Home ATTUALITÀ Piazza Jacini. Semper Fidelis?

Piazza Jacini. Semper Fidelis?

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Tre scatti, senza qualità, realizzati a Piazza Jacini la settimana scorsa. Tre immagini che meritano una didascalia e qualche commento.

Per la prima la didascalia è semplice, basta riprendere il pezzo dell’ultima volta che ce ne siamo occupati:  Sogni Infranti. Della super edicola di cui si immaginava l’imminente apertura non c’è traccia e, sullo sfondo, all’angolo meridionale del palazzo commerciale, il più vecchio esercizio di Vigna Clara, il bar che non c’è più. Nato come succursale del Cigno dei Parioli. Poi passato a Trabucchi, a Celestino, e ai Fiocchetti, con Stefano che resisteva direi quasi da un ventennio.  Ma probabilmente qualche passaggio me lo sono pure dimenticato.

 

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La seconda è proprio la lettera con cui la famiglia Fiocchetti dice addio a Vigna Clara. Una bella lettera, molto sentita, anche commovente. Ma in realtà a pensarci bene quella lettera la dovevamo scrivere noi. La lettera con cui Vigna Clara dava l’addio a settanta anni di ricordi. Settanta anni di colazioni, di aperitivi, di qualche pasto frettoloso, di un caffè buono, condito con la bella sensazione di averlo preso ‘a casa’.

 

 

La terza apre le porte alla speranza. Il Luna è già entrato nell’immaginario del quartiere. Per molti quel ristorante è una tappa obbligata per superare qualche difficoltà casalinga. Un paio di amici sono lì tutti i mercoledì sera, spesa al Carrefour e cena al ristorante. Così, stasera, fornelli spenti. Per altri, la location – speriamo che Dante non si offenda – per la giusta presentazione di iniziative o di libri interessanti. Il Prof, Zaccaria e sua moglie, Monica Guerritore, per esempio, l’hanno utilizzato più volte.  E ora si sta preparando per farci tornare nel nostro salotto buono a fare colazione o a prenderci un caffè. Quello freddo è buonissimo.

 

Ed ora vorrei permettermi una considerazione che mi ha fatto venire in mente una chiacchierata con la signora Elisa, la proprietaria di quello spettacolo di piante e fiori che è rimasta l’unica macchia di colore della piazza. Vi ricordate di John Maynard Keynes, l’economista inglese rivoluzionario della prima metà del secolo scorso? Rivoluzionario per due ottime ragioni. La prima, in estrema sintesi, perché aveva distrutto la teoria ottocentesca che il Sistema Economico Mondiale fosse in grado di tenersi sempre in piedi da solo. La seconda, perché ha ribaltato la relazione tra domanda e offerta. Dimostrando che è la prima a determinare la seconda, e non viceversa, per l’ovvia ragione che è quello che conviene al capitalismo.

Ebbene, se questo è vero, non sarà per caso anche colpa un po’ nostra quello che sta capitando al nostro salotto buono? Non sarà che noi vignaclarini doc, forse anche perché sempre di meno,  non ce lo siamo coccolato abbastanza? Non sarà che il miraggio dei lustrini del Mercato, la Stella folgorante delle Firme, la folla anonima degli acquirenti di tutto di più, di Via di Vigna Stelluti, ci hanno fatto dimenticare Piazza Jacini, la nostra Piazza Jacini? La domanda ha scacciato da Via di Vigna Stelluti tutto ciò che non era jeanseria di livello, trasformandola nel centro commerciale che oggi è, una Cola di Rienzo ridotta e un po’ più su. E non sarà stata sempre la domanda, scarsa, che probabilmente non ha permesso che gli esercenti di Piazza Jacini fossero abbastanza forti da opporsi all’abbandono? È ovviamente una considerazione del tutto opinabile, ma forse vale la pena di farci un pensierino.

di Michele Chialvo

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1 commento

  1. Cerco sempre di andare all’Odeon, cinema che adoro. Ho cenato al ristorante e preso aperitivi al bar. Finché c’era ho comprato dal negozio di articoli per.la casa. Nonostante la difficoltà di parcheggiare perché vengo dai Parioli

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