e sociali che garantiscono. Il verde urbano, infatti, non è solo una componente estetica: contribuisce al benessere psicofisico dei cittadini e svolge un ruolo essenziale nel mitigare le temperature.
A peggiorare il quadro c’è un altro elemento: la maggior parte delle superfici urbanizzate è oggi impermeabilizzata da asfalto e calcestruzzo, con conseguenze dirette sul rischio idrogeologico e sulla capacità della città di assorbire l’acqua piovana.
Ed è in questo contesto che si inserisce l’opera di cui stiamo parlando. Senza che questi dati abbiano valore ufficiale, la nostra stima approssimativa evidenzia che la realizzazione di questo parcheggio comporterebbe la trasformazione di circa 2.000-2.500 metri quadrati di terreno naturale, di cui oltre 1.800 metri quadrati attualmente verdi o semi-boschivi.
In altre parole, un quarto di ettaro che oggi ospita vegetazione spontanea, piccoli alberi e terreno permeabile, è destinato a lasciare il suo posto a cemento, rampe di accesso e strutture di servizio.
Un sacrificio che può sembrare piccolo sulla carta, ma che in una città dove il suolo libero è sempre più raro assume un peso significativo e lascia aperta una domanda che vale più di ogni cifra: dietro i numeri e le carte, quanta città siamo ancora disposti a sacrificare in nome della mobilità?
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Il quartiere scoppia di auto parcheggiate ovunque, i parcheggi sono indispensabili per la vivibilità dei cittadini, finalmente si provvede… dopo 25 anni !!!!!
“i parcheggi sono indispensabili per la vivibilità dei cittadini” egregia Monica ? il verde invece no, ho ben capito ? Mi chiedo se veramente si possa arrivare a ragionare così , sudditi consapevoli e adoranti della dea automobile.
Stia bene.
L’automobile sarà pure una “dea adorata”, purtroppo il trasporto pubblico è un “demone” che impone sacrifici (quasi) umani…
quello non è vere ma una montagnola di rifiuti coperti da erbacce! servono alberature e marciapiedi a corso francia ed i parcheggi sono essenziali!
Quel pezzo di verde assorbe tutta la c… dello smog .. per non parlare del fatto che è pieno di fauna e che a via arrivabene spesso si creano voragini il terreno è friabile e vi pare normale levare verde e collina mettendo tiranti al palazzo per chi abita sopra ? Oltre il deprezzamento delle case la pericolosità quando poco più giù c è parcheggio a via riano e a vigna stelluti sempre vuoti?? Pochi polinomi verdi restano e che assorbono smog fin orso Francia e volete speculare per fare parcheggio di undici piani ? Forse voi non abitate sopra la collina per capire la mostruosità di ciò che vogliono fare palazzo in pericolo fauna deturpata fate …
è una montagnetta franata fatta di rifiuti e pure amianto coperti da erba . nonci sono veri alberi e nonassorbe niente ! servono alberi . svegliati ! il parcheggio serve . sei nociva per tutta la comunità
Proprio questa mattina, durante la giornata conclusiva di un Convegno per i 70 anni di Italia Nostra, presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura ho seguito una Tavola Rotonda dal titolo “La tutela del patrimonio naturale: quali prospettive?”.
Erano presenti relatori di assoluto prestigio e competenza sui temi degli ecosistemi, della biodiversità, della gestione delle risorse.
Tra questi, il Responsabile dell’Area monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione presso l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, coordinatore della rete di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA).
Con la precisione che lo contraddistingue, ha “sciorinato” dati oggettivi e terrificanti.
Terrificanti almeno per chi ancora vuole testardemente non darsi per vinto da questo suicidario modello di sviluppo che contrabbanda per “progresso” la dittatura della finanza (e della politica al seguito) che blinda gli interessi di pochi a danno dei molti.
Dal rapporto dell’ISPRA, secondo questi dati (certificati poiché assunti in ottemperanza alle direttive e ai protocolli europei), nel 2024 in Italia si è registrata la perdita per trasformazione del territorio in aree artificiali (definitiva per molte generazioni) di ulteriori 83,7 km quadrati (km2) di suolo naturale (naturale come quello dell’area di cui parliamo), pari ad una media di 230.000 metri quadrati (mq) al giorno, circa 2,7 mq al SECONDO.
Per avere una visualizzazione spaziale come dire 2.300 appartamenti di media grandezza (100 mq) ogni giorno della settimana.
Il valore più alto degli ultimi dodici anni.
Considerando, inoltre, come la relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto, viceversa si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente.
Oggi, le infrastrutture, gli edifici e le altre coperture artificiali occupano più di 21.500 km2, il 7,17% del territorio italiano. In Europa la media è del 4,4%.
Sono questi i nostri primati.
Sempre nel contesto del Convegno sopra citato, ho contribuito alla stesura del documento conclusivo di un gruppo di lavoro sulla cosiddetta “rigenerazione urbana”, termini che, insieme a quelli logorati di “sostenibilità” e “semplificazione”, vengono spavaldamente utilizzati dai nostri politici per il conseguimento di ben altri fini a vantaggio di ben altri interessi.
Così moltiplicando il consumo di suolo, la cementificazione, il divario sociale, la distruzione dell’ambiente e del paesaggio, servendosi inoltre di un apparato di strumenti killer come compensazioni e premialità, nel paranoico asservimento all’imperativo della “crescita infinita” (di pochi eletti) contrabbandato come progresso (per i molti turlupinati).
Ma, lasciando la trattazione scientifica del tema ambientale con i suoi terrificanti dati, così come anche quella economico-sociale che, pure, meriterebbe appropriata attenzione, ma anche i temi propri dell’urbanistica e della pianificazione, desidero qui limitarmi a richiamare all’attenzione e sottolineare unicamente la valenza “politica” che da questo devastante quadro deriva.
In questo senso, come sappiamo, Milano è senz’altro un “caso di scuola”.
Ma Roma segue con la speranza dell’allievo che vuole superare il maestro (il milanese Manfredi Catella, fondatore e CEO del Gruppo Immobiliare COIMA, è in pool-position per l’affare ex-caserme di via Guido Reni del quale si occupa Casse Depositi e Prestiti…..altrettanto numerose iniziative pronte a partire sia nel Centro Storico sia nelle periferie della città).
Banalmente, mi limito a chiedere: ma non sarà necessario un cambiamento di paradigma?
Ritengo che la questione, al suo centro più profondo e vero, sia squisitamente culturale.
Credo che con questo continuo ritrovarci ad essere trattati un po’ come sudditi, un po’ come consumatori da guidare al pari di un gregge di pecore, abbiamo – quasi totalmente – smarrito la consapevolezza di essere cittadini.
Addirittura (finchè regge) cittadini elettori……dal Parlamento ai Municipi…..
Se vi pare poco.
Paolo Salonia
Portavoce Comitato Abitare Ponte Milvio
Post Scriptum: “…Il parcheggio…….sarà privato a uso pubblico…..”. Infrastrutturazione rilevante per Corso Francia…..”…sempre che la quota di posti pubblici sia significativa…”.
Semplicemente qui casca l’asino!
Come sempre Lei ha ragione da vendere con le sue puntuali e accurate spiegazioni. Fermiamo il cemento,aumentiamo il verde e camminiamo di più
Da alcuni commenti vedo che molti preferiscono auto in tripla fila o parcheggiate agli incroci e sui marciapiedi . O si inibisce o limita l’uso dell’auto o si devono creare i parcheggi e non pensiamo che i vigili possano aiutarci .
Concordo con Paolo Solone e aggiungo che oltre a quando detto stiamo purtroppo assistendo ad una volontà sempre più diffusa di carenza di “ qualità e capacita’ “ di gestione dei territori .
Purtroppo l’abitudine di fare eseguire le verifiche tecniche e ambientali dei progetti finalizzare a sostenere le decisioni politiche qualunque siano e quindi al Contrario di come dovrebbe essere fatto, sta diventando un modo pericoloso di gestire il territorio e per chi ci vive.
Stefania Gallesi Mazzitelli
Coordinatore Comitato FVCTDQ
La gente non sa rinunciare alla macchina,neppure per fare 500 metri a piedi che fanno bene alla salute. Vigna Clara,Piazza di Vigna Stelluti sono perennemente occupate da macchine in doppia fila. Io difendo il verde ,essenziale per vivere e sono contrario alla continua cementificazione. Questo progetto ha 25 anni e,dovesse andare avanti, non vedrà la luce prima di altri 10 . Dobbiamo cambiare abitudini. Meno macchine di proprietà e più servizi di car sharing.E per fortuna che i giovani sono interessati a questo nuovo metodo per muoversi
ma quale AREA VERDE ?????? una collina che sta per crollare con erbacce ! questo è ! ridicolo dire il contrario sempre per bloccare i nuovi progetti ! vanno piantati gli alberi a corso francia che non ha unalbero ! il parcheggio è essenziale ! sopratutto se si farà il tram! basta dire sempre NO a tutto ! questa zona è diventata invivibile servono parcheggi multipiano , piu alberi e marciapiedi percorribili a corso francia .
Via Giovanni Arrivabene, un nome evocativo che ci dovrebbe rasserenare invece non ci fidiamo e dubitiamo.
L’Arrivabene era un conte mantovano liberale che ebbe varie vicissitudini negative compresa una condanna a morte, ma finì la sua vita felicemente come senatore del Regno sabaudo, appunto come nella commedia classica.
La storia della urbanistica della Cassia del ‘900 appare come molte altre urbanizzazioni romane, invece piuttosto, una tragedia. Dramma che prevede un avvio, uno sviluppo e delle peripezie liete, mentre l’epilogo è sempre luttuoso.
Questo fa sì, infatti, che ogni decisione oggi da prendere deve fare i conti con quanto commesso in passato dalla mancata pianificazione urbanistica, dagli errori progettuali, dalla corruzione amministrativa e dalle avidità dei costruttori palazzinari. Ed anche gli originali proprietari non sono immuni da colpe.
Siamo in una fase di transizione, e occorre scegliere sempre tra una forzatura ideologica pro giustizia generazionale e un accomodamento per far campare un po’ meglio, forse, i viventi.
Quanto durerà ancora questo nostro scassato modello di vita sociale, e nel caso in specie questo modello di mobilità privata: 10, 20, 30, 50… anni?
Sono incerto nelle scelte, s’ha da fare o non s’ha da fare un parcheggio mangiaverde? ma non è un problema esistenziale, ho l’alibi di una ridotta conoscenza della storia della fattispecie in questione.
Porto, tuttavia, un mio piccolo contributo. Verifico sempre più che i garage di grosse dimensioni in zone residenziali non riescono a sopravvivere economicamente e funzionalmente perché, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione, non riescono ad assolvere al loro principale obiettivo: quello di far parcheggiare l’auto ai cittadini ad una distanza conciliabile con le proprie esigenze e/o forze. Si arriva a chiamare il taxi per poter raggiungere il proprio garage.
Vivere a Roma è sempre più problematico e paradossale.
Il fenomeno dell’auto in seconda e terza fila ne sarebbe la dimostrazione. Senza quelle deprecabili soste temo ci sarebbe altra tipologia di disagi. La città ci è ostile oramai.
Alcuni degli interessanti commenti che ho letto e che terminano con un auspicio alla “partecipazione” e alla “interlocuzione” mi fanno pensare a quei messaggi che si inviano nello spazio per sollecitare risposte da chissà quali entità: alieni? marziani? Messaggi che ovviamente non hanno risposta perchè fuori non c’è niente.
E’ la stessa cosa con la politica sia essa Stato, Comune, Municipio: inutile attendere risposte perchè là fuori non c’è niente!
forse non un parcheggio di 11 piani ma uno interrato e massimo di un piano può essere utile agli abitanti della zona ma lo vedo difficile come parcheggio di zona giornaliero inoltre sarà troppo caro per chi lo lascia una giornata lavorativa