Home AMBIENTE Il parco di Tor di Quinto invaso dalle Trachemys

Il parco di Tor di Quinto invaso dalle Trachemys

TRACHEMYS
ArsMedica

Il Parco di Tor di Quinto è indubbiamente bello: grande, e collocato in una posizione ideale, si presenta bene con un ampio parcheggio, un’area cani, un moderno bar con “cool-garden”, aree gioco per bambini e attrezzi per l’attività fisica.

Suo punto di forza è il grande laghetto posizionato al centro e attualmente popolato da centinaia di tartarughe.

Se si entra al parco dirigendo verso lo specchio d’acqua, anche a distanza si individuano una infinità di piccole teste emerse. Si tratta della tartaruga americana Trachemys che dagli USA ha (purtroppo) popolato l’intero pianeta.

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Come siano finite nel laghetto di Tor di Quinto è facile immaginare: ci sono state portate da chi, dopo averle tenute magari per qualche anno, viste le dimensioni ha deciso di disfarsene.

Se anche così non fosse, resta il fatto che oggi laghetti e fontane dei parchi di Roma (da Villa Borghese a Villa Ada, da Villa Pamphili a Tor di Quinto) sono diventati vivai della Trachemis. Centinaia, forse migliaia, di tartarughe palustri oggi hanno colonizzato i parchi (ma anche fossi e canali) mettendo a grave rischio non solo la Emys, la tartaruga nostrana oggi a grave rischio estinzione, ma anche i vari habitat.

La tartaruga americana, che può vivere anche 30 anni raggiungendo una lunghezza di 30 centimetri e un peso di tre chilogrammi, è un rettile onnivoro e perciò mangia di tutto: pesci, anfibi, larve, insetti e piante.

Nelle acque oggi torbide del laghetto di Tor di Quinto abbiamo visto Trachemys davvero enormi con il carapace ricoperto di alghe.

Sono diventate l’attrazione dei bambini che danno loro da mangiare. Una attrazione che presenta però problemi, non ultimo il fatto che le tartarughe possano trasmettere la salmonella.

Ora è difficile credere che nella società che ha in concessione il parco ci sia qualcuno intenzionato a dare la caccia alla Trachemys ma forse qualche cartello che invita a non dar loro da mangiare non guasterebbe.

Francesco Gargaglia

 

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2 COMMENTI

  1. Dovrebbero cambiare i secchi e mettere quelli col cappello perché i corvi li svuotano ed è sempre pieno di rifiuti a terra sparpagliati. Sgradevole da vedere e nocivo per il parco

  2. Buonasera, da tempo avrei voluto scrivervi. Il laghetto di Tor di Quinto, dopo mesi di acqua sporca e torbida, finalmente sembra riavere un aspetto chiaro e limpido. Però le tantissime tartarughe di cui avete parlato, tra l’altro a mio parere bellissime e caratteristiche, non esistono più! Sono morte insieme ai pesci: non hanno resistito all’ambiente inquinato in cui si sono ritrovate a vivere. La situazione è precipitata da fine estate fino all’autunno. Visitando il parco quasi ogni giorno con dispiacere ho visto la sofferenza di questi animaletti, lasciati a se stessi e alla loro fine. Mi chiedo come sia stato possibile permettere questo, non aiutarli. Era meraviglioso vederli apparire nell’acqua con le loro testoline e a prendere il sole sul bordo del laghetto, tutte vicine ed in fila, piccole e grandi. Il dispiacere è stato molto, l’unico conforto almeno oggi è stato rivedere l’acqua pulita ed alcuni gabbiani volarci sopra. I cartelli con il divieto di non dare cibo mi hanno confermato l’idea di non volere aiutare queste povere, caratteristiche tartarughe, attrazione del parco per i bambini ed anche per gli adulti amanti della natura. Al posto di costruire un grande locale da ballo si sarebbe potuto pensare prima a salvare tanti esserini innocenti ed indifesi, intervenendo sul guasto della depurazione dell’acqua. Sono molto amareggiata e mi domando come mai in un quartiere come questo, di gente con possibilità ed anche sensibilità verso gli animali, possa essere accaduto un fatto così grave, di trascuratezza ed incuranza. Spero non ricapiti mai più e che chi avrebbe dovuto agire si sia reso conto dell’errore fatto.

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