
C’è una maxi-antenna telefonica, da poco installata in via della Farnesina, che sta facendo perdere il sonno a un nutrito gruppo di residenti scesi sul piede di guerra contro il gestore telefonico che l’ha installata e contro chi l’ha consentito.
L’antenna, alta oltre dieci metri, svetta sul tetto del civico 179, un immobile leggermente rientrato rispetto alla strada. Da terra si vede solo tramite un paio di scorci (clicca qui) ma basta salire al secondo o al terzo piano dei palazzi circostanti per vederla in tutta la sua grandezza.
E visto che di palazzi intorno ce ne sono tanti e che il 179 non è molto alto, c’è chi l’antenna se l’è ritrovata proprio davanti a proprio terrazzo.
Ma non basta. Esattamente di fronte al 179 c’è l’asilo nido comunale “Farnesina”. E a trenta metri c’è un giardino pubblico per bambini. Fra i residenti e genitori è forte la preoccupazione per le potenziali conseguenze sulla salute dei piccini. Com’è possibile che ne sia stata autorizzata l’installazione?
Era il 6 agosto del 2024
Era piena estate del 2024, esattamente il 6 agosto, quando sul sito web del Municipio XV viene pubblicato un avviso col quale, come da regola, si rende noto alla cittadinanza di aver ricevuto in data 24 luglio la richiesta d’installazione “di una Stazione Radio Base – Inwit S.p.A./Vodafone Italia spa” informando che eventuali opposizioni alla stessa dovevano essere inviate al XV entro 30 giorni dal 6 agosto.
Dopo tale termine “e fino a quello per la formazione del silenzio assenso” (n.d.r.: novantesimo giorno dal 6 agosto) le opposizioni dovevano essere inoltrate direttamente al dipartimento capitolino PAU (Programmazione e Attuazione Urbanistica). In assenza, come da prassi, l’installazione sarebbe stata autorizzata.
E qui c’è già la prima nota dolente. La richiesta è arrivata in Municipio il 24 luglio. Perché ne è stata data notizia il 6 agosto, ben due settimane dopo? A quale cittadino può mai passar per la testa di andare a navigare sul sito municipale in pieno agosto quando è già cosa rara farlo negli altri mesi? Forse una comunicazione più tempestiva avrebbe aiutato. Ma tant’è.
La reazione del Municipio XV
Al di là del deficit comunicativo, il Municipio XV reagisce tempestivamente. Il 7 di agosto parte una lettera al PAU nella quale in soldoni si dice che in base al regolamento comunale in quel momento vigente (Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n.26 del 14 maggio 2015) l’antenna non può essere installata in quanto nel limite previsto di cento metri (attenzione a questo dato) c’è un “sito sensibile”, l’asilo nido comunale.
Non viene citato il giardino per bambini trenta metri più in là, ma la presenza dell’asilo basta, o dovrebbe bastare, a chiudere la questione.
Arriva un nuovo regolamento
Passa l’estate, tutto tace. Finché a fine settembre il Campidoglio emana un nuovo regolamento (Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n.73 del 27 settembre 2024) le cui maglie sono più larghe.
Tanto per cominciare non è più previsto come elemento ostativo il limite dei cento metri entro i quali non devono trovarsi siti sensibili. Ma c’è di più.
Si dice, testualmente, che “è fatto divieto di installare impianti su siti sensibili”. Se ne deduce quindi, esemplificando, che sul tetto di un asilo non possono essere installate antenne, ma a cento, a cinquanta, estremizzando anche a dieci metri, sì, si può.
Pur se la raccomandazione è: “Tutte le localizzazioni devono tendere alla minimizzazione dell’esposizione umana alle onde elettromagnetiche nei siti sensibili…” raccomandazione che fa a pugni con l’esempio precedente.
E quindi, al 179 di via della Farnesina…
Via libera quindi all’installazione. Alla luce delle nuove disposizioni (anche se la richiesta di Inwit spa/Vodafone Italia spa e l’opposizione del Municipio sono state espresse ai sensi del precedente regolamento) non ci sono elementi ostativi e tutti gli enti coinvolti, dall’Arpa Lazio al Comune, danno il loro parere positivo.
La reazione nel quartiere, i ricorsi al TAR
Furiosi è dir poco. I residenti lamentano di non esser mai stati coinvolti (e non ha senso dir loro che nell’agosto 2024 c’era l’avviso sul sito del Municipio, sarebbe pura provocazione); dicono di essersi trovati di fronte al fatto compiuto, di sentirsi abbandonati ma, soprattutto, di essere seriamente preoccupati per il potenziale inquinamento elettromagnetico a carico di chi vive intorno all’antenna e dei piccoli del nido.
Cosa fare? In diversi hanno scelto la strada del ricorso al TAR. Ognuno lo ha fatto per proprio conto, ognuno con motivazioni diverse sperando che almeno una risulti utile a raggiungere lo scopo.
Un ricorso in particolare punta il dito su quanto scritto nel nuovo regolamento che definisce come “aree preferenziali ove installare le antenne le proprietà comunali quali infrastrutture per la mobilità, verde pubblico, servizi pubblici locali”…tutti luoghi che nel raggio di espansione del segnale in zona via della Farnesina non mancano: perché allora proprio il tetto del 179?
Saranno i giudici del Tar a rispondere, giudici che nel frattempo non si sono ancora espressi per un’eventuale sospensiva.
Perplessi gli amministratori locali
Non potevamo non raccogliere il parere del governo di prossimità iniziando dal presidente del XV, Daniele Torquati.
“Purtroppo – ci dice al telefono – la legge nazionale e le leggi dal decreto Gasparri in poi hanno distrutto a colpi di ricorsi qualsiasi tipo di regolamento che i Comuni avevano messo in piedi dando la possibilità alle società di installare senza controllo in nome di una facilità di connessione. Basti pensare che le antenne sono considerate ‘opere primarie’ come fogne e acqua e vanno in deroga ad ogni strumento urbanistico”.
Sì, però, gli facciamo notare, il Comune ha tolto il limite dei cento metri. “È stato costretto a toglierlo a causa dei ricorsi vinti dagli operatori telefonici grazie alle leggi nazionali” ci risponde, sottolineando che sulla vicenda in questione “il Municipio ha da subito mostrato forte contrarietà per la vicinanza dell’antenna all’asilo nido. Chiederò spiegazioni scritte al Dipartimento per sapere perché non è stato tenuto conto della nostra lettera del 7 agosto 2024”.
Sullo stesso tenore Tatiana Marchisio, assessore alle Politiche Scolastiche e Culturali, e Agnese Rollo, assessore alle Politiche Sociali e Sanitarie. Entrambe ci dicono che “il Municipio si è dimostrato sempre sensibile al tema delle antenne telefoniche tant’è che nel 2023 furono espresse ben tredici osservazioni in cinque pagine fitte di rilievi a modifica del nuovo regolamento che era in corso di studio”.
E sulla vicenda via della Farnesina si dichiarano molto preoccupate “per il fatto che non si tenga più conto dei siti sensibili, e quindi della salute dei più fragili, facendo venir meno il principio precauzionale”.
Viviamo assediati
Cosa ne sarà di questa storia? Troppo presto per sapere come finirà. Ma noi la seguiremo. Nel frattempo non ci resta che considerare come ormai si sia giunti a vivere assediati dalle antenne telefoniche. Uno sguardo a questa mappa, ristretta all’area presa in esame in questo articolo, lo dimostra.
Viviamo e lavoriamo ormai immersi in un ambiente saturo di dispositivi, oggetti interconnessi e capaci di comunicare. Nessuno riesce più a fare a meno di uno smart phone che ha sostituito telefono, tablet e pc portatile. Uno strumento col quale facciamo bonifici, chattiamo con gli amici, ordiniamo la spesa a casa, inviamo mail, registriamo video, prenotiamo treni e alberghi, amoreggiamo e litighiamo via WhatsApp, alimentando l’idea di vivere in un’era intelligente. Tuttavia, questa era tecnologica ha fame, divora connessioni. E antenne.
È pericoloso vivere vicino a un’antenna telefonica? Per quanto il tema sia dibattuto e per quanto medici ed esperti non abbassino mai la guardia su un argomento così delicato, non vogliamo addentrarci in questo ginepraio di valutazioni diverse. Non è mestiere nostro. A noi sta informare e raccontare ai nostri lettori la quotidianità del nostro territorio.
Claudio Cafasso
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Sta succedendo anche a via Cassia 1284. Parlare di impossibilità di azione dei comuni, peraltro facendo riferimento a un provvedimento normativo di più di 20 anni fa, affermando che “addirittura porterebbe i Comuni a ridimensionare i propri regolamenti interni che limitano o addirittura hanno intenzione di regolare tali installazioni” contrasta decisamente con la reale volontà dell’attuale amministrazione comunale e municipale.
Potrei avere capito male ma:
Roma Capitale | Sito Istituzionale | Il progetto #Roma5G parte da Piazza del Campidoglio https://search.app/rAAchZuCCFGTymDo8
Ritengo che il Municipio, nell’ottica della massima trasparenza e garantire la salute dei residenti, dovrebbe richiedere all’ARPA di effettuare controlli periodici delle antenne presenti nel territorio. I dati emersi dal controllo dovrebbero essere messi a disposizione dei cittadini.
Il servizio che questi impianti portano è di valore assoluto sotto molti aspetti: comunicazioni, informazione, sicurezza, intrattenimento, salute… la tecnologia sta cambiando il mondo ed il considerarle “opere primarie” non mi pare fuori luogo. Comprendo il principio della “cautela” e domando se esistano studi seri su eventuali danni causati dalle reti 4G/5G.
Carissimi Sor Chisciotte,
Condiviso che non siamo tornati all’età della pietra e che quindi convivere con le nuove tecnologie possa essere anche utile alla collettività. Ritengo utile e doveroso ricordarLe che a livello Nazonale ed EU (almeno una volta serve) sono fissati dei limiti di emissioni consentite dagli attuali studi.
Dal punto di vista personale noto che l’attuale legislazione pone dei limiti di distanza delle antenne da parchi, scuole ed ospedali. Se si riconoscono delle aree di rispetto per eventuali rischi non capisco perché dette limitazioni non siano estese anche alle normali abitazioni. Forse essere esposti su un luogo pubblico è più dannoso da uno privato; in un parco. scuola la normale esposizione è tra pochi minuti e 5-6 ore, un’abitazione privata è coinvolta H 24.
Quindi un Controllo delle emissioni è una richiesta più che le legittima.
Il controllo del territorio e della salute dei Cittadini dovrebbe essere una priorità del Municipio / Comune.
Per Vs info la mia abitazione è posta al piano attico accanto ad una antenna. Avevo notato problemi di disturbi ad apparecchi posti nel mio appartamento presentai molti esposti all’Arpa e solo dopo numerose sollecitazioni effettuarono un controllo che risolse apparentemente il problema.
Dico apparentemente in quanto notai una netta diminuzione dei disturbi rilevati dalle apparecchiature domestiche. Sicuramente non posso dimostrare se la prematura dipartita di mia moglie a causa di un tumore possa essere attribuita all’elevata esposizione elettromagnetica. Potrà intuire che è praticamente impossibile dimostrare una correlazione tra tumore ed esposizione elettromagnetica. Di sicuro la mia cara moglie non c’è più e che solo dopo la mia richiesta di verifica delle emissioni dell’antenna i miei dispositivi funzionano tornarono a funzionare.
Risultato apparecchi funzionano mia moglie non più
Quindi perché attendere l’evidenza di superamento delle emissioni e poi ridurle, solo a fronte della denuncia di un Cittadino, e non effettuare periodici controlli e documentarli alla Cittadinanza.
Sarebbe auspicabile che a fronte di un controllo l’antenna che ha superato i limiti ammessi questa venga OSCURATA e non solo regolata. Dovrebbe essere responsabilità diretta dei gestore effettuare regolari controlli delle emissioni al fine di dimostrare che le loro apparecchiature rispettino i limiti consentiti.