
Divelte e distrutte le gabbie anti cinghiali installate nella tenuta Venturini Fendi a La Storta. Una proprietà di 170 ettari protetta dalle incursioni degli ungolati da una serie di gabbie posizionate al momento dell’esplosione della peste suina.
Il blitz è stato firmato dagli attivisti di Alf-Animal Liberation Front, nel cuore della notte, a volto coperto per non farsi riconoscere da eventuali testimoni o dalle riprese delle telecamere di sorveglianza.
Diverse le gabbie rimosse: secondo l’associazione che ha rivendicato il raid i dispositivi non sarebbero rispettosi delle normative dell’unione Europea sulla sicurezza delle animali, il loro benessere e l’ambiente.
A scatenare la reazione del commando di ambientalisti il ritrovamento della carcassa di un cinghiale, morto da diversi giorni e in avanzato stato di decomposizione sulla riva di un torrente nel parco dell‘Insugherata.
Il via libera alla caccia con il programma di abbattimenti deciso la scorsa estate dalla Regione e dalla Asl per frenare la diffusione della peste ha messo in allarme gli animalisti che temono la diffusione del bracconaggio.
Nella nota di rivendicazione dell’atto si attacca Ilaria Venturini Fendi accusata di essere una falsa ambientalista: “questo il tuo marchio ecosostenibile? Questa la tua conversione al biologico?” Per concludere di “averne abbastanza delle vostre menzogne. Le vostre gabbie sono fuorilegge, come chi le allestisce”.
E promettono altre iniziative: “quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”. Un messaggio rivolto alle forze di polizia e ai magistrati che secondo loro “si rendono complici del Sistema marcio”.
“Le cose cambieranno” affermano gli attivisti di Alf-Animal Liberation Front. Una promessa/minaccia che ha allertato i destinatari.
Rossana Livolsi
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