
A un anno dalla tragica scomparsa di Mattia Nicholas Liguori, il 17enne investito e ucciso mentre attraversava in bicicletta Corso Francia, i familiari, le associazioni impegnate sul fronte della sicurezza stradale e della mobilità ciclabile e la cittadinanza attiva tornano a chiedere interventi concreti alle istituzioni.
L’occasione sarà la pedalata pacifica in programma sabato 3 ottobre 2026, con partenza alle 16.30 da Piazzale Flaminio e arrivo a Piazzale di Ponte Milvio. Un’iniziativa nel ricordo di Mattia che diventa anche un appello al sindaco di Roma, all’Assemblea Capitolina e ai presidenti dei Municipi per un cambio di passo nella gestione della mobilità cittadina.
Secondo i promotori, le strade della Capitale devono tornare a essere “spazi democratici, sicuri e a misura di persona” e non soltanto luoghi destinati alla circolazione dei veicoli.
Zone 30 e infrastrutture ciclabili protette
La richiesta alle istituzioni è quella di adottare un piano d’azione straordinario articolato su due direttrici: interventi strutturali e controlli sulla rete stradale e una maggiore attività di sensibilizzazione e formazione.
Tra le proposte c’è l’istituzione di Zone 30 diffuse nei quartieri residenziali e nelle aree vicine a scuole, parchi e ospedali, accompagnate da interventi di moderazione del traffico come attraversamenti pedonali rialzati, chicane e restringimenti della carreggiata.
Sul fronte della mobilità ciclabile viene chiesto il superamento della frammentazione delle piste esistenti attraverso la realizzazione di corsie protette e connesse, a partire dal quadrante Nord e da Corso Francia.
I promotori chiedono inoltre la messa in sicurezza degli incroci e degli attraversamenti, attraverso passaggi pedonali rialzati, illuminazione dedicata, attraversamenti ciclabili e isole salvagente, oltre alla rimozione della sosta selvaggia, soprattutto in prossimità delle strisce pedonali.
Più controlli e formazione
Tra le richieste figura anche un incremento dei dispositivi automatici per il controllo della velocità, come autovelox fissi e tutor, e delle telecamere ai semafori, con particolare attenzione ai lunghi rettilinei urbani considerati maggiormente esposti al rischio di incidenti.
Il secondo fronte riguarda invece campagne di comunicazione e sensibilizzazione. I familiari e le associazioni chiedono finanziamenti per campagne pubbliche permanenti sui mezzi di trasporto e sui canali del Comune, con particolare attenzione ai rischi legati alla distrazione da smartphone e alla guida sotto l’effetto di alcol o sostanze.
Viene inoltre proposta l’introduzione di programmi obbligatori di educazione stradale e alla mobilità sostenibile nelle scuole di Roma, in collaborazione con la Polizia Locale e le associazioni dei familiari delle vittime.
Tra le altre richieste ci sono iniziative per promuovere la mobilità attiva e sostenibile e corsi di guida sicura rivolti ai conducenti dei mezzi di trasporto pubblico, aziendali e delle società partecipate capitoline.
“Non c’è più tempo per i rinvii o per la retorica del cordoglio. Ogni giorno di ritardo nella messa in sicurezza delle strade si traduce in vite spezzate e famiglie distrutte”, affermano i promotori.
“La sicurezza stradale è un diritto, proteggere la vita è un dovere”, è il messaggio con cui familiari e associazioni accompagnano l’appello alle istituzioni.
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