
Marcello Veneziani, filosofo, scrittore, giornalista, sceneggiatore è uno degli autori più completi nel panorama letterario del nostro paese anche se confinato, per scelta e con pochi altri come Buttafuoco o Stelio Solinas, ai margini dell’intellettualismo italiano.
In “Senza eredi” (Ed. Marsilio Nodi, 316 pag., 19 euro) con una prosa ricca di citazioni e riferimenti (una qualità che Veneziani attribuisce invece ad Alain De Benoist) l’autore traccia brevemente il profilo di settanta personaggi, filosofi, storici, umanisti, pensatori la cui eredità culturale, nel bene o nel male, rischia di andare perduta.
Forse questo è uno dei migliori scritti di Veneziani che con una straordinaria capacità e
sintesi di giudizio indaga sull’eredità di questi “giganti”: Giordano Bruno, Giambattista Vico, Blaise Pascal , Kant, Leopardi, Manzoni, Mazzini, Verga e poi Croce, Gentile, Heidegger, Pound, Campo, Proust, Kafka, Baudelaire, Nietzsche, D’Annunzio, Evola.
Un lungo elenco che non si snoda in ordine cronologico e che comprende autori del passato o contemporanei, noti o meno noti, affabili o indigesti ma comunque sempre decisamente importanti: Cau, Venner, De Benoist, Hadot, Rensi, Michels, Reale, Sermonti, Manganelli, Moravia, Vittorio G. Rossi, Dugin, Sgorlon, Ratzinger, Negri, Scalfari, Bocca, Pansa, Cacciari.
Veneziani nel presentarceli dimostra di essere un autore competente e fantasioso, capace di legare con un sottile filo il sapere e l’ingegno di originali pensatori che oggi si vuole dimenticati perché scomodi o troppo difficili da comprendere: il rischio non è solo quello di perderne l’eredità ma anche quello assai più grave di rifiutarla. Una ragione di più per fare proprio questo testo.
Francesco Gargaglia
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