
Nel suo rapporto 2024 da poco pubblicato, Cittadinanzattiva è ottimista e colloca poco sotto l’asticella del 55 per cento la quota di raccolta differenziata dei rifiuti nel Lazio. Altre indagini la posizionano a quote più basse. Si tratta comunque di una quota che cara ci costa.
Nella media regionale si è passati da una tariffa di 360 euro del 2023 ad una di 376 euro nell’anno che sta morendo. E ben al di sopra della media nazionale che si attesta a 329 euro.
Al vertice della spesa non sorprende di trovare i residenti di Latina con 432 euro pro capite. Una cifra che è stata rivista al ribasso perché i pontini partivano da 460. A seguire i romani con 394 euro pro capite, e l’anno precedente erano 378.
Le altre provincie viaggiano a costi più contenuti, ma Frosinone che ha la quota più bassa, è anche quella che ha avuto l’incremento più consistente: trenta euro in più da un anno all’altro che corrisponde ad un aumento del 10 per cento. E Frosinone è il capoluogo di provincia del Lazio che sfiora il 70 per cento di raccolta differenziata. Un comportamento virtuoso che in regione non ha imitatori.
La performance peggiore si registra a Latina con appena il 44 per cento di raccolta differenziata. Peraltro, con una produzione di rifiuti seconda solo a Roma – la capitale supera i 579 kg prodotti a testa, peraltro anche in crescita – con 520 chili individuali, ma in contrazione.
In Trentino la Tari supera appena i 200 euro l’anno; in Puglia va oltre i 426 euro, con variazioni regionali da un anno all’altro piuttosto significative. In Valle d’Aosta pagano il 20 per cento in più sul 2023, mentre in Calabria pagano il 3 per cento in meno. Calabria, Sicilia e Campania sono le uniche regioni d’Italia in cui la Tari è dimagrita. E con il Lazio sono le regioni d’Italia che hanno la quota di raccolta differenziata più bassa. Pagare poco forse disincentiva i comportamenti virtuosi.
Rossana Livolsi
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