
Domani la nostra parrocchia di Santa Chiara, in piazza Giochi Delfici, accoglierà le reliquie di San Francesco e di Santa Chiara. E avrà così inizio la Settimana Francescana di cui abbiamo già dato notizia. Abbiamo però chiesto a Don Andrea Manto, il parroco, di dirci qualcosa di più.
Cominciando proprio da Santa Chiara. Perché, mentre di San Francesco sappiamo forse quasi tutto, dai film, dalla TV, dalla letteratura, di Santa Chiara in realtà sappiamo abbastanza poco, nonostante sia stata una santa importante e nonostante sia in qualche modo la ‘nostra Santa’.
Don Andrea: Una Santa straordinaria. La sua storia è meno conosciuta di quella di Francesco, ma deriva da Francesco perché lei si è convertita per Francesco, intrigata dalla personalità e dalla vita di Francesco. Anche lei veniva da una famiglia benestante…
VCB: Non erano parenti, vero?
D.A.: Non erano parenti , anche se in un paese piccolo com’era allora Assisi, che deve a questi due grandi santi di essere diventato una realtà mondiale, all’epoca c’era una consanguineità diffusa. Comunque, Santa Chiara è stata anche una giovane ribelle, nel senso che ha vissuto tutta la freschezza e la capacità di novità della gioventù, anche nel rifiutare un matrimonio fortemente voluto dalla sua famiglia, nel rifiutare i privilegi e gli agi non guadagnati da lei, ma ereditati… E già questo è un segno di rottura, in un mondo dove il conformismo e la ricerca di benessere era molto forte e spegneva spesso la forza innovativa dei giovani. Già questo dunque esprimeva una forza rivoluzionaria, una forza che spesso ha dell’utopia, ma che, nello stesso tempo, ha un grande significato ed apre strade nuove. Ma Chiara è una figura straordinaria non solo per questo, che condividerebbe con tante altre sante che hanno affrontato anche il martiro, ammazzate dai promessi sposi o dai genitori… È una santa precorritrice di tante cose. Protettrice tra l’altro della Televisione – pochi lo sanno – per la sua capacità visionaria e la sua volontà divulgativa, cose che la televisione dovrebbe fare… Una donna che ha voluto una povertà radicale. Quando era malata, i parenti insistevano e persino il Papa si era dichiarato disposto a concedere una deroga alle regola per mitigare la povertà. Lei ha voluto mantenere la povertà, considerandola un privilegio. E oggi penso che questo sia un grande segno, in un mondo dove la ricchezza si concentra sempre di più nella mani di pochi e tanti sperimentano una povertà generata dall’ingiustizia. E ci insegna anche un certo distacco, una certa sobrietà…
VCB:. Mi dicevi prima anche di un episodio ci grande coraggio…
D.A.: Un coraggio leonino. Era già avanti negli anni e malata. Dieci anni prima della sua morte, se non mi ricordo male, il suo convento era assediato dai Saraceni che avevano fatto un’incursione nella zona e lei è uscita armata solo dell’eucarestia, brandendo Gesù nell’ostensorio e intimando ai Saraceni di andarsene. E loro, che avrebbero potuto entrare tranquillamente, fare razzia e impossessarsi anche di quelle donne indifese del convento, invece, se ne sono andati.
VCB:. Insomma, direi, una Santa a 360 gradi…
D.A.: Notevolissima. E così credo che sia bello celebrarla insieme con Francesco, tanto più che, siccome la sua festa liturgica è l’11 di agosto e il nostro quartiere, l’11 di agosto, anche grazie al caldo… è completamente vuoto… è bello cogliere gli otto secoli del transito da San Francesco a lei associato nella santità e nel comune amore per sorella povertà, è bello che lo si faccia insieme.
VCB:. In qualche modo lo stavi accennando prima. In che modo i Santi, la santità possono avere ancora un senso nel mondo di oggi?
D.A. Devo fare una lunga premessa, che però ti prego di mantenere. Ci sono due modi per le persone di incidere veramente nella storia. La violenza e la santità. Certo, ci sono tante persone che hanno fatto cose egregie e importanti, matematici, scienziati, esploratori, ma hanno difficoltà ad entrare nell’immaginario collettivo, come invece sono entrati i grandi e funesti dittatori, Hitler, Stalin e tanti tiranni prima, ce ne sono stati tanti, già dall’antichità. E tanti anche oggi, magari forse più mediocri… persone che segnano i destini di interi popoli, perché decidono la guerra, fanno delle scelte che cambiano la vita della gente… e sono persone assolutamente negative. Però il loro nome rimane, come un nome da cui guardarsi, come una nome terribile, però rimane. Ma rimane ancora di più d’altra parte la santità, disarmata e disarmante, che pensa al bene degli altri ed apre nuove strade. La storia della santità è stata veramente rivoluzionaria. Pensa a San Benetto da Norcia. Un contemplativo che stava in una grotta di roccia a pregare… che ha vissuto povertà castità e obbedienza come consigli evangelici praticati fino in fondo, ma con le abbazie benedettine, da un lato ha salvato con gli amanuensi tutto il patrimonio della classicità e ha permesso che la civiltà europea fiorisse e che l’umanesimo e il rinascimento trovassero in quel patrimonio culturale il loro humus. Dall’altro con le abbazie che erano nei punti strategici della rete viaria romana e che hanno rappresentato le grandi stazione di posta, di rifornimento, di accoglienza, di produzione culturale, ha tenuto in vita i commerci, gli scambi che hanno permesso la nascita di quella che è diventata l’Europa…
VCB:. Non per niente è il patrono d’ Europa…
D.A.: Infatti… Ma non c’è stato solo San Benedetto… nel momento in cui la scuola non era per tutti, ma solo per i figli dei nobili, sono stati i Santi che si sono resi conto che molti ragazzi magari anche intelligenti e capaci venivano sfruttati e i loro diritti conculcati perché non sapevano né leggere né scrivere. E che hanno fatto? si sono impegnati per farli studiare. L’idea dell’istruzione per tutti è arrivata in Italia col maestro Manzi – e torniamo alla televisione e a santa Chiara – sei sette secoli dopo. E, quando i malati erano generalmente considerati dei puniti da Dio, delle persone da tenere lontane, grandi santi come Camillo De Lellis, Giovanni Di Dio e tanti altri hanno cominciato ad assistere tutti, cominciando dai più poveri. Poi la sanità è diventata un diritto per tutti e speriamo di conservarla. Quando i portuali della Senna, a Parigi, scaricavano le merci delle chiatte o dalle navi che si fermavano lungo il fiume, non c’erano i mezzi meccanici che ci sono oggi, tutto si faceva con l’ausilio di funi lungo le quali le varie casse calavano fino alla spalla del camallo. E capitava spesso che questo arrivo avvenisse con violenza per la rottura di una cima o quant’altro e la cassa rompeva il plesso brachiale di chi stava sotto. La frattura del plesso brachiale comportava anche la frattura dei nervi e il portuale rimaneva totalmente inabile al lavoro. Magari aveva famiglia, sei, sette, otto figli come usava allora. Non potendo più lavorare finiva per diventare alcolista mendicante, i figli, dei miserabili e la famiglia totalmente distrutta. Il cappellano dei portuali, San Federico Ozanam, convinse tutti a mettere da parte una piccola parte del salario di ciascuno per creare una cassa comune in grado di aiutare chi rimaneva senza lavoro. E così nasce la previdenza sociale, molti secoli prima… E, questa, è la storia della santità, perché i santi vedono lungo, non per loro merito ma per la grazia di Dio. Perché l’idea che il malato non sia un punito da Dio, ma un fratello da assistere è nel vangelo di Giovanni, il cieco nato. Quando gli stessi discepoli, quelli che seguivano Gesù, si rivolgono a Lui e di fronte al cieco nato gli chiedono “Chi ha peccato lui o i suoi genitori perché nascesse così?”, Gesù risponde “né lui, né i suoi genitori, ma è così perché si manifestasse in lui l’opera di Dio”. La malattia diventa il luogo dove si scopre la fraternità e la solidarietà, la cura e la redenzione.
VCB:. Veniamo ad oggi. La premessa è importante, ma oggi…?
D.A.: Oggi la santità è estremamente attuale perché nel tempo del pensiero unico dominante, il vero pensiero divergente è la santità. Quando tutto ha un prezzo e solo un valore economico, la libertà di scegliere sorella povertà, in un mondo in cui l’idea della libertà è pensata come totale e quindi anche omicida, perché se io penso che la mia libertà sia assoluta, se qualcuno si frappone al mio disegno e alla mia volontà, io lo devo ammazzare. Fuor di metafora, voglio l’Ucraina e me la prendo, voglio Gaza e la bombardo, voglio la donna e se si ribella alla mia volontà l’ammazzo, il femminicidio… in un mondo così, i santi che scelgono la castità, dove la castità è il modo di non possedere l’altro, va capita…c’è la santità anche nella famiglia. Quando si affronta la cura di un figlio malato, di un coniuge sofferente, si fa una cosa che ha un valore straordinario, per tutti, non solo per loro… e troppo spesso non gli diciamo grazie. Né la chiesa né la società. La cura del bene comune anteposto al bene proprio è una cosa santa, nobile. Anche dal punto di vista della Polis, cioè della costruzione della città; e non a caso la Politica con la P maiuscola è la grande assente di questi tempi. Perché mancano figure come Sturzo, come De Gasperi, ma anche tanti altri, che sono stati veramente dei santi perché si sono adoperati per gli altri, per il popolo. Oggi il famoso pensiero unico dominante ricerca il successo, il potere, il denaro come se questo fosse il fine della vita… Ebbene, in questo il Santo è divergente. È rivoluzionario. Probabilmente viene considerato un folle, ma è quella follia che supera anche quella dei grandi creativi perché radicata in Dio stesso e apre degli orizzonti che sono infiniti.
VCB:. Concludiamo con l’attualità di questa settimana. Sabato succede anche qualcosa di più e di diverso, o mi sbaglio?
D.A.: Sabato, accogliamo le reliquie dei Santi e questo ci permette di fare memoria e di avere un’esperienza viva di contatto. Sabato però io, umilmente, di fronte agli otto secoli dal transito di Francesco, in cui Francesco raggiunge il compimento della sua esistenza terrena, compio 25 anni di sacerdozio. Un esperienza di vita straordinaria… Non è uno spot pubblicitario… È bello essere sacerdoti. È bello consacrare la vita al signore per il bene dei fratelli, perché questa è la missione del sacerdote. Desidero ringraziare il Signore che mi ha chiamato a questa vita e che mi dà la forza di sceglierla ogni giorno. E desidero pregare con la comunità. Perché il sacerdote non è uno che fa di testa sua, ma è uno che vive e cammina con la sua comunità. Insieme, il popolo e il sacerdote si giustificano l’un l’altro. Hanno bisogno l’uno dell’altro e l’altro dell’uno, e insieme possono fare cose molto belle. Festeggerò pregando il Signore e ringraziando perché eucarestia vuol dire ringraziare e l’eucarestia è il compito del sacerdote cioè associare la sua vita al sacrificio di Cristo. Quando pronuncia quelle parole “ Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo, la mia vita che è data per voi”, rinnova il suo ‘Sì’. E questa è la mia gioia.
di Michele Chialvo
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Don Andrea è un grande uomo, grande teologo ed è stato anche un grande medico. Proviene da una famiglia benestante, di ceto sociale molto alto. Proprio come Santa Chiara e San Francesco, è stato travolto dall’ amore di Dio, fino ad abbandonare tutte le sicurezze terrene ed economiche. Si è dedicato al servizio del Signore, arrivando ad avere con Lui , una relazione assoluta, autentica, purissima. Attraverso le sue omelie, coinvolge con facilità e trasporto, tante persone, anche quelle un po’ distanti dalla Chiesa, alla riflessione e alla ricerca di molti perché. Noi parrocchiani di Santa Chiara, siamo grati a Dio, per averci dato gratuitamente un Dono così prezioso, che illumina ogni giorno le nostre vite Grazie a voi per la vostra proficua intervista e grazie a Don Andrea per essere sempre al servizio di Tutti. Il Signore ci Benedica.
Don Andrea Manto ha reso una intervista interessante e, per chi lo senta, assai coinvolgente, richiamando temi del magistero di Francesco e della Chiesa in generale. Trovo che riferendosi alla figura di Santa Chiara, egli abbia ben rimarcato la necessità, molto attuale, che i più giovani cerchino la loro strada con visione matura e non si cullino (troppo) nella prospettiva del benessere apparentemente rassicurante nel quale si trovano a vivere; ed ha anche fornito uno stimolo ai più grandi che sentano la loro responsabilità formativa e partecipativa non legata al piccolo e caduco orizzonte solo materiale ed utilitaristico, ma aperta anche laicamente al perseguimento del bene comune.