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    Cosa Nostra, Camorra e Ndrangheta, mafie alleate a Roma

    follow the money DIA
    ArsMedica

    La Dia, Direzione Investigativa Antimafia, in linea con i tempi accelera con la stesura e pubblicazione del tradizionale rapporto con il quale fotografa la presenza dei clan nel nostro paese.

    Fotografa e “legge”, cercando di offrire al legislatore strumenti per la comprensione dei fenomeni legati alla criminalità associata.

    Il rapporto

    Il rapporto mette in evidenza le tendenze emergenti e consolidate per far sì che le risposte siano sempre più integrate sul piano della prevenzione e delle investigazioni, in uno scenario in cui prevale una dimensione sempre più globalizzata del crimine organizzato.

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    Tanto per non lasciare dubbi sull’evoluzione del fenomeno criminale, sulla copertina della relazione un’opera di Ŕosario Oliva che riproduce la skyline di grattacieli e palazzi della finanza e del business che, rispecchiandosi nell’acqua mostra in modo speculare un riflesso contrapposto di banconote, lingotto, monete.

    A legare le due realtà il motto ” follow the money“, lo stesso di Falcone del quale in questi giorni si ricorda il sacrificio. Una copertina che vuole ricorda la forza e la mutevolezza delle mafie che si adattano e si adeguano, finendo con il somigliare alla realtà nelle quali operano. Capaci di conservare sempre un profilo discreto, carsico allo scopo di infiltrare sempre più in profondità i mondi circostanti e mascherare le loro intenzioni.

    L’accentuazione della vocazione economica delle consorterie si sposa soprattutto nelle regioni trainanti per l’economia alla determinazione di evadere l’orario da parte di alcuni imprenditori che non disdegnano comportamenti illeciti pur di conquistare vantaggi economici.

    Uno spazio a parte per Roma

    Roma si conquista uno spazio a parte in un rapporto che analizza Cosa Nostra, Camorra, Ndrangheta e Sacra Corona Unita.

    Alla capitale tocca il quarto posto in classifica, con lo schieramento al gran completo delle famiglie nomadi: dai Casamonica agli Spada, dai Fasciani ai Di Silvio. Quelle che da anni monopolizzano le pagine della cronaca cittadina e talvolta nazionale, e replicano nella gestione degli affari e delle pratiche di governo delle organizzazioni, i modelli mafiosi tradizionali.

    I clan albanesi, nigeriani, cinesi e sudamericani si stanno facendo largo nel tessuto metropolitano alla conquista di posizione di vertice nel narcotraffico, nella tratta di esseri umani, nel riciclaggio e nel cybercrime. Consorterie che tendono ad operare in rete garantendosi livelli crescenti di autonomia rispetto alle mafie tradizionali.

    Proprio nella capitale ha fatto la sua apparizione un modello che punta alla tolleranza negoziata, ossia nuovi equilibri territoriali stabiliti tra mafie italiane e sodalizi stranieri. Modello che da Roma è esportato in altre realtà territoriali.

    L’operazione ” Assedio” condotta da DIA e DDA ha svelato la collaborazione tra mafie che si è instaurata nella capitale. Cosa Nostra, Camorra e Ndrangheta hanno lavorato fianco a fianco per un trentennio in tutto il Lazio dimostrando una grande capacità di integrarsi con i gruppi di criminalità autoctona.

    Abbandonata l’idea di controllare militarmente lo spazio fisico, le famiglie si sono concentrate sul controllo dello spazio economico/finanziario, con conseguenti alterazioni delle dinamiche del mercato legale.

    Una sorta di laboratorio criminale creato attorno alla sintesi delle mafie che si sono insediate nelle aree metropolitane del paese, superando la mera logica geografica.

    Operazioni come ” Assedio” hanno rivelato come le frodi fiscali, l’aggiramento delle normative tributarie, l’evasione massiccia anche attraverso la costituzione di società cartiera, l’emissione di fatture truccate, sia la nuova frontiera dell’assalto allo Stato.
    Con le amministrazioni pubbliche fragili e indifese di fronte a questa sofisticata macchina finanziaria.

    In tutto il Lazio sono stati 56 gli interventi della DIA, dopo Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia.  Per la prima volta nella storia delle relazioni della DIA fa il suo ingresso la quinta mafia, la mafia del Lazio che ha così acquisito rilevanza nazionale ed una propria autonoma articolazione e specializzazione, capace di emigrare al di là dei propri confini.

    Rossana Livolsi

     

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