
Una crescita tumultuosa quella dei senza fissa dimora che vivono sotto il cielo di Roma. Erano 18.366 nel 2019, epoca pre-covid, sono diventati 26.347 nel 2024 con un incremento del 43,46 per cento. E nell’ultimo anno la crescita è stata del 2,54%, pari 653 unità.
I dati sono ricavabili dall’indagine del Campidoglio, denominata ” Servizi elettorali e demografici” che fotografa la situazione dei senza dimora iscritti all’indirizzo fittizio di via Modesta Valenti.
Che è un indirizzo virtuale dell’Amministrazione per consentire anche ai “fantasmi” capitolini di avere accesso ai servizi anagrafici e ai diritti di cittadinanza. Un’invenzione nata nel 2002 con la prima giunta Veltroni e molto semplificata da Roberto Gualtieri nel 2024. La registrazione oggi è diretta, senza bisogno di alcuna mediazione.
Si tratta di numeri incomparabilmente più elevati rispetto a quelli stimati dalle diverse associazioni che si occupano dell’assistenza ai senza casa. Ed è facile prevedere che anche questi offrano una sottostimato del numero delle persone che a Roma vivono per strada, accampate, in condizioni di assoluto precariato.
La distribuzione nei 15 municipi
La distribuzione sul territorio capitolino di questa popolazione di vaganti non è ovviamente uniforme. Le aree centrali della città sono quelle più vissute, per via della maggiore “visibilità” e delle risorse assistenziali a disposizione.
Così il Municipio I assorbe il 44 per cento del totale dell’universo. Seguito dal VI, il municipio delle Torri, a causa della estrema povertà di alcune frange dei suoi abitanti. Quindi tutti gli altri, fanalino di coda il municipio XII e il IX, nessuno dei due arriva all’1 per cento. Dunque, poche centinaia di persone.
Gli stranieri sono 16.416, ossia il 62,3% del totale. Le donne non arrivano al 30%. E comunque ci sono più italiane che straniere. Il municipio X, quello che comprende Ostia, è quello che ha la minor presenza di stranieri – appena il 24% – mentre invece il XV, Roma Nord, è quello che registra la maggior presenza su strada di donne. Addirittura, il 47,7 per cento contro una media cittadina del 29 per cento.
Modesta Valenti
Modesta Valenti era una signora che viveva alla stazione Termini. Nata a Capodistria, morì a Roma in una notte di inverno, il 31 gennaio del 1983; sull’asfalto, sfinita dal gelo e dagli stenti.
Nessuno le prestò soccorso per il cattivo odore che emanava. Da allora è diventata il simbolo dei senza fissa dimora e degli esclusi.
La sua storia ci dice anche che tante sono le donne costrette a sopravvivere sui marciapiedi della capitale. Molto spesso in fuga dalle famiglie.
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Forse sarebbe utile interrogarsi su quello che viene definito come il miglior sistema di governo in assoluto: la Democrazia! Un sistema che offre a tutti grandi libertà ma che non contempla la “giustizia sociale “. 5.000.000 di poveri e decine di migliaia di senza tetto e immigrati clandestini che senza lavoro, reddito, cure non sanno che farsene delle libertà democratiche! Perfino il Presidente della Repubblica (bontà sua) ha parlato della vergogna degli stpendi da fame e di quelli milionari dei super-menager….
Una qualsiasi forma di governo che non fonda il suo essere sulla giustizia sociale è un sistema fallimentare.
io andrei a controllare quanti persone NON senzatetto hanno il domicilio alla via indicata mell’articolo, Roma è piena di “furbetti” e non dimentichiamo quando il Sindaco Marino scoprì che tale via era la sede di oltre duemila SRL.