
Dieci concerti in venti giorni, oltre 550 mila biglietti già esauriti e un flusso di pubblico destinato a trasformare Roma Nord in una gigantesca arena a cielo aperto per quasi un mese.
L’annuncio ufficiale della residency di Vasco Rossi allo Stadio Olimpico, in programma il 6, 7, 10, 11, 15, 16, 19, 20, 24 e 25 giugno 2027, rappresenta un record assoluto per gli stadi italiani. Un evento che celebra i 50 anni di carriera del rocker di Zocca e che lo stesso artista ha definito una “grande festa diffusa”, pensata per distribuire il pubblico e rendere più agevole la partecipazione.
Ma la domanda che inevitabilmente si pone è un’altra: quanto è sostenibile tutto questo per Roma Nord?
Chi vive nei quartieri di Flaminio, Foro Italico, Ponte Milvio, Vigna Clara, Farnesina, Tor di Quinto e Fleming conosce bene cosa significhi un grande concerto all’Olimpico: traffico paralizzato, parcheggi selvaggi, trasporto pubblico sotto pressione, rumore, difficoltà per residenti e attività commerciali.
Ora però non si parla di uno o due eventi, bensì di dieci concerti nell’arco di venti giorni, destinati a richiamare oltre mezzo milione di persone.
Una programmazione di questa portata rischia di trasformare un’intera parte della città in un’area sottoposta a continue limitazioni, con modifiche alla viabilità, controlli di sicurezza, deviazioni del trasporto pubblico e inevitabili ripercussioni sulla vita quotidiana dei residenti.
La questione, quindi, non riguarda Vasco Rossi né il valore culturale ed economico dell’evento.
È davvero sostenibile concentrare dieci grandi eventi consecutivi nello stesso impianto? Sono stati valutati gli effetti cumulativi sul territorio? Esiste un piano straordinario per la mobilità, la sosta, la sicurezza e la tutela dei quartieri che, per quasi un mese, dovranno convivere con un afflusso eccezionale di spettatori?
L’entusiasmo dei fan è testimoniato dal fatto che i biglietti sono andati esauriti in pochi minuti. Ma accanto al successo organizzativo si apre una riflessione che riguarda la città.
Forse è il momento che istituzioni e residenti inizino a confrontarsi su quella che, al di là del richiamo mediatico del “Giubileo del Rock”, rischia di diventare una prova senza precedenti per la viabilità e la vivibilità di Roma Nord.
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Qualche settimana fa ho inviato un commento. Era da poco terminato un concerto di Ligabue, e per andare da p.le Clodio fino a Corso Francia ho impiegato circa tre quarti d’ora, inerpicandomi per la cosiddetta Panoramica e poi su via della Camiluccia, logicamente trafficatissime.
Speriamo che per i concerti di Vasco ci sia miglior organizzazione, speriamo e…tremiamo.
Nessuna organizzazione può velocizzare sopra un certo limite decine di migliaia di persone che si muovono tutte assieme. Inevitabili lunghe code, le strade sono quelle, non ce ne sono altre, per quanto siano per fortuna anche larghe.
Ci si dovrà armare di tanta pazienza e, per chi può, organizzarsi per tempo anche con il lavoro cercando di viaggiare fuori fase a livello di orari rispetto alla massa.
Poi certo, la Polizia Roma Capitale potrà aiutare, incolonnando opportunamente il traffico da lontano, impedendo doppie e triple file sul Lungotevere (es nei pressi dei chioschi all’altezza di Ponte Duca d’Aosta, dove ieri sera in piena ora di punta c’èerano macchine parcheggiate a spina(!) e in doppia fila un pullman turistico che occupavano le prime due corsie), presidiando i punti nevralgici (es. nei pressi dell’ex Ostello della Gioventù dove i furbi devono sempre infilarsi dalle corsie 2,5-3-3,5-4… oppure nel punto dove sul Lungotevere si gira verso viale Antonino di S. Giuliano ora chiusa dove c’è sempre il furbo che deve rientrare a destra all’ultimo secondo a sportellate, facendoti inchiodare e altri ancora), cosa che a memoria non viene MAI fatto in occasione di partite e concerti (probabilmente perché meno faticoso e rischioso per la propria incolumità adottare il motto dantesco “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, chiacchierando amabilmente con il compagno di turno mentre intorno ognuno fa come vuole e gli parcheggia letteralmente sui piedi (v. Piazza Cardinal Consalvi sull’aiuola marciapiede)).
Credo che bisogna mobilitarsi, ad esempio, prima (temo inutilmente) con la municipalità e poi con un ricorso al TAR (Comitato Ponte Milvio esiste ancora?) contro le folli autorizzazioni ricevute in quanto non è possibile comprimere i diritti basilari dei cittadini per 10 giorni in un arco di soli 20 giorni. Penso al diritto alla mobilità, alla quiete, alla pulizia ed al decoro. Vi sarebbe una compressione clamorosa, reiterata ed evidente a danno della sola categoria dei residenti.
Bisogna ATTIVARSI, altrimenti si continua a subire passivamente e basta.
Sono.d’accordo bisogna attivarsi anche xchè non possiamo pagare noi le sfide che si lanciano 2 c…ni !