Home ATTUALITÀ ‘My car No cost’ dalla Cassia a piazzale Clodio

‘My car No cost’ dalla Cassia a piazzale Clodio

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La prima udienza si è tenuta ieri, 6 luglio, nella X sezione del tribunale di Roma, nell’aula 27 di  piazzale Clodio. Alla sbarra, con l’accusa di truffa, evasione fiscale e autoriciclaggio i due ideatori della soluzione dell’auto “a costo zero”, un sogno spacciato da un ufficio ubicato in via Vibio Mariano, a Tomba di Nerone, e che ha fruttato ai due, un uomo e una donna, un giro d’affari di 16 milioni di euro nel triennio 2016-2018, periodo in cui la loro società ha evaso circa 3 milioni di Iva.

A porre fine al raggiro è stata la Guardia di Finanza che nel 2019 all’uomo, ideatore dell’offerta commerciale  “My Car – No Cost”, ha sequestrato conti correnti e immobili per un valore di quasi 3 milioni di euro oltre a far scattare la denuncia per truffa.

La vicenda

Nel loro ufficio, intestato alla società Vantage Group Srl, i due proponevano la sottoscrizione di contratti di vendita di auto di lusso a prezzi stracciati ma esclusivamente di colore bianco sulle cui fiancate sarebbero stati applicati messaggi pubblicitari.

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L’acquirente, oltre a comprare l’auto e ad accendere un finanziamento per completare l’acquisto a prezzo pieno a rate, doveva pagare solo 7mila euro, mentre la società si impegnava a corrispondergli 60 rate mensili di circa 400 euro quale rimborso del prezzo di acquisto del veicolo, nonché una quota delle spese per carburante e assicurazione.

Così facendo chi aveva comprato l’auto se la trovava praticamente tutta pagata. Ma questo solo sulla carta.  Perché trascorsi pochi mesi, i due smettevano di onorare le rate mensili. Non c’era nessun brand da pubblicizzare sulle fiancate dell’auto e se anche ci fosse stato il Codice della Strada vieta espressamente l’uso di mezzi privati per fare pubblicità a pagamento.

Oltre 4mila le persone cadute nel raggiro. La società otteneva infatti la liquidità per pagare le rate dai nuovi clienti e quanto più ampia era la lista degli utenti sottoscrittori il contratto, tanti più nuovi contraenti occorrevano per garantire i rimborsi. Ma il meccanismo arriva al collasso nell’agosto del 2018, mese dal quale non vengono più erogati i rimborsi.

Centinaia di utenti si rivolgono ad Associazioni dei Consumatori, scattano le denunce, partono le indagini, arriva il rinvio a giudizio e ieri, 6 luglio, si è aperto il processo alla presenza di oltre cento raggirati che si sono costituiti parti civili. Ma è previsto che altri ancora ne arriveranno alla prossima udienza fissata per il prossimo 14 settembre.

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