Home ATTUALITÀ Fleming, perseguita l’ex e le incendia il negozio

Fleming, perseguita l’ex e le incendia il negozio

Il 35enne avrebbe violato il divieto di avvicinamento dopo aggressioni e minacce. La lavanderia della donna e della madre è ora inagibile.

Galvanica Bruni

Prima le minacce e le aggressioni. Poi il divieto di avvicinamento che, secondo le accuse, non sarebbe servito a fermarlo. Infine, l’incendio della lavanderia gestita dall’ex compagna insieme alla madre, nel quartiere Fleming.

Una vicenda inquietante di violenza e persecuzione che ha portato in carcere un uomo di 35 anni e ha lasciato due donne senza la loro attività e con la paura che tutto possa ricominciare.

Una relazione segnata dalla violenza

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il rapporto tra i due sarebbe stato caratterizzato da gelosia ossessiva, minacce e comportamenti violenti.

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L’uomo, identificato dal quotidiano come Luca R., avrebbe conosciuto la donna dopo essere uscito dal carcere, dove aveva scontato otto anni per il tentato omicidio di una precedente compagna, all’epoca incinta, e del padre di lei.

Anche la nuova relazione sarebbe presto diventata difficile. La donna avrebbe quindi deciso di interromperla e di allontanarsi dal 35enne.

Una decisione che, secondo le accuse, non sarebbe stata accettata dall’uomo.

Le minacce e il braccio fratturato

La situazione sarebbe progressivamente degenerata. Il 35enne avrebbe aggredito l’ex compagna, arrivando a minacciarla con un coltello e provocandole la frattura di un braccio.

Dopo l’arresto, il pubblico ministero aveva chiesto per lui la custodia cautelare in carcere. Il giudice aveva invece disposto il divieto di avvicinamento alla donna.

Un provvedimento che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non sarebbe bastato a fermarlo.

L’incendio della lavanderia al Fleming

Poco tempo dopo, infatti, l’uomo avrebbe raggiunto la lavanderia che la donna gestisce insieme alla madre nella zona Fleming e avrebbe appiccato un incendio all’interno del locale.

L’attività, aperta dalle due donne nel 2018, ha riportato danni molto gravi ed è attualmente inagibile.

Secondo quanto riferito dalla titolare, il danno economico ammonterebbe a circa 200mila euro. La donna sarebbe assicurata, ma la polizza non coprirebbe i danni provocati volontariamente.

Per madre e figlia, dunque, oltre alla paura resta un problema molto concreto: l’incendio le ha private della loro principale fonte di reddito.

La paura non è finita

A rendere ancora più inquietante la vicenda sarebbero alcune minacce attribuite al 35enne, comprese quelle di sfregiare la donna con l’acido.

La titolare avrebbe espresso particolare preoccupazione anche per la sicurezza della figlia e per ciò che potrebbe accadere qualora l’uomo, una volta tornato libero, tentasse nuovamente di avvicinarsi alla famiglia.

Il 35enne è stato arrestato per la violazione del divieto di avvicinamento e trasferito in carcere. Gli accertamenti dell’autorità giudiziaria proseguono e, come sempre, le responsabilità penali dovranno essere definitivamente accertate nelle sedi competenti.

Il diritto di non avere più paura

Resta però un dato che va oltre questa singola vicenda. Minacce, persecuzioni, aggressioni e intimidazioni nei confronti di una donna che decide di interrompere una relazione non possono essere considerate una tragica conseguenza di un rapporto finito. Sono violenza.

E quando neppure un provvedimento dell’autorità giudiziaria riesce a spezzare la spirale della paura, la domanda sulla capacità di proteggere concretamente chi denuncia diventa inevitabile.

Su una cosa, invece, non può esserci alcuna esitazione: nessuna gelosia, nessuna rabbia e nessuna fine di una relazione possono giustificare la violenza, la persecuzione o la vendetta. Mai.

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