
Venerdì 13 giugno alle 18.30, sotto la Torretta Valadier di Ponte Milvio, si terrà un “Presidio Transfemminista” che nelle intenzioni vuole essere una manifestazione contro chi discrimina, aggredisce o commette reati fino ad uccidere chi è considerato a torto una persona diversa.
“Chi lo fa non è un malato ma un figlio sano del patriarcato: impariamo a riconoscere la violenza che è prima di tutto nelle parole di chi giudica e discrimina” dicono gli organizzatori.
“Nel 2025 sono già 28 solo i casi di femminicidio in Italia, uno a settimana: finché non vi saranno seri programmi di prevenzione, di educazione sessuale ed affettiva e degni sistemi di supporto per le vittime continueremo a scendere in piazza tutti insieme, non solo in presenza di una nuova aggressione o vittima, ma sempre ed ovunque ci sia da estirpare la cultura del patriarcato”.
“Per questo motivo – concludono i promotori dell’evento – in tante realtà del territorio abbiamo sentito l’esigenza di manifestare assieme per far sentire la nostra voce e sensibilizzare l’opinione pubblica”.
A organizzare il presidio sono:
il Centro Antiviolenza di Ponte Milvio; il Centro donna Artemisia; la Palestra popolare di Grottarossa; la Rete degli studenti medi; l’Unione degli Studenti; Il Collettivo Farnesina; il Collettivo Pasteur; Sinistra Civica Ecologista; l’ARCI; l’ANPI Martiri de La Storta; il PD Roma XV e il GD Roma XV.
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Il “patriarcato” ha detto Massimo Cacciari in un dibattito televisivo “è morto 200 anni fa”; e se lo dice un grande filosofo che non è certo una icona della destra allora si può star certi che non c’è nessuna cultura del patriarcato da estirpare.
Parlare di “violenza di genere” significa accusare tutti gli uomini di essere dei violenti e degli assassini, dimenticando che ci sono invece in Italia milioni di buoni padri di famiglia, di grandi lavoratori, di mariti fedeli che non userebbero la violenza per nessuna ragione al mondo.
Quanto al “transfemminismo” e alle “discriminazioni” agli italiani non frega proprio niente delle abitudini sessuali degli altri e meno che mai di quelle delle minoranze.
A differenza di “Fanfulla” io ci metto nome e cognome quando esprimo un pensiero online, così come ci metto la faccia quando lo esprimo per strada. L’opinione di Cacciari resta appunto l’opinione di Cacciari, che è pur sempre quella di un maschio bianco etero cis che ricopre posizioni di potere praticamente da tutta la vita: si tratta insomma dell’opinione di una persona che il potere e l’oppressione di genere non l’ha mai vissuta, per questo banalizza e la cancella con un colpo di spugna, mettendo sul piatto una cifra (200 anni) a caso. A caso veramente, considerato che le donne in Italia (giusto per restare a casa nostra) non hanno il diritto di voto da 200 anni e visto che fino a pochi decenni fa (1981) esisteva il delitto d’onore, che sanciva in sostanza il fatto che la donna non fosse un soggetto, ma un oggetto di proprietà del maschio di turno. Evito di citare altre questioni, come parità salariale, percentuale di donne in posizioni di comando e tanto altro, perché il signor o la signora Fanfulla mi pare che fatichi a mettere a fuoco anche solo l’ABC della questione.
Concordo pienamente; grazie a Mattia Da Re per avermi tolto le parole dalla tastiera.
Il signore in questione (che ci può mettere quello che vuole…) esprime liberamente le sue idee ma lo fa attraverso dei luoghi comuni; meglio farebbe a consultare le statistiche. Giusto per rimanere all’ABC della questione, l’ISTAT certifica che ad esempio “la concentrazione di donne nel mondo del lavoro sia prevalente nei settori della Sanità 78%, Istruzione 77%, Immobiliare 66,4% e Professioni scientifiche 61% “. Ma non è questo il punto cruciale della discussione. Quello che si sta cercando di fare (mettendo al centro la violenza che per altro interessa anche uomini, bambini, neonati, anziani, malati ….) è tentare di mettere in discussione la civiltà e la cultura tradizionale attaccando in primis la famiglia naturale che si cerca di sostituire con dei surrogati. Ricordo che il nostro paese in passato già si è opposto, con il contributo della sinistra, ad una legge in tal senso….
Se in una società moderna uomini e donne devono godere nella stessa misura di dignità, di diritti e di doveri a nessuno è consentito, in nome di teorie farneticanti importate da oltre oceano, di mettere in discussione i loro ruoli specifici all’interno della comunità. Non è vestendo da bambine i maschietti e facendoli giocare con le bambole che miglioreremo le cose.
Quanto a Fanfulla fu uomo d’arme che combatte valorosamente nella “disfida di Barletta” difendendo con grande coraggio l’Onore d’Italia.