
Nel grande Cimitero Flaminio, a Prima Porta, da tempo non ci sono più i cassonetti per la raccolta dei fiori secchi. Sono stati sostituiti da piccoli contenitori in metallo con una busta di plastica all’interno. Lecito chiedersi perché.
Forse sono diversi i motivi, ma uno probabilmente è il fatto che i fiori freschi, quelli che una volta seccati vanno gettati via, oggi si usano poco.
Con buona pace della dozzina di banchi di fiori presenti all’ingresso del cimitero, quelli freschi sono stati sostituiti nella maggioranza dei casi da fiori di plastica (ovviamente Made in China) che non seccano e non hanno bisogno di acqua.
Logico che in tanti abbiano deciso di ricorrere a questi fiori, usati come simbolo di amore e rispetto per i defunti. La loro resistenza agli agenti atmosferici e la mancanza di manutenzione li rendono una scelta popolare per decorare tombe e lapidi, mantenendo la loro bellezza nel tempo. E, peraltro, costano meno di quelli freschi.
L’uso della plastica, anche nei cimiteri, è una conseguenza dei nostri tempi ma infine ciò che conta non è il tipo di fiore, se fresco o finto, ma la sincerità del gesto e l’intenzione di onorare la memoria del defunto.
Francesco Gargaglia
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