
Roma, quartiere Vigna Clara – C’è chi paga un biglietto per andare a vedere le stelle in un osservatorio di montagna, e c’è chi invece se le gode comodamente sotto casa, gratis, grazie alla lungimirante gestione di Areti S.p.A., che da oltre un mese ha trasformato Via Pompeo Neri in un vero e proprio planetario a cielo aperto.
Tutto è cominciato con un piccolo, quasi impercettibile dettaglio: il lampione n. 1 si è spento. Un fatto di per sé irrilevante, se non fosse che, per un fenomeno di solidarietà tra pali della luce che la scienza non ha ancora saputo spiegare, tutti gli altri lampioni della via hanno deciso di spegnersi in segno di protesta insieme a lui. Un gesto di coesione sindacale encomiabile, se si trattasse di lavoratori. Trattandosi di infrastrutture pubbliche pagate dai cittadini, un po’ meno.
I residenti, ingenuamente, hanno pensato che bastasse segnalare il guasto per vederlo risolto. Ingenui, appunto. Hanno scritto, richiamato, sollecitato, con quella tenacia tipica di chi ancora crede nel funzionamento dei servizi pubblici. Areti, dal canto suo, ha risposto con il silenzio più assoluto e coerente: dopotutto, se il tema è l’oscurità, tanto vale essere di parola.
Va detto, a onor del vero, che il buio totale su una strada di Roma non è privo di vantaggi. Camminare a tentoni la sera aguzza i sensi, allena l’equilibrio e regala quel brivido di incertezza esistenziale che nessuna App di mindfulness saprebbe offrire. Anche gli automobilisti, costretti a procedere praticamente alla cieca, sviluppano doti di guida ai limiti della sensibilità extrasensoriale. Un mese di allenamento e Via Pompeo Neri sfornerà piloti pronti per le gare di rally notturno nel deserto.
E che dire della sicurezza? Un concetto ormai superato, quasi borghese. Chi ha bisogno di vedere dove mette i piedi quando può contare sulla fiducia cieca – è proprio il caso di dirlo – nelle capacità taumaturgiche di un’azienda che, evidentemente, considera l’illuminazione pubblica un optional stagionale, un po’ come l’aria condizionata in autobus.
Non resta che ringraziare Areti per questa occasione di crescita collettiva: un intero quartiere costretto a riscoprire il fascino ancestrale del buio, la pazienza contemplativa dell’attesa infinita e il piacere tutto italiano di scrivere lettere formali che finiscono, con ogni probabilità, in un cassetto o in un cestino virtuale.
Nel frattempo, i lampioni di Via Pompeo Neri continuano il loro sciopero silenzioso, in attesa che qualcuno, un giorno, si ricordi che esistono. Fino ad allora, ai residenti non resta che affidarsi alle stelle. Quelle vere, per fortuna, funzionano ancora — e sono pure gratis.
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