
Quasi distratto dalla canicola, parcheggio per entrare in farmacia, ma non faccio in tempo a chiudere l’auto che vengo richiamato dal chiacchiericcio di una trentina di ragazzi, appollaiati sotto la croce verde che lampeggia anche di giorno.
Preoccupato e con la sensazione sia successo qualcosa, chessò… un malore dettato dal caldo per l’anziano di turno e il classico nugolo di gente tutt’attorno, chiedo lumi e una ragazza mi risponde “dottò, stamo a chiede il green pass, che dovemo annà in vacanza”.
L’arcano è presto spiegato, neanche i millennials riescono a stampare il “passaporto anticovid”. Non è colpa degli hacker, sono giorni e giorni che mi confronto con persone che eseguono la procedura ma questa s’intoppa chissà poi perché, a volte perché i dati della tessera sanitaria non collimano con quel che pretenderebbe la “maschera” del web, ovviamente preceduta dalla richiesta “clicca qui per dimostrare che non sei un robot”; o perché la Rete non funziona, intasata dai navigatori alla stessa stregua dell’autostrada A1 in un giorno da bollino rosso.
Prendo l’auto e mi sposto, ma a due isolati la situazione è tale e quale, altra fila di ragazzi che aspettano l’agognata stampa. Alla terza farmacia – e alla terza schiera di ragazzi, che sembrano sbranati dal sole – rinuncio al “Deflan”.
Ci riproverò lunedì a tornare in farmacia, che magari i “pischelli” saranno già in spiaggia, col benedetto “green pass” pronto a esser mostrato pure se non richiesto.
Massimiliano Morelli
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